Verona, dopo 11 anni riaprono gli Scavi Scaligeri: le Olimpiadi (e non solo) nelle fotografie degli archivi di Life
Corriere della Sera - Cultura

Verona, dopo 11 anni riaprono gli Scavi Scaligeri: le Olimpiadi (e non solo) nelle fotografie degli archivi di Life

Lunedì 23 febbraio 2026
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La mostra «Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi Life 1936-1972»

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Verona, dopo 11 anni riaprono gli Scavi Scaligeri: le Olimpiadi (e non solo) nelle fotografie degli archivi di Life

di Camilla Bertoni

La mostra «Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi Life 1936-1972»

Che storie ci sono dietro a ogni fotografia? E quali si nascondono nel sottosuolo di una città? È ciò che si scopre scendendo nel Centro Internazionale di Fotografia agli Scavi Scaligeri di Verona, nati negli anni ’90 da un’idea di Luca Darbi, lasciandosi ammaliare dal connubio inedito tra fotografia e archeologia che rende unico questo luogo, rimasto chiuso per undici anni.

Gli Scavi Scaligeri

La riapertura avviene grazie alla magia dell’intreccio di più fattori, dalla volontà di restituire questo sito alla città, alla capacità di svolgere un lavoro di squadra che ha visto andare a braccetto Soprintendenza, proprietaria dei resti archeologici, e Comune, cui spettano i muri. Gli Scavi Scaligeri sono diventati così di nuovo aperti e accessibili come mai prima, sia fisicamente, grazie a un nuovo ingresso, ascensore e passerelle, che intellettualmente, grazie a un’opera di riallestimento del percorso che ora lo rende leggibile e comprensibile in tutta la sua complessa stratificazione storica. Fondamentale la grande accelerazione impressa dall’occasione delle cerimonie olimpiche, cruciale infine è stata l’idea di sposare all’archeologia il tema olimpico andando a pescare negli archivi della rivista Life. Nasce così la mostra «Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi Life 1936-1972», a cura di Simone Azzoni, da un’idea di Giuseppe Ceroni, prodotta da Silvana Editoriale, visitabile fino al 2 giugno.

Gli scatti selezionati

Cento gli scatti selezionati da Azzoni, in parte inediti, e firmati da maestri come Ralph Crane, John Dominis o Alfred Eisenstaedt, esposti non tanto secondo un andamento cronologico o delle firme degli autori, ma per aree tematiche in un percorso che si svolge tra strade, fognature e acquedotti romani, residui di colonnati degli edifici di rappresentanza della città imperiale, domus con lacerti di pavimenti musivi, edifici tardo antichi e case torri medievali, in una compresenza che innalza all’ennesima potenza la suggestione dell’insieme. Le foto restituiscono uno spaccato del ‘900 seguendo la pista di Life e la sua personalissima lettura degli eventi, in questo caso sportivi, una rivista che «dal 1936 al 1972 è stata – come scrive Azzoni – una delle più potenti fabbriche di immaginario visivo del XX secolo». Se ad accogliere i visitatori è un video con la voce dell’architetto Libero Cecchini (Verona 1919-2020), vero artefice negli anni ’80 di questo luogo, come è stato ricordato, insieme all’archeologo inglese Peter Hudson, da lui convocato, in un’esperienza che fece scuola in campo archeologico, la mostra prende avvio con «Shadow of Photographer Alfred Eisenstaedt taking a Photograph on Slopes of Winter Resort in the Italian Alps»: l’ombra del fotografo è qui «presenza e assenza – scrive ancora Azzoni – esserci e non esserci sulla scena», la foto è espressione insomma di un metodo che spesso documenta il dietro le quinte, il contesto che attorniava i giochi olimpici. Come quando a interessare Life non sono tanto gli atleti, ma piuttosto le performance dei camerieri che durante i giochi a Sankt Moritz del ‘48 dovevano servire stando sui pattini.

Le storie e la Storia

Dietro le foto ci sono le storie, quelle umane degli atleti, come la pattinatrice Peggy Fleming, orfana di padre che le sorelle avevano aiutato con il loro lavoro a intraprendere la carriera sportiva, unica sopravvissuta del disastro aereo del 1961 in cui era scomparsa l’intera squadra di pattinaggio femminile statunitense. Ma dietro le foto c’è anche la Storia, quella che si legge dai soli scatti dei fotografi tedeschi, gli unici ammessi ai giochi invernali di Garmish del 1936, dove la bandiera con la svastica sventolava accanto ai cerchi olimpici, uno dei tanti compromessi accettati in quel momento storico dal commissario. Da Cortina 1956, a cui è dedicata un’intera sezione, l’approdo conclusivo è a un video che documenta i giochi di Sarajevo del 1984, i primi che si tennero in un paese socialista, in quello stesso stadio che, pochi anni dopo, si sarebbe trasformato in una tragica testimonianza di guerra e di morte.

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23 febbraio 2026

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