L’amore proibito di Madama Reale: la storia segreta tra Cristina di Francia e Filippo d’Agliè cancellata dalla storia
Corriere della Sera - Cultura

L’amore proibito di Madama Reale: la storia segreta tra Cristina di Francia e Filippo d’Agliè cancellata dalla storia

Martedì 10 marzo 2026
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La reggente dei Savoia e il suo consigliere più fidato: tra guerre civili, intrighi di corte e sospetti scandali, la storia del legame tra Cristina di Francia e Filippo d’Agliè che fece parlare tutta l’Europa

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L’amore proibito di Madama Reale: la storia segreta tra Cristina di Francia e Filippo d’Agliè cancellata dalla storia

di Carla Piro Mander

La reggente dei Savoia e il suo consigliere più fidato: tra guerre civili, intrighi di corte e sospetti scandali, la storia del legame tra Cristina di Francia e Filippo d’Agliè che fece parlare tutta l’Europa

«Certi amori non finiscono», dice il poeta. Fanno dei giri immensi e poi ritornano. Così deve essere stato per due che tra le pieghe del voluttuoso barocco piemontese si sono amati per tutta la vita, duo minoritario ostile alle liturgie di corte, e insieme ossequiosamente ligio e rispettoso dei riti pubblici. Prima di tutto perché lei è sposatissima, e poi perché è Cristina Maria di Francia, meglio nota come Madama Cristina o — come dicono i torinesi — Madama Reale, figlia del re Enrico IV di Francia e della sua seconda moglie Maria de’ Medici. Dicono sia bellissima e volitiva. Cristina è nata a Parigi, principessa di Francia, a 13 anni è andata in moglie a Vittorio Amedeo I di Savoia, e alla morte prematura del marito è diventata reggente in nome prima del figlio Francesco Giacinto e poi dell’altro figlio Carlo Emanuele.

Lui si chiama Filippo, è figlio di Giulio Cesare San Martino d’Agliè, primo marchese di San Germano e di Ottavia Gentile, figlia di Olderico Gentile, un gentiluomo della Repubblica di Genova. È una testa calda, suo padre lo ha mandato per un po’ a Roma dall’amico principe Maurizio di Savoia, di cui Filippo diviene gentiluomo di camera. Tornato a Torino, mette a frutto il suo talento nelle arti, facendo il coreografo per le rappresentazioni all’aperto che caratterizzano la convivialità del tempo alla corte sabauda.

Si conoscono nel 1630, quando Cristina, incontrato Filippo a Cherasco, dove si è rifugiata insieme al marito per sfuggire alla peste che infuria a Torino, scriverà di lui d’aver avuto l’impressione di «... un gentil homme beau et spirituel; il avait la tête parfaitement belle, la taille forte et agréable, l’air d’un garçon de 18 ans» (un uomo gentile, bello e spiritoso; aveva una testa perfettamente bella, un corpo forte e piacevole, l’aspetto di un ragazzo di 18 anni).

Si legano subito l’uno all’altra e quando Cristina, alla morte del marito, diventa reggente e il suo potere viene messo in dubbio dai cognati, i principi Maurizio e Tommaso, che — appoggiati dalla Spagna — le scatenano contro una guerra civile che dura fino al 1642, Filippo si vota alla causa di difenderne il potere e la supremazia, rinunciando alla carriera militare e diventandone il consigliere più fidato.

Con immutata devozione, ormai sessantatreenne, Filippo scriverà di lei, scomparsa da qualche anno: «Tal fu Madama Real Christiana di Francia Duchessa di Savoia, Regina di Cipro, che, nata in mezzo à Gigli, fece fiorir i Regni, diè l’animo à Guerrieri, la Pace à Popoli, la grandezza à Nobili, i comodi à gli Habitatori, & i soccorsi à Poveri. Meravigliosa nella sua Reggenza, s’espose forte scudo contro à gl’impeti delle civili discordie, schermo contro alle arti de’ vicini, intrepida fra l’Armi, cauta e prudente negli affari, provvida ne’ bisogni. Regina illustre, sotto il cui soave e fortunato Impero stimassi libertà l’esser soggetto, mentre ogn’uno, godendo benigni influssi del su regale aspetto, la riverì, come celeste Dominatrice della Terra sì, ma sempre rivolta all’Eterno Regno del Cielo».

La lettera è del 1667. Alla morte della donna, nel 1663, persa ogni ragione di vita, convocato da Carlo Emanuele II e obbligato — dopo lo scandalo a lungo tollerato — a ritirarsi a vita privata, Filippo ha abbandonando ogni incarico a corte e vive a Villa Becker. E la sua scomparsa diventa totale, al punto che di un personaggio così importante non sono quasi arrivati ritratti.

«Generalmente — scrive Andreina Griseri — si ritiene che la cancellazione del ricordo di Filippo d’Agliè sia avvenuta perché Filippo era il favorito della duchessa Cristina (e quindi in una prospettiva morale o moralistica), ma io ritengo che un più fondato motivo si possa trovare nella politica antifrancese del conte d’Agliè, difensore accanto alla Reggente dell’autonomia del Ducato di Savoia».

Una damnatio memoriae, comunque. Imposta quando Filippo ha perso la protezione di Cristina e dopo che troppo a lungo le corti europee hanno bisbigliato, rendendo necessari gli interventi di salvaguardia del costume di Madama Reale.

«Si vede adunque come malizioso ed esagerato fosse quanto nell’accennato opuscolo, nello stesso modo che lo è pure il passo che risguarda le relazioni di M. R. col conte Filippo d’Agliè. La dimestichezza infatti cotanto decantata dagli avversari con esso conte, in tempi di tanta cavalleria, e di continue avventure galanti, non prova che una palese confidenza e, si ammetta pure, una simpatica affezione ad un cavaliere, che la sua fede alla causa di lei ebbe a scontare persino colla perdita della propria libertà. E se i modi, l’aspetto, l’età ed il contegno di questo nobilissimo nostro patrizio poterono anche abbagliare l’animo sensitivo e la fervida immaginazione di Cristina, abbandonata dopo la morte del duca in preda alle più gravi sciagure, niuno può con fondamento avanzarsi a pronunziare un giudizio, che leda la fama di questa Principessa. Del resto, l’accusa mossale della esagerata famigliarità con Filippo, vivendo ancora il duca , e quel maligno sparlar sui vincoli più reconditi del ducal talamo, denotano i frizzi di una penna venale...» (Gaudenzio Claretta).

Indifferenti alle chiacchiere, niente aveva potuto dividerli, nemmeno la prigionia di Filippo, incarcerato senza una valida ragione da Richelieu all’inizio del 1640. Liberato, Filippo era tornato a fare quello che sapeva fare meglio omaggiando col suo talento d’artista la donna che amava: a Fossano nel febbraio del 1644, dopo la prigionia a Vincennes, le aveva dedicato per il compleanno La Fenice nella quale Cristina, come il mitico uccello «sempre bella, sempre felice», era descritta come la «nuova Fenice fattasi specchio nel Sole nascente», creatura mitologica e sovrumana, capace di assicurare il ritorno della felicità. 

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