La favola nera del principe azzurro
La caduta verticale dell'ex principe Andrea, uomo nato fortunato, dovrebbe aiutarci a riflettere su quanto accade intorno a noi: perché nelle favole, come sappiamo, succedono anche cose brutte
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La favola nera del principe azzurro
Beppe Severgnini | 21 febbraio 2026La caduta verticale dell'ex principe Andrea, uomo nato fortunato, dovrebbe aiutarci a riflettere su quanto accade intorno a noi: perché nelle favole, come sappiamo, succedono anche cose brutte
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Non è solo drammatica, la parabola di Andrea, professione ex-principe. È anche istruttiva. La caduta verticale di un uomo fortunato — per nascita, per aspetto, per fascino e potenziale — dovrebbe aiutarci a riflettere su quanto accade intorno a noi. Le vicende delle celebrità sono, infatti, le favole moderne. E nelle favole, come sappiamo, succedono anche cose brutte.
Quando, in un’altra era geologica, ero corrispondente a Londra, il principe Andrea, amato terzogenito della regina Elisabetta, si sposava con la rossa Sarah Ferguson, detta Fergie. Lei diventò celebre per una dichiarazione: «Mai che lo sciacquone nei bagni del castello di Windsor funzioni subito quando premi il pulsante…». Lui era conosciuto, confidenzialmente, come Randy Andy, Andrea il Mandrillo. Ma vivevamo ancora nell’età della deferenza. Governanti, miliardari e reali, negli anni Ottanta, godevano di una specie di immunità.
Quello che è successo poi alle celebrità, lo sappiamo. Non avevamo capito però quanto fossero incoscienti. Ricchezza smisurata e fama digitale hanno convinto alcuni che tutto fosse consentito. Qualunque eccesso, qualsiasi provocazione, ogni perversione. L’hanno fatta franca, per un po’. Poi è arrivato il conto.
Il conto, in Gran Bretagna, è arrivato in dollari. Jeffrey Epstein e la sua corte erano affascinati dal profumo d’Inghilterra: la tradizione, i riti, gli accenti. E hanno pensato di comprarselo. Alcuni inglesi erano pronti a vendere.
Non c’è solo Andrea Mountbatten Windsor — un nome che, ai nuovi ricchi USA, provoca un aumento della salivazione. C’è anche Peter Mandelson, spedito sciaguratamente a guidare l’ambasciata britannica a Washington DC: anche lui ritratto in mutande alla corte di Epstein, fra miliardari viziosi, politici allupati, registi morbosi e ragazzine plagiate.
Nella storia sono i vecchi imperi a corrompere i nuovi potenti: stavolta è accaduto il contrario. Una deriva inevitabile? Forse. Di sicuro, per certi personaggi, lo scopo della vita si riassume in tre parole: lusso, privilegi, piacere. Qualcuno si starà chiedendo: e noi che possiamo fare? Be’, non idolatrarli, per cominciare.
21 febbraio 2026
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