Marco Malvaldi: «Ecco cosa mi hanno insegnato Agatha Christie, Simenon e le storie di Maigret (e perché preferisco i grandi umoristi)»
Corriere della Sera - Cultura

Marco Malvaldi: «Ecco cosa mi hanno insegnato Agatha Christie, Simenon e le storie di Maigret (e perché preferisco i grandi umoristi)»

Giovedì 12 marzo 2026
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Sabato al Circolo dei lettori una «Maratona» dedicata allo scrittore belga. Malvaldi parlerà dei romanzi sul commissario icona della letteratura poliziesca e protagonista di 75 libri (ma il mio riferimento è Nero Wolfe)

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Marco Malvaldi: «Ecco cosa mi hanno insegnato Agatha Christie, Simenon e le storie di Maigret (e perché preferisco i grandi umoristi)»

di Alessandro Martini e Maurizio Francesconi

Sabato al Circolo dei lettori una «Maratona» dedicata allo scrittore belga. Malvaldi parlerà dei romanzi sul commissario icona della letteratura poliziesca e protagonista di 75 libri (ma il mio riferimento è Nero Wolfe)

«Per me i romanzi di Simenon sono un porto sicuro. Non mi ricordo un suo libro che mi abbia deluso, né quelli di Maigret né gli altri. È uno di quegli scrittori che mi soddisfa sempre, pur ritrovando spesso temi e ambientazioni simili, raccontati con una scrittura estremamente semplice. Sei tu lettore a costruire tutto nella tua mente: gli appartamenti bui, la pioggia, lo squallore delle tendine della zia... Lascia moltissima libertà a chi legge. Per questo il mio Simenon è diverso da quello di qualunque altro lettore». Marco Malvaldi, romanziere di vastissimo successo, è tra i protagonisti della Maratona Georges Simenon, sabato al Circolo dei lettori. L’appuntamento è organizzato in collaborazione con la casa editrice Adelphi, che a partire dal 1985 ha iniziato la sistematica pubblicazione dell’intero, vastissimo catalogo dello scrittore belga, autore in vita di centinaia di romanzi e racconti. Tra gli ultimi titoli pubblicati, La vecchia (traduzione di Simona Mambrini), finora inedito in Italia. Al momento sono disponibili oltre un centinaio di volumi, di cui 75 romanzi della serie dedicata al commissario di polizia francese Jules Maigret, tutti a cura di Ena Marchi e Giorgio Pinotti.

Dialogo su un autore cult

Malvaldi e Loredana Lipperini dialogheranno sui romanzi di cui è protagonista il commissario Maigret, «un’icona della letteratura poliziesca», mentre il suo inventore è ancora, e sempre più, un autore di culto. «La grande, grandissima letteratura è quella capace di individuare delle invarianti, degli elementi dell’animo umano che non cambiano mai», spiega Malvaldi. «Nei romanzi di Simenon c’è sempre qualcuno che cerca, ostinatamente e a volte disperatamente, di vivere una vita che non è la sua. Ciò che Guccini cantava come “le vite che tu non hai vissuto e quella che tu vuoi dimenticare”... Tutti noi tendiamo a immaginare una vita diversa, e spesso lo facciamo attraverso i romanzi. E forse questa è una delle ragioni del grande successo dei gialli e dei romance: vi accadono fatti che non pensiamo possibili nella nostra quotidianità». Pur raccontando di una Parigi che non è per niente la «ville lumière», con un protagonista che non è per nulla eroico, Simenon riesce tuttora a parlare al lettore contemporaneo. «Nei suoi romanzi è sempre centrale il tema della sopravvivenza alle condizioni ostili», sottolinea. «Ogni suo personaggio cerca sempre di vivere e sopravvivere, per una sorta di rassegnazione costruttiva, di resistenza al dolore. Magari attraverso la routine, come molti di noi fanno ogni giorno. In definitiva, chi legge Simenon è portato a pensare “che cosa farei io in quella situazione?”. E così riconosce l’uomo che è in sé stesso».

Marco Malvaldi: «Io e Agatha Christie»

Malvaldi, scrittore di serie «gialle» di successo, si interroga molto sull’influenza che grandi scrittori del passato hanno avuto sulla sua scrittura. «Rimane ovviamente inaudibile il confronto con Agatha Christie, che detta ancora oggi le regole del gioco. Anche se per me il riferimento rimane Rex Stout e il suo “investigatore collettivo”: Nero Wolfe pantofolaio affiancato dal fattivo assistente Archie Goodwin», anticipa. «Sinceramente non so quanto mi abbia influenzato Simenon», confessa. «Rispetto al mio modo di scrivere e di far parlare i miei personaggi, lui appare totalmente privo di senso dell’umorismo (ma ce l’ha Maigret...). Sotto questo aspetto sento molto più vicini grandi “umoristi” come P.G. Wodehouse, Jerome K. Jerome o Ennio Flaiano. Non ho quindi mai letto Simenon per imitarlo, e infatti il mio modo di scrivere è molto lontano dal suo: nell’attardarmi ad esempio a descrivere minuziosamente alcuni particolari, io cerco di guidare il mio lettore, mentre Simenon riesce a “evocare” nella mente del lettore in maniera impressionista, e quindi può affidarsi ai suoi lettori. La differenza è ovvia: non sono bravo quanto Simenon», sorride.

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