Ora è l’AI che ci assume: cade la nostra centralità nel mondo
Il sito Rentahuman.ai («affitta un umano») fa proprio questo: raccoglie candidature di persone disposte a lavorare per un’AI, sostenere quelle parti — manuali, esecutive, nella realtà — di un compito che l’algoritmo relegato tra strati di chip è impossibilitato a fare
Ora è l’AI che ci assume: cade la nostra centralità nel mondo
Federico Cella | 24 febbraio 2026Il sito Rentahuman.ai («affitta un umano») fa proprio questo: raccoglie candidature di persone disposte a lavorare per un’AI, sostenere quelle parti — manuali, esecutive, nella realtà — di un compito che l’algoritmo relegato tra strati di chip è impossibilitato a fare
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Sembra di essere in un sito di incontri. O più ancora, in un supermercato. Sugli scaffali ci sono… esseri umani. Uomini e donne, giovani o più maturi, provenienti da più di 100 Paesi: americani, cinesi, turchi, colombiani, indiani, lettoni. Tra i 550 mila «candidati» c’è anche una sessantina di italiani. Foto sorridenti e mini-biografie che descrivono le proprie qualità. Ma non è un mercato digitale di schiavi, perché ognuno degli umani ha anche l’indicazione della paga oraria: si va dai 10 agli oltre 400 dollari.
A seconda delle competenze. Ma, competenze per fare cosa? Scattare fotografie, reggere cartelloni, firmare documenti, fare ricerche in biblioteca, consegnare pacchi, fare riunioni in presenza o commissioni di qualunque genere. Tutti quei compiti che un’intelligenza artificiale non può svolgere, perché il mondo fisico le è negato.
Ecco, il sito Rentahuman.ai («affitta un umano») fa proprio questo: raccoglie candidature di persone disposte a lavorare per un’AI, sostenere quelle parti — manuali, esecutive, nella realtà — di un compito che l’algoritmo relegato tra strati di chip è impossibilitato a fare.
La piattaforma — creata da Alexander Liteplo, un ingegnere software, con lo slogan «i robot hanno bisogno del tuo corpo» — è strutturata in modo che gli agenti AI, programmi di intelligenza artificiale capaci di decisioni e attività autonome, possano sfogliare il catalogo umano e scegliere in modo indipendente il candidato più adatto alla bisogna.
È il ribaltamento definitivo del paradigma uomo-software: non più Word o Excel per migliorare-facilitare la produttività umana, ma uomini e donne impiegati per ottimizzare il lavoro della macchina.
Malgrado i numeri sfoggiati — oltre undicimila contratti stipulati —, non è ancora del tutto chiaro se quello che il sito propone sia qualcosa di reale. Se si tratta invece di una provocazione, è davvero ben riuscita: colpisce dove fa più male.
Nell’idea, coltivata da millenni, della nostra centralità nel mondo.
24 febbraio 2026
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