«Supplire», la parola Apegramma di oggi: quando una sostituzione è utile o necessaria
Per l'Apegrammma c'è un verbo che può essere transitivo o intransitivo e disegna il modo di ovviare ad una mancanza
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«Supplire», la parola Apegramma di oggi: quando una sostituzione è utile o necessaria
di Paolo FallaiPer l'Apegrammma c'è un verbo che può essere transitivo o intransitivo e disegna il modo di ovviare ad una mancanza
Apegramma è un gioco di parole, uno deiGiochidelCorriere. Al lettore viene fornita una griglia a forma di alveare: in ogni cella c’è una lettera. Il gioco consiste nel trovare il maggior numero possibile di parole formate con almeno quattro di queste lettere con l’unica condizione di comprendere quella che si trova nella casella centrale. Si vince accumulando punti, trovando più parole possibili, le lettere possono ricorrere più di una volta. Ogni martedì, diamo sul sito del Corriere suggerimenti su una delle tante parole possibili. Un modo per rompere il ghiaccio.
La parola Apegramma di oggi, martedì 24 febbraio
SUPPLIRE è la parola Apegramma della partita di oggi, martedì 24 febbraio.
QUANDO SI INTERVIENE PER COLMARE UN VUOTO ci troviamo di fronte ad una assenza oppure ad una situazione palesemente insoddisfacente che va sostituita: è destino che qualunque intervento di questo tipo produca un cambiamento.
Dall’esigenza latina di completezza
Il verbo supplire ci arriva dal latino supplere, composto di sub- (sotto, ma anche per) e -plere (riempire). Il significato originario illustra quindi un “riempire di nuovo”, “rendere di nuovo pieno”, che si è facilmente evoluto per rappresentare l’esigenza di completare, colmare una mancanza, integrare, sostituire.
Una rigogliosa famiglia
Dal verbo latino plēre (riempire), e dai suoi numerosi composti, discende una vasta famiglia di parole italiane legate al concetto di pienezza, compimento e saturazione. La sua radice è presente in moltissimi termini, come ad esempio completare, dal latino complēre (riempire interamente) o espletare, da explēre (riempire fino in fondo, soddisfare), da replicare, replēre (riempire di nuovo) a deplorare, deplēre (vuotare).
La confidenza trovata a scuola
Uno dei primi incontri con questo verbo lo facciamo a scuola perché a tutti noi è capitato di fare la conoscenza con il suo participio presente. Supplente è l’insegnante che sostituisce provvisoriamente un altro docente in tutte o parte delle sue funzioni; il termine si usa con particolare riferimento a funzionari o docenti della scuola, ma può essere usato anche in altri ambiti, come la pubblica amministrazione e la politica.
L’esigenza di tornare al voto (o in edicola)
Un altro aggettivo figlio di questo verbo è suppletivo, lo troviamo spesso nell’espressione “elezioni suppletive”, consultazioni straordinarie indette per sostituire membri di organi rappresentativi (Parlamento, consigli, anche in ambito scolastico) che cessano il mandato prima della scadenza, solitamente in collegi uninominali. Si svolgono per garantire la continuità della rappresentanza, quando non è possibile la surroga automatica, ad esempio per dimissioni, morte o decadenza. Ma abbiamo una confidenza consolidata anche con il sostantivo “supplemento” che descrive una aggiunta che serve a completare o integrare quanto appare incompiuto o insufficiente: per esempio disporre un supplemento di istruttoria, di indagini; supplemento d’imposta (per correggere errori o a seguito di accertamenti). Oppure, e torniamo ad un ambito che ci è più vicino, pubblicazione che serve a completare o ad aggiornare un’opera a stampa.
Una scelta letteraria
“Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg è uno dei capolavori della letteratura italiana del Novecento, vincitore del Premio Strega nel 1963. Nel passaggio “Suppliva mia madre alle imprecisioni della sua memoria con l’enfasi che metteva nelle parole” l'autrice descrive il modo di parlare di sua madre, Lidia Tanzi, evidenziando un tratto tipico della narrazione domestica: l'uso della forza espressiva per colmare i vuoti o le incertezze dei ricordi. È un esempio di come, nella sua narrazione, Natalia Ginzburg trasformi le abitudini quotidiane e i "modi di dire" in ritratti psicologici profondi.
La vecchiaia e l’assenza
Dopo il successo de “La coscienza di Zeno” (1923) troviamo nella produzione letteraria di Italo Svevo molti spunti, a volte incompiuti, che si soffermano sul protagonista, Zeno Cosini, nella fase più avanzata della sua età. In uno di questo, “Umbertino”, compreso nella raccolta “Corto viaggio sentimentale e altri racconti inediti” e che fa parte delle “Continuazioni” rispetto al romanzo, troviamo Zeno settantenne che osserva con autoironia la propria incapacità di rapportarsi col piccolo nipote: “Quando Umbertino capitò da me egli aveva scoperto un modo di supplire alla mancanza del padre. Le storie le raccontava lui”.
No, la crocchetta non è parente
Verrebbe voglia di associare questo verbo così prezioso anche alla crocchetta di riso con variegati ripieni, ma "supplire" e "supplì" non sono parenti. La crocchetta ha una storia antica e rimanda agli arabi che ci hanno portato il riso insegnandoci a cucinarlo, ma il supplì come lo conosciamo è nato a Roma con una leggenda affascinante. All’inizio dell’Ottocento, durante l’occupazione napoleonica, i soldati francesi avrebbero molto apprezzato questa crocchetta ripiena di mozzarella filante chiamandola “Surprise”, che vuol dire sorpresa nella loro lingua. La corruzione di suprise in surprisa, poi supprisa avrebbe portato al nome che si è consolidato, supplì. Senza nasconderci che quando addentiamo un supplì è un modo straordinariamente gustoso di supplire al nostro bisogno di cibo.
Apegramma è la sfida che mette alla prova il tuo vocabolario con una griglia-alveare di sette lettere in cui trovare quante più parole possibili. Un modo veloce e divertente per allenare la mente, come le altre proposte di Corriere Giochi:In altre paroledi Massimo Gramellini, ilQuiz del Corrieredi Paolo Virtuani, ilCruciverba, ilSudokue ilCrucipuzzle.
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24 febbraio 2026
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