Dopo greggio e gas anche i microchip?
I chip più avanzati, quelli usati per le produzioni più sofisticate e nell’intelligenza artificiale, sono stampati per oltre il 90% a Taiwan. Se la Cina decidesse di creare un blocco intorno a Taiwan, le fabbriche dell’isola non sarebbero più in grado di importare e di esportare
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Dopo greggio e gas anche i microchip?
Danilo Taino | 11 marzo 2026I chip più avanzati, quelli usati per le produzioni più sofisticate e nell’intelligenza artificiale, sono stampati per oltre il 90% a Taiwan. Se la Cina decidesse di creare un blocco intorno a Taiwan, le fabbriche dell’isola non sarebbero più in grado di importare e di esportare
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C’è qualcosa di peggio, per l’economia del mondo, di una crisi energetica nata da una guerra in Medio Oriente? Certo che sì, potrebbe esserci. Sempre a Oriente, ma in quello che chiamiamo Estremo. Cosa succederebbe se le imprese internazionali non fossero all’improvviso in grado di farsi arrivare semiconduttori da Taiwan? Secondo uno studio pubblicato dall’americana Semiconductor Industry Association, l’economia degli Stati Uniti crollerebbe di oltre il 10%, in una recessione più dura della Grande Depressione degli Anni Trenta. Per la Cina sarebbe un colpo ancora maggiore, un crollo del 16% (se non fosse la stessa Pechino a mettere le mani sulla produzione taiwanese di chip). Disastri anche in Europa. Lo stesso studio indica in diecimila miliardi di dollari il crollo del Pil mondiale se la catena di produzione dei chip si interrompesse a Taiwan: una caduta di 2.500 miliardi in America, di 2.800 miliardi in Cina, certamente più di mille miliardi in Europa.
È che i chip più avanzati, quelli usati per le produzioni più sofisticate e nell’intelligenza artificiale sono stampati per oltre il 90% a Taiwan; quelli meno avanzati per oltre il 50%. Per l’economia di oggi i semiconduttori non sono meno importanti di petrolio e gas e la loro produzione è ancora più concentrata: non in una regione, come il Medio Oriente, ma in una sola isola. Per di più un’isola che la Cina Popolare ha deciso di annettersi con le buone o con le cattive. Se Pechino decidesse di creare un blocco intorno a Taiwan, come sperimenta sempre più spesso con esercitazioni navali e aeree, le fabbriche dell’isola, totalmente integrate nelle catene di fornitura globali, non sarebbero più in grado di importare e di esportare. Se il blocco durasse a lungo, con un possibile intervento americano a sostegno di Taipei, per le economie la crisi diventerebbe serissima.
Pechino rischierà di fare male a sé stessa per raggiungere un obiettivo politico e ideologico? Forse spererebbe di costringere Taiwan alla resa in pochi giorni. Forse sceglierebbe di invadere l’isola, il che le consentirebbe anche di mettere le mani sulle fabbriche di chip avanzati: ma sarebbe un azzardo enorme. Il fatto è che, si tratti di petrolio o di gas o di chip, le politiche di potenza mettono a rischio le economie del mondo. Nell’Oriente Medio ed Estremo. E non solo.
11 marzo 2026
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