Una fiaba fra i fornelli nel romanzo di esordio di Lucia Visonà il sodalizio tra un giovane cuoco e un’anziana eccentrica
Corriere della Sera - Cultura

Una fiaba fra i fornelli nel romanzo di esordio di Lucia Visonà il sodalizio tra un giovane cuoco e un’anziana eccentrica

Giovedì 19 febbraio 2026
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La docente universitaria, veronese d'adozione ha pubblicato «Il cuoco giapponese», storia di sentimenti ambientata a Parigi

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Una fiaba fra i fornelli nel romanzo di esordio di Lucia Visonà il sodalizio tra un giovane cuoco e un’anziana eccentrica

di Francesca Visentin

La docente universitaria, veronese d'adozione ha pubblicato «Il cuoco giapponese», storia di sentimenti ambientata a Parigi

«Il cuoco giapponese in realtà non è giapponese, si chiama Hugo e viene da un paesino di seimila abitanti nel cuore della Francia. È stata Madame Laval a dargli quel soprannome». Inizia così il romanzo di esordio di Lucia Visonà Il cuoco giapponese (Einaudi, 200 pagine, 17,5o euro), una favola divertente e profonda che racconta del giovane Hugo e di una vecchia signora «dall’aria teatrale», Madame Laval, che lo trasforma in uno chef famoso. Visonà esordisce nella narrativa con una storia lieve e commovente. 

Docente di storia antica all’Università e traduttrice è veneta d’adozione perché Verona e dintorni li ha frequentati a lungo dal suo paese di origine proprio al confine veneto, Desenzano del Garda. Hugo «è arrivato a Parigi per studiare Legge alla Sorbona, con grande orgoglio del padre che a Saint Julien non si stancava di ripeterlo a amici e conoscenti: era diventato bravissimo a inserire in ogni conversazione le parole «mio», «figlio», «avvocato»... In realtà dopo le prime lezioni, Hugo non si è più fatto vivo alla Sorbona... Non ce la faceva a rimanere immobile per ore in quelle aule mentre un professore con gli occhiali e il riporto recitava a uno a uno gli articoli del codice di diritto civile...»
  
Il ragazzo capisce che le lezioni alla Sorbona non fanno per lui: molto meglio passare le giornate a bighellonare tra i boulevard, le piazze, gli arrondissement. Nel frattempo, mentre aspetta di capire cosa farà da grande, sbarca il lunario friggendo patatine nella scalcagnata guinguette di un parco appena fuori Parigi. Ma una sera, poco prima della chiusura, lo avvicina una vecchia signora avvolta in una pelliccia che ha conosciuto tempi migliori, Madame Laval (Margot): «Uno sguardo divertito, in cui gli sembra di leggere le tracce di una vita interessantissima, ma anche la promessa di nuove meraviglie». Madame mangia e beve, lo sommerge di parole, lo chiama «chéri», poi scompare senza pagare il conto.
Da quel momento diventeranno inseparabili tra piatti sofisticati, fughe da ristoranti costosissimi e libagioni con molte bottiglie sontuose.
 
Madame Laval trasformerà Hugo in uno chef sopraffino, gli insegnerà ricette dimenticate, inviterà a cena personaggi che sembrano appartenere a epoche lontane. Ma anche le amicizie gaudenti come la loro devono fare i conti con incomprensioni, mezze verità e bocconi amari. Due personaggi indimenticabili, quelli tratteggiati da Lucia Visonà, sullo sfondo una Parigi contemporanea, che è anche la città dove l’autrice attualmente vive.
Il primo incontro tra Hugo e Madame Laval è epico. Lei «cammina in modo un po’ ridicolo, instabile sui tacchi, come se avesse infilato male le scarpe. Sorride. Sulle guance ha due ovali perfetti di fard. Le labbra sottili, coperte da un rossetto arancione un po’ sbavato agli angoli lasciano intravedere una fila di denti piccoli, piccoli. Denti da bambina, pensa Hugo. Ma sono soprattutto gli occhi a colpirlo. 

Non tanto per il colore, di un azzurro slavato come un vecchio asciugamano. È per via di qualcos’ altro. Non si sarebbe mai aspettato che una signora di quell’ età... potesse avere occhi così brillanti... e uno sguardo furbo, divertito, in cui gli sembra di leggere le tracce di una vita interessantissima e la promessa di nuove meraviglie». Sembra di vederla la Madame Laval raccontata da Visonà e la particolarità narrativa dell’autrice è proprio una scrittura visiva, quasi cinematografica, che trasforma all’istante luoghi e personaggi in immagini molto nitide. Madame Laval ricorda l’eccentrica Zia Mame di Patrick Dennis, figura iconica della narrativa, creata 16 anni fa, ma ancora vivissima nel ricordo di lettrici e lettori. Un esordio sfavillante, non stupirebbe un rapido approdo a cinema o tivù di questo libro di Visonà.

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