«Alambicco», lo strumento raffinato per distillare i liquidi (e i pensieri)
Corriere della Sera - Cultura

«Alambicco», lo strumento raffinato per distillare i liquidi (e i pensieri)

Martedì 10 marzo 2026
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Per l'Apegrammma c'è una parola preziosa e antichissima che conserva quanto dobbiamo alle civiltà greca e araba

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«Alambicco», lo strumento raffinato per distillare i liquidi (e i pensieri)

Paolo Fallai | 10 marzo 2026

Per l'Apegrammma c'è una parola preziosa e antichissima che conserva quanto dobbiamo alle civiltà greca e araba

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Apegramma è un gioco di parole, uno dei Giochi delCorriere. Al lettore viene fornita una griglia a forma di alveare: in ogni cella c’è una lettera. Il gioco consiste nel trovare il maggior numero possibile di parole formate con almeno quattro di queste lettere con l’unica condizione di comprendere quella che si trova nella casella centrale. Si vince accumulando punti, trovando più parole possibili, le lettere possono ricorrere più di una volta. Ogni martedì, diamo sul sito del Corriere suggerimenti su una delle tante parole possibili. Un modo per rompere il ghiaccio.

La parola Apegramma di oggi, martedì 10 marzo

ALAMBICCO è la parola Apegramma della partita di oggi, martedì 10 marzo.

QUANDO I NOSTRI ANTENATI hanno cominciato a trasformare gli elementi naturali allo scopo di renderli più gradevoli o utili, in quel momento è stato necessario costruire degli strumenti che aiutassero questa trasformazione: l’alambicco è uno di questi. 

Il meccanismo e l’uso

Conviene spendere due parole per illustrare questo apparecchio: alambicco è uno strumento per la distillazione ed è formato da una caldaia, ampolle (chiamate capitello o duomo) e serpentina di raffreddamento. A partire dal Medioevo la sua fortuna è legata alla distillazione dell'alcol ma il suo primo utilizzo è stato per la produzione di profumi e di oli essenziali.

Un debito molto antico

Noi abbiamo ereditato la parola alambicco dall’arabo al- anbīq, a sua volta debitore della parola greca ámbiks, -ikos “coppa, vaso”. Questa duplice origine ci fa comprendere come l’utilizzo di questo strumento sia veramente antichissimo. I i primi prototipi in ceramica sono stati ritrovati in Mesopotamia, l’odierno Iraq, nel sito di Tepe Gawra, un’area a nord est di Mosul, non lontano dai confini con Siria e Turchia. Questi reperti sono stati fatti risalire al 3500 a.C.

Un lungo viaggio

Alambicco entrata piuttosto presto nella giovane lingua italiana: il dizionario di Tullio De Mauro la attesta già nel XIII secolo. Ma come succede spesso il suo arrivo conclude un lungo viaggio attraverso il latino medievale alembicus ed il francese antico alambic. Sarebbero stati in particolare i siciliani ad importare i primi alambicchi dagli arabi consegnando questo strumento a monaci e alchimisti per produrre profumi, medicine, elisir e infine bevande alcoliche distillate. Anche alchimia è una parola con una storia straordinaria: ci arriva dall’arabo alkimiya (attraverso il basso latino chimia) ed è tratta a sua volta dal copto chama(«nero») o dal greco chyméia («mescolanza di liquidi»).

Il fascino della complessità

Oggi se osserviamo un alambicco non ci fa grande impressione, ma dobbiamo considerare che per molto tempo questa capacità di trasformazione è stata considerata un prodigio, ai limiti della magia. La distillazione, grazie anche alle indicazioni scaturite dalla Scuola Salernitana, la più importante facoltà di medicina nel Medioevo, aveva portato a considerare i prodotti risultanti come vere e proprie medicine capaci di curare i malanni più diversi. Lo testimonia l’acquavite, che per noi oggi è sinonimo di grappa, ma nasce come acqua vitae, l’acqua della vita, considerato un elisir miracoloso.

Il sogno degli alchimisti

L’invenzione della stampa favorì la diffusione dei trattati alchemici e dell’uso dell’alambicco. Più che strumento tecnologico però, questo acquisiva dimensioni allegoriche e spirituali. Gli alchimisti, che non hanno mai smesso di sognare la trasformazione dei metalli comuni in oro, tentano di approcciare il mondo interiore immaginando d’estrarre un’essenza da uno dei processi interiori, purificandola e raccogliendola come risorsa introspettiva a cui attingere. È così che l’alambicco diventa il loro oggetto-feticcio, simbolo della loro esperienza interiore e della loro ricerca.

L’estensione figurata e i misteri

Tutto questo mondo ha fatto sì che si moltiplicassero gli utilizzi in senso figurato delle parole che lo esprimono. Se noi osserviamo una coppia di innamorati in perfetta sintonia, possiamo descrivere questa condizione come una “alchimia” che consente loro di provare una connessione profonda quasi magica che va oltre la semplice attrazione fisica. E se ci concentriamo su un problema di difficile soluzione, ci stiamo lambiccando il cervello. Proprio quel lambiccare deriva dall'alambicco, dove la forma alambiccare ha perso la vocale iniziale per una aferesi.

Fermiamoci un momento sulla semplicità

L’aferesi è un fenomeno linguistico che consiste nella caduta di una vocale o di una sillaba all'inizio di una parola, per esempio quando diciamo ‘sto per questo o so’ al posto di sono (so’ stanco, so’ felice e così via). Quando diciamo "fare lo gnorri" per indicare qualcuno che finge di non sapere qualcosa o non capire una situazione, usiamo un termine nato per aferesi dal verbo ignorare.  L’aferesi, come abbiamo visato in lambiccarsi invece di alambiccarsi, è un fenomeno molto diffuso, descritto da una parola dalla semplicità disarmante: ci arriva al latino tardo aphaerĕsis, figlio del greco aphaíresis, derivato di aphairéō che vuole dire ‘sottraggo’ . Più chiaro di così!

Apegramma è la sfida che mette alla prova il tuo vocabolario con una griglia-alveare di sette lettere in cui trovare quante più parole possibili. Un modo veloce e divertente per allenare la mente, come le altre proposte di Corriere Giochi: In altre parole di Massimo Gramellini, il Quiz del Corriere di Paolo Virtuani, il Cruciverba, il Sudoku e il Crucipuzzle.

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10 marzo 2026

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