«Lampedusa Beach», al Mercadante l'odissea di Shauba
Di Lina Prosa per la regia di Alessandra Cutolo, dal 26 febbraio al Ridotto
La scaletta della prima serata di Sanremo 2026: cantanti, ospiti e conduttori di stasera
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
«Lampedusa Beach», al Mercadante l'odissea di Shauba
di Redazione onlineDi Lina Prosa per la regia di Alessandra Cutolo, dal 26 febbraio al Ridotto
Dal 26 febbraio all’8 marzo 2026, al Ridotto del Mercadante, debutta in prima nazionale Lampedusa Beach di Lina Prosa, per la regia di Alessandra Cutolo, in una nuova produzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.
Protagonista della scena è la giovane attrice Cristina Parku nel ruolo di Shauba, una donna africana che dà voce ai sogni, alle speranze e al desiderio di una vita migliore che la spingono ad affrontare un viaggio lungo e pericoloso verso l’Europa. Una traversata che si consuma tra memoria e visione, e che trova il suo tragico epilogo al largo delle coste di Lampedusa.
Accompagnato dalla danza di Moussan Yvonne N’dah e dalle immagini video di Caterina Biasiucci, Lampedusa Beach è un intenso monologo sulla migrazione che trasforma una vicenda individuale in una testimonianza universale, restituendo al teatro la forza di un ascolto urgente e necessario.
Lo spettacolo si inserisce nella stagione 2025-2026 in ideale continuità con il progetto I SUD, realizzato dal Teatro di Napoli in collaborazione con l’Associazione IF-Imparare Fare, condotto dalla stessa regista Alessandra Cutolo con le comunità migranti presenti sul territorio. Un percorso che, attraverso il teatro, intende contribuire alla narrazione di un fenomeno epocale come quello delle migrazioni.
«Shauba è una donna che annega nel Mediterraneo. È la storia di una, ma in realtà di tante donne – afferma la regista Alessandra Cutolo –, solo nel mese di gennaio centinaia di donne sono partite con destinazione Lampedusa dalle coste di Libia e Tunisia, moltissime barche hanno fatto naufragio. Negli ultimi dieci anni circa 30.000 persone hanno perso la vita provando ad attraversare il mare. Ma “il mare è innocente”. Colpevoli sono le politiche di chi, in un insensato tentativo di fermare un processo inarrestabile, se la prende con donne, bambini, giovani africani. Vite spezzate per essere nate “dalla parte sbagliata” del mondo. È la storia di una donna che mentre scende verso il fondo, mentre attraversa il valico tra la vita e la morte, dialoga con la sua Mahama. Una zia, una parente, una persona che l’ha mandata a morire. Consapevole del rischio. Anche Shauba è consapevole di rischiare violenza e morte. Ma quando si è consapevoli e si rischia la vita, significa che non c’è la possibilità di sopravvivere in altro modo».
Scritto nel 2003, Lampedusa Beach è il primo capitolo della Trilogia del Naufragio di Lina Prosa che comprende anche Lampedusa Snow e Lampedusa Way, oltre alle appendici Ritratto di Naufrago Numero Zero e La rotta del Marabut. Pubblicato in Italia da Editoria&Spettacolo, è stato tradotto in numerose lingue (tra cui francese, inglese, spagnolo, tedesco, arabo) ed è andato in scena in tutto il mondo: da Parigi a New York, da Mosca a Rio de Janeiro, da Johannesburg a Lima, fino all’Isola di Lampedusa. La Trilogia del Naufragio è stata rappresentata integralmente a Parigi nel 2014 al teatro “Vieux-Colombier” de La Comèdie-Française e successivamente in importanti teatri italiani ed europei.
SINOSSI
C’è una voce che arriva dal fondo del mare e chiede di essere ascoltata.
È la voce di Shauba, giovane donna africana che annega presso le coste dell’isola di Lampedusa. Shauba è partita alla volta dell’Europa su un barcone carico di settecento profughi, per fuggire dal “continente nero” alla ricerca di un mondo migliore.
Ma la carretta del mare perde l’equilibrio quando, nello spazio intasato dalla presenza di centinaia di migranti, il vecchio e il giovane scafista si contendono il corpo di Shauba causando il naufragio. Il silenzio che lentamente scende sul luogo del disastro racconta la morte. E Shauba, inghiottita dal mare, racconta la sua esperienza: il sogno di una vita migliore, l’ingiustizia del mondo, ma anche il suo rapporto primordiale con l’acqua, con la sua identità mediterranea.
Con sé porta un paio di occhiali da sole, unico bagaglio da viaggio, donatole dalla zia Mahama, per avvistare più chiaramente la meta durante la traversata. Nella discesa agli abissi gli occhiali diventano un appiglio, un improbabile salvagente, che le concede però un lento tempo di discesa. Il tempo della discesa del corpo negli abissi coincide con il tempo della scrittura.
Si compie così un’odissea sott’acqua, fatta di memorie personali, di convivenza con i pesci, esperienze fisiche straordinarie, fino al fondo: spiaggia sottosopra, la “Lampedusa Beach” tanto sognata. Ma l’ultimo minuto di vita di Shauba è rivolto all’Occidente, alla necessità di una rivoluzione che lo porti ad invertire la rotta, a cercare asilo politico in Africa, a salvarsi dal crollo dei valori di una società “confinata” che ha rinunciato al mito omerico dell’avventura.
Info www. teatrodinapoli.it
Biglietterie tel 081.5513396 | 081.292030 / 081.291878
Lina Prosa è una delle voci più originali e radicali del teatro contemporaneo italiano ed europeo. Nata a Palermo, ha sviluppato la sua formazione tra studi letterari, pratiche performative e un’intensa attività laboratoriale con attori e attrici, soprattutto attraverso il Teatro Studio Attrici, da lei fondato. La sua poetica, sospesa tra visione, rito e politica, si concentra sul corpo come luogo di verità e sul linguaggio come spazio di resistenza.
Fin dagli esordi, Prosa ha mostrato una costante attenzione per la dimensione tragica del reale, rielaborata attraverso un immaginario poetico che attinge sia ai miti antichi sia alle fratture del presente. Il suo teatro interroga ciò che resta dell’umano nei territori di confine: il corpo migrante, il corpo femminile, il corpo ferito dalla storia. Non a caso, la sua scrittura è stata accolta e studiata in contesti internazionali, tra cui la Comédie-Française, che ha prodotto e messo in repertorio più volte i suoi testi, contribuendo a farne una delle autrici italiane più rappresentate all’estero.
Il suo lavoro non si limita alla drammaturgia, ma comprende anche regia, formazione, progetti di ricerca culturale e collaborazioni con istituzioni europee impegnate nella promozione di nuove scritture.
Prosa sottolinea l’importanza del teatro come strumento di ascolto del mondo, capace di trasformare un fatto sociale in visione, una ferita collettiva in parola scenica.
La Trilogia del naufragio (Lampedusa Beach, Lampedusa Snow, Lampedusa Way) ha imposto definitivamente il suo nome a livello internazionale. Il primo capitolo della trilogia, Lampedusa Beach, scritto nei primi anni Duemila, è un monologo visionario in cui la protagonista Shauba racconta il proprio naufragio mentre affonda. Il mare diventa spazio tragico e politico, la parola si fa corpo e respiro, la scena un abisso che parla. L’opera, tradotta e rappresentata in numerosi paesi, è oggi considerata uno dei testi fondamentali del teatro europeo sulle migrazioni.
Con Lampedusa Beach, Lina Prosa ha restituito al teatro la sua vocazione più antica: essere testimonianza poetica del mondo e delle sue ombre.
Alessandra Cutolo è una regista teatrale italiana attiva nel panorama contemporaneo, riconosciuta per una poetica che intreccia rigore visivo, centralità dell’attore e una lettura sensibile dei testi, dai classici alla nuova drammaturgia. La sua formazione avviene nei teatri e nei laboratori italiani più vivi, dove sviluppa un metodo basato sull’ascolto, sulla precisione del gesto e su un’immagine scenica essenziale ma potentemente evocativa.
Firma regie di spettacoli che mettono in dialogo parola e movimento. Collabora con compagnie e centri di produzione che ne sostengono la ricerca. Il suo lavoro testimonia l’impegno costante nella formazione attoriale, nella drammaturgia del corpo e nella costruzione di atmosfere sceniche riconoscibili. Riceve riconoscimenti in diversi contesti nazionali dedicati alla regia emergente e alla nuova scena italiana, consolidando una presenza artistica sempre più rilevante. La sua attività recente si concentra sulla relazione fra attore e spazio e sull’elaborazione di linguaggi scenici che interrogano il presente attraverso figure liminali e paesaggi emotivi sospesi. Il percorso culmina oggi nella regia di Lampedusa Beach, spettacolo prodotto dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, che rappresenta una tappa significativa della sua maturità artistica e un incontro profondo con una delle drammaturgie più potenti del nostro tempo. Sempre in collaborazione con il Teatro di Napoli, Cutolo sviluppa il I Sud, progetto che coinvolge donne migranti e professioniste e professionisti della scena nella rielaborazione di testi di repertorio classico e contemporaneo.
Vai a tutte le notizie di Napoli
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania
24 febbraio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Scacco al clan Vanella Grassi, il nascondiglio nella camera da letto
Ecco le immagini del vano ricavato nel muro scoperto dai carabinieri
Hai una storia da segnalare sul tuo territorio?
ScriviciIscriviti alla newsletterCorriere del Mezzogiorno
Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione