Marina Miranda, docente, parlerà della Cina di Xi Jinping, della sua economia e delle relazioni con gli Stati Uniti
Appuntamento alle 18 all'auditorium San Barnaba con la docente alla Sapienza di Roma (e autrice). L’incontro, nell’ambito del ciclo «Un mondo fuori controllo» promosso dal Comune di Brescia e dalla Fondazione Clementina Calzari Trebeschi
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Marina Miranda, docente, parlerà della Cina di Xi Jinping, della sua economia e delle relazioni con gli Stati Uniti
di Thomas BendinelliAppuntamento alle 18 all'auditorium San Barnaba con la docente alla Sapienza di Roma (e autrice). L’incontro, nell’ambito del ciclo «Un mondo fuori controllo» promosso dal Comune di Brescia e dalla Fondazione Clementina Calzari Trebeschi
Se ne parla, se ne scrive, se ne raccontano le magnifiche sorti economiche, ma se ne sa poco, a volte nulla, se non che da tempo è il grande competitor che toglie il sonno alla Casa Bianca. Stiamo parlando della Cina, un gigante da 1 miliardo e 400 milioni di abitanti, in ascesa economica ma anche molto complesso da decifrare.
Martedì alle 18, all’auditorium San Barnaba, Marina Miranda, ordinaria di Storia della Cina contemporanea alla Sapienza e autrice di numerosi volumi e saggi – l’ultimo dei quali è Ideologia e riforma politica in Cina (2022) – cercherà di diradare almeno qualche nube. L’incontro, nell’ambito del ciclo «Un mondo fuori controllo» promosso dal Comune di Brescia e dalla Fondazione Clementina Calzari Trebeschi, si concentrerà sulla Cina di Xi Jinping, in particolare su alcuni aspetti di politica interna e internazionale, fino alla contesa con gli Stati Uniti.
«Una contesa che è reale — spiega la docente — una competizione che si gioca sul fronte delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale, ambiti nei quali la Cina è davvero molto avanti». La seconda presidenza Trump, osserva, non rappresenta per Pechino un antagonista inatteso: «Anzi, i cinesi dispongono di think tank molto solidi, che i vertici politici ascoltano, e per loro il presidente statunitense è in realtà piuttosto prevedibile. È anche per questo che la guerra dei dazi, che noi come Unione europea abbiamo subito in modo indecoroso, in Cina è stata gestita in tutt’altra maniera».
La Cina, che non è mai stata una democrazia, è comunque un Paese in evoluzione anche sul piano delle dinamiche politiche interne. «Visto da fuori il sistema sembra stabile, ma non è così, come dimostra anche il recente braccio di ferro con l’esercito, attraverso diverse epurazioni ai vertici». Dove porterà questa situazione non è, ovviamente, immaginabile al momento. «Ci sono differenze sociali enormi, la situazione economica è meno buona di quanto si possa pensare, ci sono molti problemi e c’è un’ ebollizione sotto traccia difficile da percepire da qui. Dopodiché il Partito comunista tiene: ha una classe dirigente molto più preparata della nostra e sa come mantenere il Paese in pugno». Sapendo che, ricorda Miranda, «parlare di un’unica Cina è in realtà fin troppo generico: di Cine ve ne sono diverse, a partire dalle enormi differenze tra la zona costiera, molto sviluppata, e le aree interne, ancora prevalentemente rurali».
Senza contare le distanze culturali ed etniche tra la maggioranza Han e le regioni non Han, come il Tibet e lo Xinjiang. La compattezza apparente ha dunque molte sfumature, e non tutte rassicuranti. Anche sul piano internazionale il quadro è più articolato di quanto sembri. «Il rapporto con la Russia appare senza incrinature – spiega la docente – ma la guerra in Ucraina ha in realtà messo molto in difficoltà la Cina», costretta a muoversi su un crinale sottile tra interessi strategici, equilibri economici e reputazione globale. Martedì, all’auditorium San Barnaba, un’occasione per capire meglio un attore decisivo degli equilibri mondiali.
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21 febbraio 2026
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