Salvare la Hoepli di Milano e la civiltà della libreria
Salvare la Hoepli di Milano e la civiltà della libreria
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
ho letto della possibile chiusura della libreria Hoepli. Io non desidero rinunciare alla possibilità di continuare a godere di una libreria in centro, fornita, con personale capace e di quattro piani in cui si può spaziare senza essere pressati da promozioni né offerta di brioche e caffè.Francesco Mitarotonda
La crisi di Hoepli è anche il segno di un’epoca. Piangiamo l’editore che scompare, ma come può sopravvivere un avamposto culturale contro gruppi editoriali che possiedono tv, radio, quotidiani e un battage pubblicitario inarrivabile?Bart Lazzaro
Cari lettori,
Credo che le difficoltà della Hoepli siano legate a differenze di visione tra gli azionisti. L’editoria è un mestiere faticoso: la tentazione di vendere un palazzo nel centro di Milano e risolvere così le proprie questioni economiche per generazioni è comprensibile. Speriamo non finisca così. Ma il punto è proprio questo: conviene adibire un palazzo nel centro di Milano a libreria e casa editrice? Nel centro di Milano ci sono cinque grandi librerie: oltre a Hoepli, Feltrinelli Duomo, Mondadori Duomo, Rizzoli e San Paolo. Sono bellissime, vanno bene, vi lavorano persone competenti e appassionate, che incontro più volte ogni anno. Feltrinelli ha appena aperto la quindicesima libreria in città, Mondadori in questi anni ha investito sulle librerie, come Giunti. Molte librerie indipendenti rappresentano punti di incontro preziosi per i vari quartieri. Tuttavia il libro non è certo il bene più profittevole da vendere. Se non si troverà un meccanismo per aiutare le librerie, e vincolare gli edifici alla destinazione d’uso — come si è fatto a Parigi, dove tra ristoranti e jeanserie sopravvivono sia vecchi cinema sia librerie storiche come la Librairie Polonaise di Saint-Germain —, molte librerie rischieranno di chiudere. Il motivo è semplice. La Rete sta distruggendo tutto quello che gli uomini hanno scritto, composto, pensato per secoli e secoli. Dischi, giornali, teatri sono in difficoltà. Sono tutti davanti al telefonino, ad assecondare lo spirito del nostro tempo: il narcisismo di massa. I libri resistono anche perché sono salvati dal senso del possesso: questo libro è mio, non tuo, mio (non a caso gli e-book non hanno sfondato). E poi come regalo non costano molto e spesso fanno fare una degna figura. Ma prima o poi la Rete arriverà a macinare pure i libri. E non vorrei succedesse come ai giornali di carta: meno se ne vendono, più edicole chiudono; più edicole chiudono, meno giornali si vendono. Un circolo vizioso in cui rischiano prima o poi di cadere anche le librerie, se non si farà nulla per salvarle. Il bonus per gli under 18 funzionava; infatti l’hanno abolito o fortemente ridimensionato. Ma il potere vuole cittadini che leggono, pensano, riflettono, discutono? O preferisce narcisi da social?
21 febbraio 2026
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