La riforma non dà troppo potere ai pm
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La riforma non dà troppo potere ai pm

Mercoledì 11 marzo 2026
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Vassalli disse al Financial Times: «Abbiamo una sovranità limitata dai giudici»

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La riforma non dà troppo potere ai pm

Enrico Morando | 11 marzo 2026

Vassalli disse al Financial Times: «Abbiamo una sovranità limitata dai giudici»

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Caro direttore,
è vero — come ha scritto Luciano Violante sul Corriere della Sera del 9 marzo scorso — che l’intervista di Torquil Dick Erikson a Giuliano Vassalli non è stata pubblicata dal Financial Times, ma è almeno altrettanto vero che il lungo colloquio tra i due fu «condensato» in un articolo che il Financial Times pubblicò il 19 giugno 1987.
«Interpellato in proposito», Vassalli sospira (sighed): «Abbiamo una sovranità limitata qui, come nell’Est Europa, limitata dal potere giudiziario». Questo giudizio — che si può leggere sia nell’articolo del Financial Times, sia nella intervista pubblicata integralmente da Panorama soltanto nel 2024 — chiarisce bene il senso di quanto disse Vassalli al Senato nel novembre del 1986 (citato da Violante): «… l’attuale disegno di legge, pur volendo ispirarsi a taluni dei caratteri del sistema accusatorio, non si può certo dire che vi si ispiri pienamente…, perché tutto il nostro ordinamento si esprime in senso profondamente diverso».

Attribuire a Vassalli un qualche apprezzamento per questa «diversità» del nostro ordinamento appare una forzatura. Come è dimostrato dalla frase che Vassalli pronuncia nello stesso intervento, poche righe dopo quelle già citate: «Alla separazione dei ruoli (di pm e giudici, nda) non si pensa ancora di arrivare o se ne parla genericamente; speriamo che ci si arrivi».
Quanto all’Alta Corte, Violante mette in evidenza che quella proposta dal Pd a suo tempo era, in parte significativa, diversa da quella prevista nella riforma oggetto di referendum.
È vero: la differenza c’è.
Ma è altrettanto vero che la distanza che separa la proposta Pd-Violante dalla soluzione adottata è decisamente più breve di quella che separa quest’ultima dallo status quo, che resterebbe in vigore se il No, come vorrebbe Violante, vincesse il referendum.

«La riforma regala troppo potere ai pm», scrive Violante. Non sono convinto. Ma una cosa mi pare chiara: i sostenitori del No dovrebbero scegliere una tra queste due critiche: a) la riforma è volta a subordinare il pm al potere politico; b) la riforma dà troppo potere al pm. Sostenerle entrambe può solo dimostrare che entrambe hanno debole fondamento.
Infine, segnalo una strana dimenticanza: nel suo lungo articolo, Violante non fa alcun riferimento all’articolo 111 della Costituzione. Quello che costituzionalizza il giusto processo.
Perché — nel pieno di un aspro conflitto politico tra maggioranza (centrosinistra) e opposizione (centrodestra) —, fu possibile arrivare alla riforma condivisa? Perché entrambi gli schieramenti si resero conto che la pervicace cultura del processo inquisitorio si sarebbe presto rimangiata quel tanto che c’era del rito accusatorio nella riforma Vassalli.
Di qui il principio: giudice terzo e imparziale. La coscienza del giudice lo rende imparziale. Ma è l’ordinamento che deve garantirne la terzietà: la separazione delle carriere — il fulcro della riforma — è una risposta razionale e necessaria per questa esigenza. Ed è presupposto indefettibile per garantire, accanto all’indipendenza esterna (da altri poteri), l’indipendenza interna (da altri magistrati e segnatamente dai pubblici ministeri, oggi colleghi, domani non più).

11 marzo 2026

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