Beatrice Venezi: «Alla Fenice hanno paura del nuovo: gli abbonati hanno più di 80 anni, serve attrarre altro pubblico. Contro di me sessismo»
Corriere della Sera - Cultura

Beatrice Venezi: «Alla Fenice hanno paura del nuovo: gli abbonati hanno più di 80 anni, serve attrarre altro pubblico. Contro di me sessismo»

Venerdì 20 febbraio 2026
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Venezia, la direttrice del Gran Teatro intervistata in Argentina: «Proteste contro di me per attaccare il governo». Intanto la Cgil querela il giornalista Andrea Ruggieri: definì i musicisti «quattro pippe»

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Beatrice Venezi: «Alla Fenice hanno paura del nuovo: gli abbonati hanno più di 80 anni, serve attrarre altro pubblico. Contro di me sessismo»

di Gloria Bertasi

Venezia, la direttrice del Gran Teatro intervistata in Argentina: «Proteste contro di me per attaccare il governo». Intanto la Cgil querela il giornalista Andrea Ruggieri: definì i musicisti «quattro pippe»

Beatrice Venezi alla Giudecca per la visita al carcere femminile di Venezia (foto Sabadin/Vision)

Le proteste sulla nomina «una questione politica» intrisa di sessismo («ce ne è molto in Italia») ma anche «un modo per attaccare il governo». Gli abbonati, poi, della Fenice di Venezia «hanno più di ottanta anni»: il nuovo «li spaventa». Nove giorni fa, prima e dopo la sua lectio magistralis al carcere femminile della Giudecca, aveva scelto il silenzio. Come, d’altronde, è stato dal giorno della sua nomina il 22 settembre 2025 cui, immediatamente, sono seguite polemiche e proteste. In quasi cinque mesi, la futura direttrice musicale della Fenice, Beatrice Venezi, non si è mai sbilanciata (a parte la battuta a Pisa sulle spillette degli orchestrali). Fino a tre giorni fa: intervistata da El Clarin, uno dei principali quotidiani argentini, alla domanda sulla bufera esplosa alla sua nomina, Venezi, questa volta, ha deciso di replicare e di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. E se la spilla di Swarovski sfoggiata a Pisa a fine gennaio in risposta alle spillette «anti-Venezi» con la chiave di violino e il cuore degli orchestrali era sembrata una provocazione, facile che le parole (o meglio, il j’accuse) della direttrice d’orchestra ora scatenino una lunga scia di rimostranze.

«Alla Fenice abbonati di 80 anni, serve nuovo pubblico»

«Ho scelto di non reagire, di non parlare, perché mi sono resa conto che in quella società la verità non interessa a nessuno — spiega Venezi —. Ho scelto di concentrarmi su ciò che mi interessa e mi fa stare bene con me stessa, ovvero la musica, il mio lavoro. Ciò che sono e ciò che so fare». Ciò detto, la direttrice sottolinea: «Sono rimasta molto sorpresa da tutto l’affetto che ho ricevuto da così tante persone. Mi ha dato molta forza». Necessaria a fronte di continui attacchi: «Ho capito di essere nel mezzo di una questione politica; era come un modo per attaccare l’attuale governo. C’erano anche le elezioni in Veneto, di cui Venezia fa parte — spiega a El Carlin —. Oltre a ciò, era un fattore aggravante il fatto che stessero attaccando una lavoratrice, una donna. C’è molto sessismo in Italia. Dopo il momento difficile, ho pensato: “Hanno paura del nuovo”». Eppure, continua, «Venezia ha bisogno di attrarre nuovi pubblici che arrivano dal turismo. Gli attuali abbonati hanno più di 80 anni. Se non proviamo a fare qualcosa di diverso nel mondo dell’arte, dove possiamo farlo? Altrimenti, i teatri diventano musei. Entrerò in carica a ottobre», conclude.

La Cgil querela il giornalista

Nessun dietrofront, dunque, nonostante proteste e polemiche che arriveranno anche in tribunale: Cgil presenterà querela per diffamazione, per conto di tredici professori d’orchestra, contro Andrea Ruggieri, giornalista ed ex onorevole di Forza Italia che ha definito i musicisti della Fenice «quattro pippe». Nel difendere Venezi «acclamata in tutto il mondo — ha detto — e in Italia si trova ad essere valutata da quattro pippe» il cui curriculum nulla ha a che vedere «con l’eccellenza di quello della direttrice».
Intanto giovedì il consiglio di indirizzo del teatro ha approvato il budget del triennio 2026-2028 deliberando di corrispondere la prima quota del welfare del 2025, la cui erogazione era stata bloccata nei mesi scorsi. «La priorità resta la tutela del prestigio del teatro e del rispetto per chi ci lavora, la cui professionalità è riconosciuta a livello mondiale — dice il sovrintendente Nicola Colabianchi —. Auspichiamo il ritorno a un confronto sereno e costruttivo».

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