Esperanto, un'utopia che resiste (anche) nei circoli veneti: «L'idea di una comprensione universale è ancora attuale»
Corriere della Sera - Cultura

Esperanto, un'utopia che resiste (anche) nei circoli veneti: «L'idea di una comprensione universale è ancora attuale»

Martedì 10 marzo 2026
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Lorenzo Tomasin, filologo veneziano, docente all’università di Losanna chiarisce: «L’esperanto è composto mettendo insieme spezzoni di lingue già costituite, sperando che questo carattere possa favorire la fratellanza»

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Esperanto, un'utopia che resiste (anche) nei circoli veneti: «L'idea di una comprensione universale è ancora attuale»

di Massimo Marino

Lorenzo Tomasin, filologo veneziano, docente all’università di Losanna chiarisce: «L’esperanto è composto mettendo insieme spezzoni di lingue già costituite, sperando che questo carattere possa favorire la fratellanza»

Non è una lingua artificiale. È piuttosto una utopia, nata alla fine dell’800, quando si cercava uno strumento di comunicazione tra tutti i popoli. «Le lingue artificiali non possono esistere, perché cozzano con molti requisiti naturali del linguaggio. Lo dimostrano esperimenti fatti da linguisti. L’esperanto è composto mettendo insieme spezzoni di lingue già costituite, sperando (esperanto ha la radice di speranza) che questo carattere possa favorire la fratellanza» ci spiega Lorenzo Tomasin, filologo veneziano, docente all’università di Losanna.

Le lingue minoritarie venete

In Veneto, regione con una grande attenzione alle lingue minoritarie, con una legge che tutela cimbro, ladino e friulano oltre allo stesso veneto, si contano agguerriti gruppi esperantisti. Sono concentrati soprattutto a Vicenza e Padova, con cultori anche a Verona e Venezia. Nelle sue due «capitali» arriva all’incirca nel 1913. A Vicenza lo introduce un prete glottologo proveniente da Parigi. Si rivolge a Vasco N. Giaretta, figura stimata negli ambienti intellettuali, che fa da propulsore al movimento, assestatosi nel 1920. A Padova ugualmente nel 1913 si forma il primo gruppo dedicato alla lingua internazionale, che nel 2013 ha celebrato, auspice il Comune, il proprio centenario di attività.

Le traduzioni

Sono storie di passione e di ricerca di contatti internazionali quelle che spingono varie persone verso questa lingua. Non sono moltissimi quelli che la praticano, ma sono molto impegnati, in attività volontarie, che cercano di allargare il loro auditorio rivolgendosi alle scuole, dando vita a concorsi, lavorando a traduzioni di importanti classici, come Pinocchio, che in esperanto diventa Pinokjo, a conferenze e attività divulgative, appoggiate all’Istituto Italiano di Esperanto e alla Federazione Esperantista Italiana. 

L'associazione di diffusione dell'esperanto

Docente del «Vicenza Esperanto Centro» è Mirella De Martini. Ci racconta: «Mi sono iscritta al centro negli anni ’90. La nostra associazione cura la diffusione e lo studio della lingua. Gestisce corsi, organizza gli esami. In zona c’è qualche decina di «simpatizzanti», molti dei quali vengono dalla provincia e fanno parecchi chilometri per partecipare alle attività. Il nostro è un luogo di incontro, per organizzare attività, eventi, congressi. Abbiamo un gruppo cattolico, che recita il rosario in esperanto e commemora i santi protettori, padre Kolbe e padre Titus Brandsma, un carmelitano olandese: per la sua canonizzazione abbiamo organizzato un pellegrinaggio». Come è nata la passione per questa lingua? «Per motivi familiari. E per un forte interesse per l’Europa centro-orientale. È bello scambiare esperienze, ed essere punto di riferimento per gli esperantisti che passano in città. Ho incontrato giapponesi, cinesi, iraniani. Perché l’esperanto è nato dall’idea di una comprensione reciproca mondiale, su base egualitaria tra le diverse lingue».

Gramsci e l'esperanto

Il professor Tomasin ci ricorda che il giovane Gramsci, studente di linguistica, quando scriveva sull’Avanti! aveva contrastato proprio l’idea, allora (1918) diffusa nel movimento socialista, che l’esperanto potesse diventare la lingua del sol dell’avvenire: gli incontri tra lingue nascevano solo dal basso, affermava. «L’utopia di una lingua egalitaria non ha spazio in un mondo che non favorisce, anche in altri ambiti, esperienze egalitarie» chiosa Tomasin. Paola Tosato è stata fulminata dall’esperanto da una locandina. Ha visto un cartello che annunciava un corso gratuito, ha provato e non ha più abbandonato il movimento, diventando coordinatrice del gruppo padovano «Giovanni Saggiori». Organizzano anche loro corsi, a vari livelli. Lei non vede pericoli minacciare la diffusione di questo strumento di comunicazione: «L’inglese è diventato lingua dominate per motivi economici e politici. Non c’è calo di interesse per l’esperanto: nel mondo lo parlano milioni di persone. Non è una lingua morta, trova applicazioni nell’ambito educativo, ricreativo, letterario, scientifico. Io mi occupo di insegnamento, ma anche di traduzioni di testi di diversa natura».

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