Emanuela Colucci riscopre l’antico canto napoletano: “La Rosa” tra sogno e simbolo
Corriere della Sera - Cultura

Emanuela Colucci riscopre l’antico canto napoletano: “La Rosa” tra sogno e simbolo

Lunedì 23 febbraio 2026
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Nuovo singolo che si presenta non come semplice pubblicazione discografica, ma come un atto di riscoperta artistica e culturale

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Emanuela Colucci riscopre l’antico canto napoletano: “La Rosa” tra sogno e simbolo

di Carmine Aymone

Nuovo singolo che si presenta non come semplice pubblicazione discografica, ma come un atto di riscoperta artistica e culturale


Emanuela Colucci torna a interrogare la memoria profonda del Sud con La Rosa, nuovo singolo che si presenta non come semplice pubblicazione discografica, ma come un atto di riscoperta artistica e culturale. Il brano, di autore anonimo, appartiene all’antico repertorio napoletano e porta con sé quella stratificazione di senso, immagini e simboli che solo i canti popolari, tramandati per secoli per via orale, sanno custodire.
Interprete dalla sensibilità rara, Colucci affida ancora una volta alla propria voce il compito di riattivare un patrimonio sonoro antico, sottraendolo alla cristallizzazione museale e restituendolo a una dimensione viva, emotiva, contemporanea. La Rosa non viene “riproposta”, ma reinterpretata, attraversata da una lettura personale che ne esalta il carattere lirico e visionario, sospeso tra malinconia, desiderio e simbolismo amoroso.
Il singolo si inserisce nel più ampio progetto artistico che Emanuela Colucci porta avanti da anni insieme al fratello Mario Colucci, chitarrista e arrangiatore dallo stile raffinato e originale. Un sodalizio familiare e creativo che ha dato vita a un percorso coerente e riconoscibile, dedicato ai canti della tradizione del Sud Italia, riletti attraverso una lente aperta alla world music, alle contaminazioni mediterranee e a una ricerca timbrica attenta e rispettosa. Ne sono esempio i brani Bella figliola, Lu passariello e Mamma la rondinella, tappe di un itinerario che unisce studio filologico e libertà interpretativa.
Nel lavoro dei fratelli Colucci la tradizione non è mai nostalgia, ma materia viva, capace di dialogare con il presente. Le linee chitarristiche di Mario, essenziali e insieme evocative, creano spazi sonori nei quali la voce di Emanuela può muoversi con naturalezza, alternando delicatezza e intensità, misura e abbandono. È proprio in questo equilibrio che si manifesta la forza del progetto: nel saper tenere insieme rigore e istinto, memoria e immaginazione.

Da anni Emanuela Colucci attinge al repertorio storico dei canti del Sud Italia come a una sorgente inesauribile di ispirazione. Un patrimonio che la grande etnomusicologia italiana – da Diego Carpitella a Roberto De Simone – ha indicato come uno dei luoghi più fertili della cultura musicale europea, per densità simbolica e potenza espressiva. In questa scia si colloca il suo lavoro, che non pretende di “ricostruire” il passato, ma di ascoltarlo e lasciarsi attraversare da esso.

Per Colucci, questi canti rappresentano per eccellenza l’espressione di un mondo onirico, dove realtà e sogno, sacro e profano, amore e perdita convivono senza confini netti. La Rosa diventa così emblema di una poetica che vede nella musica popolare non solo un documento storico, ma un linguaggio universale, capace di parlare ancora oggi all’anima di chi ascolta.
Con questo nuovo singolo, Emanuela Colucci conferma la propria cifra artistica: una voce che non si limita a interpretare, ma custodisce e trasforma, restituendo alla grande tradizione musicale del Sud Italia la sua forza più autentica e necessaria — quella di continuare a sognare.


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