Musei del Vomero, la neo direttrice Almerinda Padricelli: «Tre siti, un unico palcoscenici a cielo aperto»
Corriere della Sera - Cultura

Musei del Vomero, la neo direttrice Almerinda Padricelli: «Tre siti, un unico palcoscenici a cielo aperto»

Sabato 21 febbraio 2026
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Dopo Palazzo Reale e San Carlo dove ha dimostrato di essere una fuoriclasse dei cronoprogrammi, è la prima a guidare il nuovo polo con Castel Sant’Elmo, Certosa di San Martino e Villa Floridiana con il Museo Duca di Martina.

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Musei del Vomero, la neo direttrice Almerinda Padricelli: «Tre siti, un unico palcoscenici a cielo aperto»

di Natascia Festa

Dopo Palazzo Reale e San Carlo dove ha dimostrato di essere una fuoriclasse dei cronoprogrammi, è la prima a guidare il nuovo polo con Castel Sant’Elmo, Certosa di San Martino e Villa Floridiana con il Museo Duca di Martina.

Architetto che ha lavorato molto bene già al San Carlo e a Palazzo Reale, è una fuoriclasse del cronoprogramma la prima direttrice dei Musei nazionali del Vomero. Almerinda Padricelli guiderà il polo istituito dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano nel 2024 che comprende i complessi monumentali della zona collinare di Napoli: Castel Sant’Elmo, Certosa di San Martino e Villa Floridiana con il Museo Duca di Martina. Tra la loro nascita e la nomina per concorso, il neo-raggruppamento di siti del Mic è stato guidato dallo stesso direttore generale Massimo Osanna, attraverso l’interim affidato a Luigi Gallo (ora nominato al vertice dei Musei nazionali di Bologna). Da un anno al prestigioso Lirico napoletano, dov’è Dirigente direttore dell’Area Patrimonio (Lavori pubblici, manutenzione, sicurezza e salute) al quale è approdata dopo 4 anni a Palazzo Reale (2021-2024), per il quale è stata Funzionario architetto e segretario amministrativo, coordinando gli uffici patrimonio, tutela, acquisti, gare e contratti, ora è per la prima volta direttrice. Un doppio debutto in prima fila, per lei e per i Musei. 

Come comincia questo nuovo corso? 
«Sono davvero molto felice perché ogni inizio porta con sé progettualità e visione. Lavorerò nel solco delle iniziative già tracciate dal direttore generale Osanna e, riflettendoci, credo di aver capito perché, a parte il curriculum, sia stata scelta per questo incarico che mi onora». 

E qual è questo perché? 
«Da funzionario, ho gestito il passaggio di Palazzo Reale da monumento a Museo autonomo. E tutto sommato questo polo nascente traghetta meravigliosi complessi d’arte da una identità e gestione individuale a una unitaria che è di per sé innovativa». 

In un paese sempre in ritardo che rinvia al mittente i finanziamenti per incapacità di spesa, lei è una fuoriclasse del cronoprogramma: in tre anni ha sfruttato fino all’ultimo centesimo 23 milioni per Palazzo Reale e 10 per la ristrutturazione del San Carlo. Ottimi precedenti per i Musei del Vomero. Come fa? 

«Spesso i fondi non riescono a essere spesi per procedure burocratiche e ostacoli amministravi che creano lungaggini, bloccano il processo e s’arriva fuori tempo massimo. Io cerco semplicemente soluzioni. Sono un tecnico e questo è il mio mestiere, ma devo dire che quest’ultimo anno al San Carlo mi ha offerto molto di più: ho potuto arricchire le mie conoscenze ben oltre patrimonio e cantieri. Lavorare nella fabbrica della creatività apre la mente e questa apertura la porto in questo nuovo incarico. Da una parte metterò in gioco il sapere, se vogliamo ingegneristico dei finanziamenti pubblici e privati, dall’altro ho già una visione creativa con la quale poter rileggere questi siti così pieni di potenziale, ma che finiscono per essere un luogo di passaggio da cui ammirare Napoli dall’alto: si transita di lì, non li si vive davvero». 

Sfida «una e trina». 

«Sì, soprattutto perché si tratta di tre musei diversi tra loro: c’è una Certosa trecentesca, un Castello ancora più antico, un monastero che da gotico fiorisce nel Barocco, e una villa dell’Ottocento con un grande polmone verde. Sono tre complessi monumentali con una propria identità e ravvicinati nello spazio. Sto già studiando per comprendere bene le loro caratteristiche le loro fragilità. Uno dei primi passi sarà adeguarli a tutte le norme della fruizione. Tra i tanti messaggi che mi sono arrivati molti con le congratulazione mi suggerivano una domanda: perché siti così preziosi ed unici sono poco visitati in una Napoli dai numeri altissimi? Non certo per la logistica essendo ben serviti da metro e funicolari. Allora perché? Dunque un altro passo sarà approfondire le singole storie che hanno attraversato i tre edifici e capire i punti di contatto e le connessioni possibili tra loro». 

Come? Ha già un’idea? 
«Immagino comunicazione e biglietti integrati con un unico logo, un unico sito web, App, una segnaletica efficace ed identificativa dei Musei Nazionali: un’identità nuova che inglobi i tre tipi di linguaggi diversi con cui finora i siti si sono raccontati all’esterno. Sarà interessante creare percorsi tematici trasversali che includano il verde, itinerari con combinazioni cromatiche, volumetriche, prospettiche. Vorrò ripristinare il rapporto con i giardini, aprendone settori ora chiusi al pubblico, dilatando il loro fascino intramontabile che non viene sfruttato abbastanza. Nelle forme di connessione tra i siti punterò ancor più di quanto non si sia fatto finora sui linguaggi dell’arte, della cultura e dello spettacolo perché quei terrazzi sono palcoscenici a cielo aperto, pronti per diventare attrattivi per un pubblico variegato. Fra un po'm avremo l'America's cup che è la prima occasione straordinaria per offrirli ad una fruizione internazionale». 

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21 febbraio 2026

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