AI ahi ahi
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A Marghera un’azienda californiana ha appena licenziato in blocco i suoi 37 dipendenti altamente qualificati per sostituirli con un programma di intelligenza artificiale. È la prima volta che succede in Italia e tutto lascia immaginare che sia la prima di tante volte.
Confindustria e sindacati hanno appreso la notizia da un comunicato asettico, scritto probabilmente dalla stessa macchina che ha tolto il posto ai lavoratori, in cui la Investcloud afferma di non trovare più conveniente tenere aperti i suoi uffici in ogni parte del globo, dal momento che con l’AI può farsene bastare uno solo.
Ci siamo, dunque. Anche da noi l’intelligenza artificiale comincia a licenziare quella umana. E la rapidità, e l’assenza di regole, con cui lo sta facendo si scontra con la lentezza delle istituzioni europee (Draghi si sgola inascoltato da mesi) e il rifiuto della maggioranza delle persone, me compreso, di comprendere le dimensioni del cambiamento.
Tanti mestieri e impieghi che abbiamo conosciuto finiranno in poco tempo. Ne nasceranno di nuovi? Verranno ancora versati degli stipendi? Con quali soldi sarà alimentata la fabbrica del consumismo? E che cosa faremo durante il giorno, oltre a scrollare il telefono?
Forse qualcuno si era egoisticamente illuso che questi problemi avrebbero riguardato la prossima generazione. Invece i 37 laureati di Marghera mandati a casa da una macchina sono qui a dirci che la campana sta suonando per noi. E non tra dieci o cinque anni. Adesso.
12 marzo 2026
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