Anita, l’altra Orbán e la svolta possibile
Non è parente del teorico della «democrazia illiberale» che governa da 16 anni e combatte su linee opposte. Potrebbe essere la nuova ministra degli Esteri ungherese
Anita, l’altra Orbán e la svolta possibile
Paolo Lepri | 20 febbraio 2026Non è parente del teorico della «democrazia illiberale» che governa da 16 anni e combatte su linee opposte. Potrebbe essere la nuova ministra degli Esteri ungherese
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«Non sono parenti» dice Péter Magyar, sorridendo, nel presentare Anita Orbán come «futura ministra degli Esteri» del suo eventuale governo. Appare evidente l’allusione del leader di Tisza (il Partito del Rispetto e della Libertà che secondo alcuni sondaggi potrebbe vincere le elezioni del 12 aprile) al teorico della «democrazia illiberale» che governa l’Ungheria da sedici anni. È «l’elefante nella stanza», ha affermato il cancelliere tedesco Friedrich Merz ricordando che nella settimana successiva alla visita a Mosca compiuta da Viktor Orbán nel luglio 2024 per incontrare Vladimir Putin senza un mandato europeo «ci sono stati attacchi devastanti alle infrastrutture civili ucraine».
I nomi contano, soprattutto quando è in gioco l’avvenire dell’Europa. Sembra impossibile dimenticarli. «Io mi chiamo Donald» ha detto ironicamente il Primo ministro polacco Tusk, per rispondere alla battuta di Magyar, prima di stringere la mano alla «futura ministra degli Esteri» in quel colloquio avvenuto durante la Conferenza di Monaco. E, pochi giorni dopo, mentre Marco Rubio era a Budapest per sostenere il premier ungherese, il rivale di Viktor (al quale è stato vicino prima di fondare Tisza nel 2024, ottenendo 7 seggi su 21 al Parlamento europeo) ha invitato il segretario di Stato americano per celebrare il settantesimo anniversario della rivoluzione del 1956. «Sarà ricevuto il 23 ottobre — ha annunciato — da un’altra Orbán: Anita Orbán. Ciò che non cambierà, invece, è il nostro impegno a rafforzare le relazioni con gli Stati Uniti».
Certo, il rapporto con l’America va salvato, anche se l’Europa (un’Europa in cui l’Ungheria non sia più in continuo conflitto) deve e può fare da sola in molti campi. Il portale di notizie Telex sottolinea che Anita Orbán (cinquantuno anni, tre figli, studi negli Stati Uniti) ha fatto parte «della defunta ala euro-atlantica di Fidesz». Nessuno meglio di lei può sapere — in una campagna elettorale che Tisza sta concentrando sui problemi della qualità della vita (molto peggiorata) dei cittadini — che il futuro della nazione non può essere affidato a Trump e Putin. E ancora una volta a Viktor Orbán, un uomo che ritiene — come osserva il politologo András Bíró-Nagy su The Guardian — che «contino soltanto le relazioni personali e la forza». Non è l’unico, purtroppo.
20 febbraio 2026
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