Riforma degli istituti tecnici, il rebus della nuova ora di Scienze sperimentali: materia unica, prof diversi
Il ritardo nella pubblicazione del decreto e i problemi organizzativi per le scuole. D'ora in poi Scienze della Terra, Biologia, Chimica, Fisica vengono riunite in una stessa disciplina, ma classi di concorso e docenti sono diversi
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Riforma degli istituti tecnici, il rebus della nuova ora di Scienze sperimentali: materia unica, prof diversi
di Gianna Fregonara e Orsola RivaIl ritardo nella pubblicazione del decreto e i problemi organizzativi per le scuole. D'ora in poi Scienze della Terra, Biologia, Chimica, Fisica vengono riunite in una stessa disciplina, ma classi di concorso e docenti sono diversi
E’ nero su bianco la riforma degli istituti tecnici: il ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato il decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 che attua una profonda revisione di queste scuole all’insegna della flessibilità del curriculum. Scopo dichiarato del provvedimento è assicurare ai diplomati una formazione in linea con le richieste del mercato e con le trasformazioni digitali in corso, superando la annosa questione del disallineamento dei profili in uscita rispetto al tessuto produttivo. Per questo all'interno di ciascun indirizzo una parte del monte orario resta uguale per tutti, ma un'altra, molto significativa, diventa a discrezione dei singoli istituti. In tutto le ore flessibili sono 13 alla settimana il primo anno, 14 il secondo, 17 il terzo e il quarto e 16 all’ultimo anno. La scelta di un curriculum disegnato su misura delle domande del mercato e in particolare delle richieste del territorio, nonostante l'attenzione posta al digitale, ha sollevato alcune riserve - soprattutto da parte dei sindacati - sul rischio, opposto, di un invecchiamento precoce delle competenze.
Le nuove regole
Il nuovo ordinamento, che andrà in vigore da settembre 2026, conferma la struttura degli istituti tecnici articolata in due grandi settori: economico e tecnologico-ambientale. Nel settore economico rientrano gli indirizzi Amministrazione, finanza e marketing e Turismo, beni culturali e ambientali. Nel settore tecnologico-ambientale sono previsti diversi indirizzi, tra cui Meccanica, Meccatronica ed energia, Trasporti e logistica, Elettronica ed elettrotecnica, Informatica e telecomunicazioni, grafica e comunicazione, Chimica, Materiali e biotecnologie, Sistema moda, Agraria, Agroalimentare e agroindustria e costruzioni, ambiente e territorio.
I laboratori
Sul piano didattico, il provvedimento rafforza un’impostazione basata sulla didattica laboratoriale per competenze, con maggiore integrazione tra discipline. E istituisce una nuova macroaerea delle Scienze sperimentali che «comprende più insegnamenti (Scienze della Terra, Biologia, Chimica, Fisica) ed è da considerarsi disciplina unica». «L’approccio alle Scienze sperimentali - spiega il decreto - è basato su una didattica che collega i diversi insegnamenti attraverso un linguaggio comune e, sul piano metodologico, propone attività interdisciplinari. Tenendo conto delle specificità dei diversi indirizzi e delle diverse articolazioni, e degli eventuali insegnamenti di ambito scientifico presenti negli elementi di base del quadro orario, le istituzioni scolastiche programmeranno le attività in modo da privilegiare i contenuti e le aree scientifiche più coerenti con i profili di uscita».
La disciplina scientifica
Il Consiglio superiore della pubblica istruzione (Cspi), chiamato a esprimere il proprio parere sul provvedimento del governo, oltre a criticare la tempistica della riforma – arrivata in coincidenza con il periodo delle iscrizioni a scuola e dunque in ritardo rispetto alla possibilità di una scelta consapevole e informata da parte delle famiglie – ha segnalato un’ulteriore difficoltà per le scuole legata proprio alla nuova disciplina unica delle Scienze sperimentali visto che finora le classi di concorso, e quindi i docenti, di queste materie erano distinte. per questo - è scritto nel parere - «è necessaria chiarezza operativa per le istituzioni scolastiche in sede di richiesta dell’organico, prevedendo anche la revisione delle classi di concorso, oltre che la condivisione delle relative Linee guida. Infine il Cspi fa notare che, nonostante l’accento posto dalla riforma sul potenziamento delle Stem, la nuova disciplina delle Scienze sperimentali comporta un significativo taglio orario nell’indirizzo tecnologico-ambientale.
10 marzo 2026 ( modifica il 10 marzo 2026 | 18:23)
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