Legge elettorale, il potere di ricatto degli zero virgola
Corriere della Sera - Cultura

Legge elettorale, il potere di ricatto degli zero virgola

Martedì 24 febbraio 2026
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Il paradosso della ricerca della governabilità è quello di dare un potere di condizionamento enorme a chi conta poco, pochissimo

Legge elettorale, il potere di ricatto degli zero virgola

di Ferruccio de Bortoli | 24 febbraio 2026

Il paradosso della ricerca della governabilità è quello di dare un potere di condizionamento enorme a chi conta poco, pochissimo

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Ci siamo abituati alle leggi elettorali che ogni maggioranza fa, a fine legislatura, per condizionare il prossimo voto. Se ci pensiamo bene è un esercizio di prepotenza istituzionale. La condivisibile preoccupazione di assicurare un risultato elettorale che apra una prospettiva di stabilità costringe i saggi al lavoro a forzare il più possibile, cercando di restare nei limiti stabiliti dalla Corte costituzionale, gli effetti del premio di maggioranza. 

Tra le ipotesi che circolano c’è quella di dare un adeguato surplus di seggi alla coalizione che superi il 40 per cento dei voti. Con il dubbio che poi possa condizionare anche l’elezione del presidente della Repubblica (Mattarella finisce nel 2029) specie nei primi tre scrutini dove è prevista la maggioranza qualificata proprio nel tentativo di avere un capo dello Stato con il più largo consenso possibile. Più ci si addentra nei dettagli della costruenda legge elettorale più ci si accorge che, per via ordinaria, si può tentare di cambiare l’assetto istituzionale del Paese senza bisogno di una riforma costituzionale.

Il premierato, apparentemente accantonato dalla maggioranza, ricompare sotto mentite spoglie. Ed è perlomeno curioso che non vi sia una maggiore trasparenza sullo stato delle trattative, tutte interne, per ora, alla coalizione di governo. Ci domandiamo poi se, nel nome della governabilità, non si finisca per dare troppo potere alle piccole, piccolissime formazioni che saranno decisive per il successo delle (due?) coalizioni.

Tommaso Ciriaco su Repubblica, simula una serie di scenari sulla base delle indiscrezioni sulla futura legge elettorale. E scopre che basterà una percentuale minima, irrisoria, per far vincere, anzi stravincere, uno schieramento. Del resto si ricorderà che il centrosinistra prevalse alla Camera, nel 2006, per soli 24 mila mila voti e se il centrodestra, nel 1996, si fosse alleato con Pino Rauti, che ebbe intorno all’1 per cento, avrebbe vinto. Oggi quel ruolo, di decisivo ago della bilancia, rischia di rivestirlo il generale Vannacci che, secondo i sondaggi, può superare tranquillamente la soglia di sbarramento. Il paradosso della ricerca della governabilità è quello di dare un potere di condizionamento enorme a chi conta poco, pochissimo. Alla faccia della rappresentatività. Di preferenze ovviamente non si parla perché l’avere un Parlamento di nominati non scandalizza più nessuno. E intanto l’affluenza scende. 

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