Aldo Cazzullo: «Francesco era un uomo di pace e noi facciamo la guerra, amava la natura e noi la distruggiamo. Oggi il suo messaggio è disatteso»
Il 26 febbraio al Teatro Colosseo di Torino va in scena «Francesco», lo spettacolo con i testi e la voce narrante di Aldo Cazzullo, vicedirettore del Corriere della Sera, e le musiche di Angelo Branduardi
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Aldo Cazzullo: «Francesco era un uomo di pace e noi facciamo la guerra, amava la natura e noi la distruggiamo. Oggi il suo messaggio è disatteso»
di Paolo MorelliIl 26 febbraio al Teatro Colosseo di Torino va in scena «Francesco», lo spettacolo con i testi e la voce narrante di Aldo Cazzullo, vicedirettore del Corriere della Sera, e le musiche di Angelo Branduardi
Angelo Branduardi e Aldo Cazzullo
San Francesco il primo italiano, ancora attuale nei suoi insegnamenti. Nell’800esimo anniversario dalla morte, va in scena Francesco, spettacolo con i testi e la voce narrante di Aldo Cazzullo, vicedirettore del Corriere della Sera, e le musiche di Angelo Branduardi eseguite dal vivo con il pianista Fabio Valdemarin. L’opera, al Teatro Colosseo giovedì 26 febbraio, nasce da Francesco: il primo italiano di Aldo Cazzullo (Harper Collins). Il libro, uscito lo scorso anno, è stato il saggio più venduto in Italia del 2025.
Aldo Cazzullo, come nasce lo spettacolo?
«Mi sembrava bello portare a teatro la storia di Francesco e non c’era artista migliore di Angelo Branduardi. Tra l’altro il Cantico delle creature era una canzone, c’era anche la musica, purtroppo perduta, che mi piace immaginare simile a quella di Branduardi. La gente a teatro si commuove, è un’esperienza molto significativa. E abbiamo anche le immagini di Francesco, tratte soprattutto dall’opera di Giotto».
San Francesco è ancora attuale?
«Sì, perché il suo messaggio viene disatteso. Era un uomo di pace e noi facciamo la guerra, amava la natura e noi la stiamo distruggendo, parlava di dignità umana ma noi la stiamo calpestando. Quando scrive una lettera a tutti gli abitanti della Terra si rivolge ai bambini, che nel Medioevo erano considerati come degli adulti più piccoli, mentre le donne erano di proprietà dell’uomo. Il suo messaggio è che siamo fatti tutti della stessa sostanza, ma nessuno di noi si salva da solo. In una società gerarchica come quella medievale, diceva che non ci sono ricchi e poveri, ma siamo tutti uguali, fratelli».
Dunque che messaggi può ancora trasmetterci oggi?
«Disse frasi quasi profetiche, come quando spiegò che il potere va dato a chi non lo vuole, affinché non voglia l’applauso del popolo ma il suo bene. E che ognuno deve essere remunerato in base al proprio lavoro e non in base alla sua autorità. Oggi viene pagato lo status. L’altra cosa su cui è molto attuale è il rapporto con la morte: per lui era una creatura di Dio e la chiamava “sorella”. Noi vagheggiamo di diventare immortali e stiamo progettando un mondo post umano, con creature che avranno come memoria la rete e saranno molto più intelligenti di noi; perciò, non si capisce perché dovrebbero obbedirci».
Perché è stato «il primo italiano»?
«Non solo perché ha scritto la prima poesia in italiano e ha inventato il Presepe, o perché ha reinventato la pittura. Francesco è il precursore dell’umanesimo, un grande dono che noi italiani abbiamo fatto alla civiltà: l’essere umano al centro del mondo».
L’Italia è stata al centro del mondo con l’umanesimo e con l’arte. I tempi sono cambiati?
«La civiltà umanista, nata qui in Italia, è ancora viva. Francesco partecipò alle Crociate per fermare la guerra. Resta lo spirito di dialogo e rispetto verso altre fedi e culture, consapevoli dei nostri valori, come la dignità e la libertà della donna. Se oggi i nostri militari sono considerati i più bravi al mondo nelle missioni di pace è perché sono capaci di dialogo. L’Europa è in una fase di declino e, come dice il Cancelliere Merz, “ci siamo auto inflitti una dipendenza dagli Stati Uniti per la sicurezza”. Non mi pare che l’Europa abbia preso una via che porta all’integrazione, ma va verso il ritorno degli stati nazionali che da soli possono fare poco. L’umanesimo è l’atteggiamento giusto per affrontare questi tempi».
Papa Bergoglio aveva scelto come nome Francesco per portare avanti il suo messaggio?
«La scelta è stata significativa, ma quando, nel suo secondo discorso, ha detto “vorrei una Chiesa povera per i poveri” si è giocato mezza curia romana. Non ha torto Ruini quando dice che è stato più amato dai non credenti. È stato un grande Papa, ha commesso anche degli errori ma mi conforta avere ora un Papa che porta il nome del migliore amico di San Francesco, Leone».
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21 febbraio 2026
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