René Francisco: l'artista cubano e la retrospettiva alla galleria Kunst Meran di Bolzano
Documenti, video, fotografie portano in Alto Adige l’idea di arte come missione pedagogica del pittore e docente
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René Francisco: l'artista cubano e la retrospettiva alla galleria Kunst Meran di Bolzano
di Camilla BertoniDocumenti, video, fotografie portano in Alto Adige l’idea di arte come missione pedagogica del pittore e docente
Il simbolo della cultura cubana, la statua dell’Alma mater che sta sullo scalone di accesso all’Università di L’Avana, sembra sotto attacco nell’opera Cobijo, ovvero Rifugio. È una riproduzione alta quattro metri di quella statua, circondata da una montagna di cuscini, che accoglie i visitatori alla galleria Kunst Meran Merano Arte, prima opera della grande retrospettiva, dal titolo Cómplice, dedicata agli ultimi quarant’anni di ricerca dell’artista cubano René Francisco (1960, Holguin, Cuba). Un’opera quella esposta a Merano che è un condensato delle contraddizioni che hanno attraversato la storia del Paese, un corto circuito tra la situazione attuale di Cuba e quella dell’Ucraina, tra quelle che sono state le ambizioni utopistiche castriste, che volevano fare dell’Università e della Biennale di L’Avana centri della cultura terzomondista. E la crisi economica attuale, simile a quella vissuta negli anni ’80, quando si chiusero i rubinetti dei finanziamenti della stessa Russia che oggi invade l’Ucraina in una logica imperialista: nel Paese sotto attacco i monumenti sono nascosti e riparati da montagne di sacchi di sabbia, come si vede in tante immagini fotografiche, evocate, appunto, dall’opera Cobijo del 2025.
L'atmosfera dell'opera
Un’atmosfera sinistra emana dall’opera, con quel contrasto tra l’assonanza con il Paese in guerra e i tessuti a fiori rosati di cui sono foderati i cuscini. Così come sinistro diventa un semplice strumento per piantare nella sabbia gli ombrelloni, trasformato in un ordigno bellico potenzialmente distruttivo nell’installazione Trasformer del 2024. «Il tema al centro dell’esposizione di Merano è la complicità», spiegano i curatori, Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi, che hanno concepito la mostra in linea con l’approccio portato avanti dal programma curatoriale The Invention of Europe, di cui questa esposizione chiude la seconda annualità . «Infatti il modus operandi di Francisco si basa sulla decostruzione delle narrazioni identitarie monolitiche di matrice europea e coloniale, calandole in una visione pluralista», aggiungono i curatori.
Il programma curatoriale
Narrazioni che tutto il programma curatoriale di Kunst Meran tende a mettere in discussione. La complicità del titolo è da intendersi come «forma di intesa profonda nelle relazioni sociali, politiche, educative e affettive nella pratica dell’artista, basata su concetti di collaborazione, partecipazione, amicizia, pedagogia critica, attivazione comunitaria». Così, una serie di documenti, video e fotografici, raccontano in mostra come René Francisco ha messo in atto la sua idea di arte, trasmettendola ai suoi allievi in una missione pedagogica Pragmatica illustrata nel terzo piano di Kunst Meran Merano Arte: collettivi lavorano sull’esperienza comune tra artista, spettatore e istituzione e soprattutto come risposta a problemi concreti.
La Trilogia de Romerillo (2003-2008) racconta una serie di progetti e azioni sociali, nate dall’incontro tra arte e vita, dalle necessità e dai desideri delle persone comuni e come siano state messe in atto nell’omonimo quartiere dell’Avana per migliorare le condizioni di vita.
Il video
Il video A la ca(sz)a de Rosa racconta il percorso che ha portato alla ristrutturazione della casa fatiscente di un’anziana donna sola del quartiere, selezionata attraverso un sondaggio dagli abitanti che hanno partecipato poi ai lavori, accanto all’artista e ai suoi studenti. In questa visione si colloca anche Pintame una naturaleza muerta del 2009, affettuosa risposta al desiderio della madre dell’artista di avere il dipinto di una natura morta: un desiderio che Francisco decide alla fine di soddisfare. Più che contraddire il suo stile, al contrario, l’artista cubano si conferma paladino dell’attuazione di una visione che non deve restare utopistica, ma dare risposte concrete ai bisogni e ai desideri. Una voce solitaria la sua nel mondo dell’arte, poco conosciuta in Italia, nonostante l’invito alla Biennale di Venezia del 2007, ma molto apprezzata a livello internazionale.
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24 febbraio 2026 ( modifica il 24 febbraio 2026 | 18:41)
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