I mercanti di perle, le leggende di famiglia e i «tre coltelli»: storie da un secolo di immigrazione cinese a Torino
Corriere della Sera - Cultura

I mercanti di perle, le leggende di famiglia e i «tre coltelli»: storie da un secolo di immigrazione cinese a Torino

Lunedì 23 febbraio 2026
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L'associazione italo-cinese ZHISONG lavora a una mostra sul rapporto tra la città e il più grande paese d'Oriente. Dai primi mercanti di strada comparsi nel 1926 in via Po all'emergenza Covid

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I mercanti di perle, le leggende di famiglia e i «tre coltelli»: storie da un secolo di immigrazione cinese a Torino

di Dario Basile

L'associazione italo-cinese ZHISONG lavora a una mostra sul rapporto tra la città e il più grande paese d'Oriente. Dai primi mercanti di strada comparsi nel 1926 in via Po all'emergenza Covid

Tutto inizia con un vecchio articolo di giornale scoperto grazie a una ricerca d’archivio. Siamo nel marzo del 1926 e un cronista del quotidiano La Stampa racconta di una strana invasione di perle a Torino. «Il lettore ha notato certamente quella serie di piccoli uomini dal viso giallo, dagli occhi stirati, dalle fisionomie tutte uguali, come modellate su di uno stesso stampo che stazionano scaglionati lungo i portici di piazza Castello, di via Po o di via Roma, nell’ora della passeggiata». Il giornalista conta ben sessantotto venditori cinesi, ognuno con la sua valigetta e con avvolte al braccio una serie di collane di perle di diversa grandezza e lunghezza. Sono perle iridescenti che hanno riflessi e gradazioni di colore diverse, vanno dall’azzurro al rosa. Sembrano identiche a quelle vere. Il prezzo richiesto è di trenta lire. Quei venditori ambulanti commerciano anche bocchini d’osso o d’ebano, prodotti fabbricati nei grandi stabilimenti di Shanghai. Intorno a ciascuno si forma una piccola folla di torinesi incuriositi da quella visione esotica. Continua il cronista dell’epoca: «Le signore osservano le collane, le soppesano, ne considerano i riflessi e domandano qualche indicazione su quei falsi monili al cinese che sorride, e ad ogni domanda risponde invariabilmente: – Trenta lira! Tutto il suo vocabolario italiano... per modo di dire, è esaurito in quelle due parole».

I primi cinesi a Torino

Non ne possiamo avere la certezza ma quei mercanti sono, verosimilmente, i primi immigrati cinesi a Torino. Vecchi arrivi di cui si sa poco. Il fatto che dalla Cina si migrasse nella città sabauda già cento anni fa ha stupito anche i rappresentanti dell’associazione socioculturale italo-cinese ZHISONG. Che hanno deciso di ricostruire questa lunga storia. È un lavoro lungo, che è appena incominciato, ma che promette dei risultati molto interessanti. Hanno chiesto ai membri della comunità cinese di Torino di raccontare non solo le loro storie ma anche quelle dei loro antenati per poter ricostruire quella lunga storia che lega la città della Mole al Celeste Impero.

La ricerca e la mostra

L’obiettivo è di realizzare la mostra «Un secolo di immigrazione cinese a Torino». Un’esibizione che vuole presentare la cultura cinese a Torino nell’ultimo secolo. Attraverso documenti storici e racconti orali il progetto vuole far vedere come la vita dei cinesi a Torino è cambiata negli ultimi cento anni. L’idea è di raccogliere le testimonianze dei più anziani ma anche quelle dei più giovani, immigrati di seconda e terza generazione, per parlare di integrazione sociale e dei conflitti culturali che hanno incontrato.

Racconta YE Qing, una delle ideatrici del progetto: «Proprio ieri abbiamo parlato con una signora che crede che una delle persone che vendeva perle, menzionata nell’articolo di giornale del 1926, potesse essere il fratello di suo suocero. Secondo le storie di famiglia, questo parente era emigrato in Italia alla fine della dinastia Qing per dedicarsi al commercio delle perle. La storia racconta che, a un certo punto, sia tornato in Cina per poi fare ritorno in Italia». Non è certamente una sfida semplice la loro. «I cinesi, come molti immigrati, sono spesso restii a raccontare le loro vicende. Ogni singola storia è difficile da raccogliere e documentare. Stiamo lavorando a una storia alla volta, partendo dai vecchi leader delle associazioni e dagli ex giornalisti, chiedendo loro di ricordare le vicende dei loro nonni, zii e zie. Cerchiamo anche prove materiali come fotografie, ma molte famiglie non conservano foto o documenti vecchi».

Alla scoperta della comunità cinese di Torino

La mostra, e le attività correlate, ha un doppio obiettivo. Il primo è quello di far conoscere ai torinesi le storie reali della comunità di immigrati cinesi, per andare oltre i pregiudizi, e far vedere anche il contributo che queste persone hanno dato a Torino. Il secondo obiettivo è quello di incoraggiare la comunità cinese di Torino ad aprirsi, a condividere le loro storie, le testimonianze di inclusione, pur nel panorama diversificato di Torino, alla ricerca di un maggiore senso di appartenenza e armonia all’interno della città». Aggiunge GU Ailian: «Negli anni ’80 e ’90 c’è stato un vero boom dell’immigrazione cinese, non solo a Torino ma in tutta Italia. All’epoca ci si dedicava, principalmente, ai cosiddetti “Tre Coltelli”: cucina, sartoria e parrucchiere. Sono mestieri molto classici per la comunità cinese, sia in Europa che in America e Canada». ‎ Oggi sono quasi 11mila i cittadini cinesi residenti nella provincia di Torino, una storia che continua con gli studenti universitari che arrivano dalla Cina per studiare al Politecnico. Ma non sempre, però, il dialogo interculturale è facile. L’associazione socioculturale italo-cinese ZHISONG lavora in questa direzione, per favorire la reciproca conoscenza. «In generale la situazione di oggi è peggio di dieci anni fa — conclude GU Ailian —. Un tempo c’era un clima più amichevole nei confronti della comunità cinese, adesso si sente molta più tensione, soprattutto dopo il Covid».

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