Nel cuore degli anni ‘80, da Sottsass a Zanini e Postal: opere e oggetti per rileggere il passato prossimo
Inaugurata alla Galleria Civica di Trento la mostra dedicata a «design, interfaccia, colore» di un decennio discusso e mitizzato
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Nel cuore degli anni ‘80, da Sottsass a Zanini e Postal: opere e oggetti per rileggere il passato prossimo
di Sara SantoliniInaugurata alla Galleria Civica di Trento la mostra dedicata a «design, interfaccia, colore» di un decennio discusso e mitizzato
Dinamiche globali e storia locale che partecipano insieme alla nascita e il consolidamento del sistema dell’arte trentino, dallo spazio di Palazzo delle Albere all’istituzionalizzazione del Mart nel 1987, fino allo sviluppo della stessa Galleria Civica. E poi opere d’arte, oggetti di design e progetti architettonici, che invitano a ragionare sulle ambiguità di un’epoca: negli spazi della Galleria Civica di Trento il Mart ha inaugurato «HIT LIST 80. Design, interfaccia, colore», in programma da oggi al 28 giugno 2026. Curata dal collettivo Campomarzio con Margherita de Pilati e Gabriele Lorenzoni, la mostra prosegue idealmente il percorso avviato nel 2017 con «Almanacco 70», spostando lo sguardo sul decennio successivo e sulle sue tensioni irrisolte. «È di fatto la continuazione del lavoro iniziato allora - spiega Pietro Ambrosini di Campomarzio - quando avevamo indagato gli anni Settanta; ora affrontiamo gli Ottanta con lo stesso approccio multidisciplinare: arte, architettura e, in questo caso, anche design». Si tratta di un decennio che, rispetto al precedente, appare meno catalogabile, più scivoloso: «Indagare gli anni ’80 è un’attività molto più complessa e ambigua - sottolinea Ambrosini - perché ci manca ancora la distanza temporale storico/critica necessaria a comprenderla a fondo e, soprattutto, gli anni Ottanta sono di per sé un decennio liquido, difficile da definire con categorie rigide o interpretazioni univoche».
Gli anni Ottanta, tra Guerra Fredda e avvio dell’era digitale
La mostra si propone come laboratorio critico e il sottotitolo - Design, interfaccia, colore - indica una delle chiavi di lettura: l’arte come luogo di scambio tra immagine, oggetto e spazio. «Non è un’operazione nostalgica come potrebbe essere una serie tv che ne rievochi l’estetica - chiarisce Ambrosini - si tratta invece di una mostra che attraversa quel periodo e la sua complessità». Gli anni Ottanta, tra Guerra Fredda e avvio dell’era digitale, segnano una ridefinizione profonda dei linguaggi: in architettura, il modello speculativo convive con le ultime istanze utopiche; nell’arte si assiste a un ritorno alla figurazione e a una nuova spinta commerciale; nel design, l’oggetto diventa icona e sistema di valori.
Oggetti di consumo e arredi
È la stagione di Ettore Sottsass jr. e di Marco Zanini, protagonisti dell’esperienza di Memphis Milano, di cui la mostra presenta arredi e oggetti: «Figure molto eclettiche e molto affascinanti - ricorda Ambrosini - di cui in mostra ci sono oggetti di consumo e arredi che ne raccontano l’estro». Si tratta di un periodo che sembra prendere le distanze dalle grandi narrazioni ideologiche dei decenni precedenti, che negli anni Ottanta si dissolvono appunto in una pluralità di voci. Tra queste, emerge la figura di Umberto Postal, artista trentino capace di incarnare le tensioni del periodo: autodidatta e visionario, Postal concepisce l’opera come dispositivo relazionale, mettendo in dialogo immagini e supporti elettronici e anticipando questioni che diventeranno centrali con la diffusione dei media digitali. Accanto a lui, le ricerche di Elena Fia Fozzer con i suoi quadri componibili, vere e proprie interfacce attivabili dallo spettatore, e i progetti di architetti come Gian Leo Salvottide Bindis e Giovanni Stainer, interpreti di un’epoca in cui anche l’edificio tende a farsi oggetto. «Anche oggi progettiamo edifici/oggetti - osserva Ambrosini - e l’idea di trasmutazione dell’architettura in design non è l’unico prodotto degli anni Ottanta ancora presente nelle nostre vite».
Espansione urbana
Una constatazione vera non solo sul piano formale: il centro commerciale come modello di sviluppo, l’espansione urbana, la trasformazione del cittadino in consumatore sono eredità ancora visibili di quegli anni. «Anche le questioni aperte allora, dal debito pubblico al consumo di suolo, proiettano effetti sul contemporaneo», aggiunge Ambrosini, ed è forse questa l’immagine più fedele degli anni Ottanta: un crocevia di eredità e anticipazioni, di slanci e contraddizioni, che HIT LIST 80 invita ad esplorare senza nostalgie.
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21 febbraio 2026 ( modifica il 21 febbraio 2026 | 18:27)
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