Teresa Saponangelo: De Filippo è un classico, altro che datato. Capuano e Sorrentino? Due registi liberi, non vogliono compiacere il pubblico
Corriere della Sera - Cultura

Teresa Saponangelo: De Filippo è un classico, altro che datato. Capuano e Sorrentino? Due registi liberi, non vogliono compiacere il pubblico

Venerdì 20 febbraio 2026
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L'attrice al teatro Bellini di Napoli da martedì 24 in «Sabato, domenica e lunedì». «La mia Rosa Priore sarà un po' scugnizza come me. Le narrazioni criminali di Napoli mi hanno stancato»

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Teresa Saponangelo: De Filippo è un classico, altro che datato. Capuano e Sorrentino? Due registi liberi, non vogliono compiacere il pubblico

di Mirella Armiero

L'attrice al teatro Bellini di Napoli da martedì 24 in «Sabato, domenica e lunedì». «La mia Rosa Priore sarà un po' scugnizza come me. Le narrazioni criminali di Napoli mi hanno stancato»

Teresa Saponangelo

«Io sarò una Rosa Priore un po’ scugnizza. Non potevo trasformarmi in una matrona, non è nella mia sensibilità, così ho cercato di portare a me il personaggio. Chiaramente con uno sforzo di credibilità». Teresa Saponangelo è una grande professionista, versatile e intensa, come sa bene il suo pubblico e come testimoniano i premi vinti, dall’Ubu al David, tra teatro e cinema. Al Bellini di Napoli da martedì sarà la protagonista di «Sabato, domenica e lunedì» insieme a Claudio De Palma, per la regia di Luca De Fusco. 

Saponangelo, lei torna in scena affrontando un classico della drammaturgia napoletana. Come si sente nei panni di una donna alle prese con il ragù, oggetto dello scontro con il marito? 
«È davvero un grande classico. E il mio ruolo è dinamico, ha una sorprendente ricchezza di toni: lei è buffa, ironica, arrabbiata. Il lavoro poi ha una caratura internazionale, mostra come Eduardo sia al livello di autori come Beckett o Pinter. Apprezzo anche il rigore degli eredi che non vogliono modifiche sul testo, perché in effetti è un meccanismo perfetto. Poi, a chi avanza il dubbio che sia una commedia datata replico che bisogna leggere tra le righe del testo. “Sabato domenica e lunedì” racconta certamente un altro tempo storico, restituisce il clima familiare degli anni Cinquanta, che oggi non esiste più. Ma le parole di Eduardo travalicano il tempo, parlano di attenzione, di cura, di rispetto per l’altro, soprattutto rispetto per il femminile. Il ragù e la camicia stirata diventano metafore. E poi c’è anche il discorso sull’emancipazione».  

In che senso? 
«Non è vero che Eduardo metta in scena figure femminili tradizionali. A partire da zia Memè, che si rivolge al marito con piglio molto moderno, dicendo che se gli sta bene resteranno insieme perché hanno un figlio, ma sennò lei è disposta a separarsi. Lei si sente legittimata a vivere un altro sentimento. Rosa Priore invece si trova a metà. Ascolta la cognata parlare e pensa che forse ha ragione. Anche lei rivendica attenzione. In generale, è il pubblico a decretare che “Sabato, domenica e lunedì” non è affatto datato, ma è una riflessione sulla coppia ancora valida». 

Altre grandi attrici si sono misurate in questo ruolo: come si è confrontata?
«Di solito non guardo alle altre attrici, per quanto bravissime. Cerco di trovare qualcosa del personaggio nel mio vissuto, nei modelli familiari che conosco per ottenere un barlume di verità. Da piccola ho conosciuto famiglie allargate, magari quelle delle mie amiche, con nonni, zii zitelli, parenti vari. Ho attinto a questi ricordi». 

Lei è attrice feticcio di Antonio Capuano e poi ha lavorato con Paolo Sorrentino, che di Capuano si dichiara allievo. Com’è stato lavorare con l’uno e l’altro? 
«Non è un caso che io abbia lavorato con l’uno e con l’altro. Ho un rapporto stretto con Antonio e questo mi ha portato a legare con Paolo. Sono amici, si stimano, ma sono molto diversi. Eppure hanno qualcosa in comune, per esempio entrambi non hanno preoccupazioni eccessive rispetto alla forma, non vogliono piacere per forza e nemmeno compiacere il pubblico. Si sentono liberi. Mi hanno insegnato entrambi il rigore». 

È vero che Capuano è molto severo? 
«Certo può essere impegnativo, ma ti restituisce così tanto che non puoi non essere grata. Chi lavora con lui riceve una vera formazione, dall’attore al tecnico. Ti insegna a guardare le cose in maniera diversa». 

Lei è una delle attrici italiane più versatili, cosa le piace di più? Televisione, cinema, teatro... 
«Mi piace cambiare, trasformarmi. Mi piace che nessun ruolo mi si appiccichi addosso. L’attore deve essere una tavolozza neutra che poi si colora». 

Cosa pensa del fatto che Napoli colonizzi l’immaginario in maniera così forte? Si può esaurire questa vena creativa? 
«Non credo. Napoli è sempre ricca di storie, almeno fino a quando continuerà ad essere abitata dai napoletani e non subirà gli eccessi dell’overtourism. Certo, se si snatura il centro storico perderemo molto... Ma la creatività non mi sembra proprio in via di esaurimento, anche se certi generi di narrazione criminale, action, polizieschi mi hanno stancato». 

Lei è di Taranto, ma ha vissuto l’infanzia a Napoli, ci torna spesso? 
«Sì, perché mia madre sta al Vomero. Abbiamo vissuto a Monte di Dio fino alla mia adolescenza. Era bellissimo, lì ho imparato il dialetto e ho conosciuto la vera Napoli. Il Vomero mi sembrò un quartiere molto più anonimo. Non è così, ma allora sentii molto la mancanza della parte più autentica della città». 

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