Vincenzo Schettini al Brancaccio: «L'emozione più grande? Essere un prof. in aula, ma il Web mi ha dato il successo»
Corriere della Sera - Cultura

Vincenzo Schettini al Brancaccio: «L'emozione più grande? Essere un prof. in aula, ma il Web mi ha dato il successo»

Giovedì 12 marzo 2026
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L'insegnante, tiktoker e divulgatore scientifico da 3,4 milioni di follower, il 17 e 18 marzo fa tappa a Roma con il suo show «La fisica che ci piace – L’ultima lezione». Una sorpresa: «Spiego la ricetta scientifica cacio e pepe»

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Vincenzo Schettini al Brancaccio: «L'emozione più grande? Essere un prof. in aula, ma il Web mi ha dato il successo»

di Natalia Distefano

L'insegnante, tiktoker e divulgatore scientifico da 3,4 milioni di follower, il 17 e 18 marzo fa tappa a Roma con il suo show «La fisica che ci piace – L’ultima lezione». Una sorpresa: «Spiego la ricetta scientifica cacio e pepe»

Vincenzo Schettini

In Italia il primo — e indimenticabile — a fare il salto dalla cattedra alla comunicazione di massa è stato il «maestro» Alberto Manzi, negli anni Cinquanta, con il programma tv «Non è mai troppo tardi», vero e proprio strumento di lotta all’analfabetismo (ancora) dilagante in un Paese che invece era in pieno boom economico. Ma di insegnanti celebri al di fuori dalle aule scolastiche ce ne sono tanti, da Roberto Vecchioni a Cosmo, giusto per fare due nomi. Oggi però, per fare breccia nella Generazione Z il salto si fa sui social.

Come quello diVincenzo Schettini, fisico, musicista e docente pugliese, diventato un fenomeno mediatico grazie al progetto «La Fisica Che Ci Piace» (3,4 milioni di follower su Instagram) in cui trasforma la scienza in una materia pop attraverso rapidi video dal linguaggio accessibile e accattivante. La sua ascesa — non senza polemiche sui suoi metodi di insegnamento anticonvenzionali e sul confine troppo sottile tra scuola e spettacolo — lo ha portato in tv alla guida dello show Rai La fisica dell’amore, poi sul palco del Festival di Sanremo e anche a teatro con un ciclo di lezioni-spettacolo che martedì e mercoledì fa tappa al Brancaccio: «La Fisica che ci piace – L’ultima lezione».

Perché «ultima»?
«È il terzo anno che porto in scena la mia lezione-show, e dopo quasi 100 tappe e circa 100 mila spettatori ho voglia di concludere questo percorso e dedicarmi alla costruzione di uno spettacolo nuovo, con altre idee. Questo titolo da un lato è una sorta di ultima chiamata per chi non lo ha visto, invece per chi lo conosce è l’annuncio di qualcosa che è in cantiere».

Può anticipare qualcosa?
«Ancora non c’è nulla di definitivo ma posso già dire che sarà uno spettacolo molto diverso, perché io stesso mi sento diverso rispetto a 10 anni fa, quando il progetto ha mosso i primi passi. Questo è uno show molto suggestivo, teatrale sotto tanti punti di vista, ma è anche molto didattico: c’è tanta fisica. Perché rispecchia la miccia che ha innescato tutto, ovvero l’esigenza di entrare nel mondo dei ragazzi sempre più “connessi”, e di sperimentare nuovi metodi di insegnamento».

È stata più forte l’emozione della prima lezione in classe o su YouTube?
«Quella dal vivo, nel 2007, quando entrai in classe con il registro in mano. Era un sogno che si realizzava. Ma ricordo il brivido di vedere quei pochi follower connessi alla mia prima lezione sull’energia caricata nel 2017 sul web. Avevo capito che gli studenti facevano un uso bulimico di video e mi sono detto “Devi produrre qualcosa che li stacchi da videogiochi e clip inutili. Da lì è nata l’idea di incrociare social e studio, di lanciare una rivoluzione».

Qualcuno la accusa di aver approfittato della posizione di insegnante per lanciare il suo canale.
«Mi chiedo come mai nessuno studente o genitore si sia lamentato di persona, quando ero sconosciuto. Ora sento dichiarazioni anonime di ex studenti a cui chiedevo di mettere like e seguire le mie lezioni anche online... ammettiamo che sia vero: io avevo al massimo 50 studenti, quindi stiamo parlando di 50 like. Non credo bastino a decretare il successo social».

Anche il suo intervento a Sanremo è stato criticato.
«Ho messo in guardia dai pericoli che corrono sul cellulare, nonostante sia un mezzo del mio successo. Non è ipocrisia, è onestà. Con un clic sugli smartphone i ragazzi accedono a psicofarmaci, alcol, droghe. I genitori devono saperlo. Sul web ho trovato il successo ma non per questo devo santificarlo».

Una sorpresa per Roma?
«Spiego la “fisica della cacio e pepe”, piatto che amo. La scienza aiuta a cucinarla al meglio senza essere chef».

Progetti per il futuro?
«Tante cose in cantiere. Ma sento il desiderio di rallentare il ritmo, pensare a me e ringraziare tutti quelli che mi hanno sempre sostenuto».

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12 marzo 2026 ( modifica il 12 marzo 2026 | 07:44)

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