Due donne e un messaggio dal Sud
La madre del piccolo Domenico morto al Monaldi, e la signora che ieri a Niscemi ha commosso il presidente Mattarella con il ricordo di sua figlia Aurora raccontano che il Sud sta cambiando
Due donne e un messaggio dal Sud
Enzo D'errico | 23 febbraio 2026La madre del piccolo Domenico morto al Monaldi, e la signora che ieri a Niscemi ha commosso il presidente Mattarella con il ricordo di sua figlia Aurora raccontano che il Sud sta cambiando
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Due donne unite dallo stesso dolore. Immenso, indicibile. Perché veder morire un figlio è la peggiore condanna che il cielo può infliggerti. Eppure proprio queste due donne, a distanza di poche ore l’una dall’altra, hanno inconsapevolmente raccontato meglio di qualsiasi indagine sociologica quanto il Sud stia cambiando. E non soltanto sul fronte economico, come ha sottolineato Federico Fubini nell’analisi pubblicata ieri su Corriere.it, ma anche sul versante culturale, sovvertendo antichi e logori stereotipi.
Patrizia, la madre del piccolo Domenico morto al Monaldi, e la signora che ieri a Niscemi ha commosso il presidente Mattarella con il ricordo di sua figlia Aurora, scomparsa in un incidente sulla strada provinciale squassata dalle frane, hanno affrontato lo sguardo del mondo senza nascondere la loro disperazione ma, allo stesso tempo, filtrandone l’onda con una dignità che nemmeno per un attimo si è sfilacciata in urla e imprecazioni. La compostezza dei modi, sebbene tarlata dall’angoscia, ha mostrato il germoglio di un’imprevista fiducia nello Stato, parola che nel Mezzogiorno è stata troppo a lungo sinonimo di nemico, qualcosa da additare come mandante di ogni avversità, comprese quelle ordite dal destino.
Patrizia, durante il calvario del suo Domenico, non si è abbandonata al rancore: ha chiesto la verità affinché venisse fatta giustizia. E la madre di Aurora ha implorato sommessamente Mattarella di accelerare i lavori di riassetto a Niscemi e dintorni. Entrambe, pur non conoscendosi, hanno in pochi istanti cancellato l’immagine consunta di un Mezzogiorno dove l’emotività tracima appena la fortuna ti volta le spalle e dove, soprattutto, le istituzioni appartengono a una geografia straniera, buona al massimo per esigere un risarcimento. Se i partiti, di destra e di sinistra, fossero ancora degni di tal nome farebbero bene ad ascoltare le voci lievi e implacabili di queste due donne. Invece d’intestardirsi a considerare il Meridione soltanto un bacino in cui andare a pesca di voti.
23 febbraio 2026
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