Nathan, l’estintore
Nathan, l’estintore
di Massimo Gramellini | 11 marzo 2026I tuoi preferiti
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Osservando il circo che da tempo immemore ha montato le tende nel bosco della famiglia omonima, ci si chiedeva: esisterà qualcuno, lì in mezzo, capace di pensare solo al bene dei bambini? Non alle impuntature di principio né alle dispute giuridiche, ideologiche, referendarie. Qualcuno a cui non interessi vincere la battaglia, ma evitare di combatterla. Forse questa creatura provvidenziale è Nathan Trevallion, il papà.
La sua figura sta perdendo i connotati pittoreschi con cui, agli inizi della storia, si era imposto alla nostra curiosità di consumatori di vite altrui, per solidificarsi giorno dopo giorno in un’immagine di buonsenso. Lo aiuta il fatto di essere uno dei pochi ad avere ben chiaro l’obiettivo minimo: che i suoi figli smettano di essere sballottati da un posto all’altro. Non potendo per ora riportarli a casa, si batte perché almeno rimangano dove sono e per questo evita di soffiare anche lui sul fuoco dell’indignazione popolare. Semmai tenta di spegnerlo, implorando i suoi «sostenitori» non richiesti di evitare presidi o sit-in di protesta: agitatori e aizzatori mediatici hanno infatti creato un tale ambientino che una ragazza, ospite della stessa casa-famiglia dei bambini, è stata appena presa a male parole da chi l’aveva scambiata per un’operatrice della struttura.
Mentre intorno a lui divampa il delirio, Nathan Trevallion si erge con una calma che non esprime distacco, ma cura. Un estintore umano. Ne servirebbero tanti, anche fuori dal bosco.
11 marzo 2026
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