A Bolzano rivive Marilyn: identità e libertà in scena
La pièce, firmata da Geppy Gleijeses, si muove sul filo di un adattamento scritto nel 1987 da Mario Moretti
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A Bolzano rivive Marilyn: identità e libertà in scena
di Silvia M.C.SenetteLa pièce, firmata da Geppy Gleijeses, si muove sul filo di un adattamento scritto nel 1987 da Mario Moretti
A qualcuno piace caldo», che Billy Wilder consegnò alla storia del grande schermo nel 1959, torna in scena, ma a teatro, sul palcoscenico del Comunale di Bolzano. La commedia di travestimenti e musica jazz, che accompagnano una riflessione rivoluzionaria sull’identità e sulla libertà, farà tappa martedì 3 marzo alle 20.30 al teatro di piazza Verdi a Bolzano per la rassegna «La Musa Legger» dell’associazione L’Obiettivo. Una versione che vuole restituire lo spirito brioso dell’originale, senza cedere alla tentazione di ricalcarlo. La pièce, firmata da Geppy Gleijeses, si muove sul filo di un adattamento scritto nel 1987 da Mario Moretti. Non una copia carbone del film, ma uno spettacolo autonomo che sfrutta le mille possibilità del palcoscenico per far rivivere l’epopea di Joe e Jerry, i due musicisti jazz, testimoni involontari della strage di San Valentino nella Chicago del 1929, che si vedono costretti a indossare tacchi e parrucche per fuggire dalla gang di «Ghette» Colombo.
La sfida è tosta
La sfida è tosta, come ammette Gleijeses. Ma se il cinema poteva permettersi di spaziare tra hotel di lusso, treni e yacht, il teatro deve evocare questi mondi con gli elementi scenografici di Roberto Crea e l’uso sapiente della tecnologia e delle videoproiezioni. La Florida degli anni ruggenti prende vita in una suite musicale in cui i protagonisti sono interpreti di caratura nazionale: Euridice Axen raccoglie l’eredità pesante di Marilyn Monroe nel ruolo di Zucchero, portando in dote una duttilità che spazia dal dramma alla leggerezza. Accanto a lei, Giulio Corso e Gianluca Ferrato si cimentano con i fantasmi di Tony Curtis e Jack Lemmon. Proprio su Lemmon e Wilder, Gleijeses custodisce un retroscena personale che profuma di vecchia Hollywood. Cinquant’anni fa, giovanissima comparsa sul set ischitano di un altro film di Wilder, Gleijeses notò il cast e il regista seduti a chiacchierare animatamente. «Immaginavo parlassero di massimi sistemi filmici - ricorda Gleijeses - invece stavano decidendo dove andare a mangiare il coniglio all’ischitana». È questo il segreto che il regista ha cercato di infondere nello spettacolo: la normalità e la semplicità disarmante di chi sa ridere di tutto.
Gag ed equivoci
Oltre alle gag e agli equivoci del tango tra Daphne e il miliardario Osgood, lo spettacolo ripropone il cuore tematico del capolavoro: l’accettazione dell’imperfezione umana. L’iconica frase finale «nessuno è perfetto», inserita al 48° posto tra le migliori battute di sempre, rimane il manifesto di un testo che, tra note di sassofono e di contrabbasso, insegna che l’identità è un abito che si può scegliere di indossare o togliere, purché si trovi il coraggio di essere se stessi. «A qualcuno piace caldo» promette di scaldare il pubblico, tra musiche di Matteo D’Amico e costumi di Chiara Donato, la produzione Dear Friends offre due ore di intrattenimento in cui la commedia della dualità diventa un inno alla tolleranza.
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24 febbraio 2026 ( modifica il 24 febbraio 2026 | 19:43)
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