La mostra di Eduard Habicher al Museion di Bolzano: «Lì lo spazio diventa piazza pubblica»
La mostra dedicata ai sessant'anni dell’artista altoatesino di Rifiano
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La mostra di Eduard Habicher al Museion di Bolzano: «Lì lo spazio diventa piazza pubblica»
di Silvia M.C. SenetteLa mostra dedicata ai sessant'anni dell’artista altoatesino di Rifiano
Ci sono pesi che non schiacciano e metalli che possono a danzare. Entrare al Museion Passage di Bolzano significa abbracciare l’imprevedibilità. Eduard Habicher, l’artista di Rifiano che ha già trasformato il paesaggio altoatesino in una galleria a cielo aperto, approda a Museion per celebrare i settant’anni d’età e trentacinque anni di un dialogo avviato nel 1991 e mai interrotto con l’istituzione bolzanina. Memory in Motion è la mostra inaugurata al museo di Bolzano, oltre che mostra un’occupazione pacifica e vibrante di uno spazio che per vocazione si fa piazza pubblica. Protagoniste quattro sculture monumentali in acciaio inox dipinto di rosso intenso e putrelle industriali: materiali che nell’immaginario collettivo evocano i cantieri, la stabilità razionale del calcolo ingegneristico, il rigore della funzione. Eppure, tra le mani di Habicher, l’acciaio si piega come cera, si incurva come gomma, si tende come un muscolo in movimento. «Parto da un prodotto estremamente razionale per tradire quella certezza - spiega Habicher -. Il mio atelier? Preferisco chiamarlo officina: è lì che la materia grezza viene sfidata. Cerco un equilibrio che non è mai perfezione statica, ma una tensione tra razionalità e affettività, proprio come accade nella nostra vita. Queste strutture sono concretizzate in mezzo alla vita, non sono pensate per essere sollevate e intoccabili: invitano a essere vissute, attraversate, toccate».
Il filo che collega le opere
A connettere le opere è una linea rossa satura di giallo, un «fulmine luminoso» che squarcia il bianco del Museion Passage. Per l’artista il rosso non è un vezzo estetico, ma una necessità di resistenza visiva. «L’acciaio specchiato assorbe il contesto, si perde tra i riflessi delle insegne urbane o delle biciclette. Il rosso, invece, dà energia, indica una direzione, trasforma la struttura in un segno forte che traccia lo spazio». Il colore guida tra i titoli emblematici della mostra. Hommage è un abbraccio aperto posato sul pavimento, Passage riprende il nome del luogo che la ospita, Geöffnet-aperto invita fisicamente a entrare nella scultura per una sosta contemplativa e Pro-tetto si lancia verso l’alto, sfruttando l’altezza vertiginosa del soffitto per offrire una protezione simbolica, un rifugio ovale sospeso.
Una scultura urbana
«Siamo di fronte a un’opera che ci appartiene, che ha costruito la nostra scultura urbana», osserva il direttore Bart van der Heide sottolineando come Habicher sia «l’artista ideale per attivare il piano terra del museo, luogo di transito gratuito e senza barriere». La presidente di Museion Marion Piffer Damiani vede in questa nuova collaborazione «l’avvio perfetto per la campagna Museiopolis: l’idea di un’arte che si integra nella polis, nella vita quotidiana della città».
Il dialogo iniziato nel 1991, quando Habicher puntellava i corridoi dell’allora sede del museo con strutture che sembravano sorreggere i soffitti pronti a cedere, oggi si espande oltre le pareti di vetro. «Già allora il tema focale era il dialogo con lo spazio - ricorda l’artista -. Volevo creare una struttura che disegnasse un suo spazio interno, fluido tra esterno e interno». Questa eredità raggiunge oggi anche il Cubo Garutti nel quartiere Don Bosco a Bolzano, dove una nuova opera site-specific porterà la poetica dell’acciaio flessibile in periferia, collegando idealmente il centro alla zona residenziale. «Il patrimonio del museo è in sé Memory in Motion - evidenzia la curatrice Elena Bini -, una memoria in movimento che cambia pelle nell’interazione con il pubblico e con un visore di realtà aumentata curato da Camillo Ciuccoli, che permette di entrare virtualmente nell’officina dell’artista». Il progetto grafico di Matteo Campostrini accompagna la narrazione visiva, il 10 maggio un concerto di percussionisti faranno suonare fisicamente le putrelle rosse di Habicher. «Le mie strutture si muovono e suonano con l’umore- dice l’artista - , l’acciaio, se plasmato con intelligenza, può diventare una vibrazione aperta al mondo. Una scommessa che trasforma la pesantezza dell’industria nella leggerezza del pensiero».
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22 febbraio 2026 ( modifica il 22 febbraio 2026 | 18:07)
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