Europa e Cina: un mondo adulto
Corriere della Sera - Cultura

Europa e Cina: un mondo adulto

Giovedì 19 febbraio 2026
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Aumenta il disallineamento con gli Usa. Crescono i punti di contatto con Pechino. In preparazione di un viaggio in Oriente, Carlo Rovelli presenta tre considerazioni sul gigante asiatico: ideologia, economia, liberalismo e comunismo. Il vecchio Continente è oggi sperso e frantumato, serve un’altra visione

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Europa e Cina: un mondo adulto

di CARLO ROVELLI

Aumenta il disallineamento con gli Usa. Crescono i punti di contatto con Pechino. In preparazione di un viaggio in Oriente, Carlo Rovelli presenta tre considerazioni sul gigante asiatico: ideologia, economia, liberalismo e comunismo. Il vecchio Continente è oggi sperso e frantumato, serve un’altra visione

Cao Fei, «Dash 180c», screenshot, 2026, videogioco di realtà virtuale (courtesy dell’artista)

In preparazione per una visita in Cina, che mi porterà a incontrare colleghi e intellettuali, ho studiato e cercato di ascoltare cosa quel grande Paese stia cercando di dirci, e cosa questo possa significare per noi. Ne ho tratto tre considerazioni, che vorrei condividere.

La prima è che è impressionante quanto sia diventato vistoso l’inaspettato allineamento ideologico fra Europa e Cina sulle grandi questioni che riguardano l’umanità intera, in contrasto con il disallineamento crescente fra Europa e Stati Uniti. In tutte le loro dichiarazioni, Europa e Cina sostengono le Nazioni Unite, la centralità della Carta dell’Onu, la legalità internazionale, la Corte internazionale di giustizia, l’Organizzazione mondiale della sanità, l’Unesco, e le altre strutture che l’umanità si è data per regolare questioni comuni. Non così gli Stati Uniti, che oggi dichiarano ostilità a queste istituzioni. Europa e Cina riconoscono il riscaldamento globale e la crisi ecologica, investono in Green economy, auto elettriche, energie alternative, e simili. Non così gli Stati Uniti, dove il governo sostiene che il problema non esiste. Europa e Cina cercano di limitare conflitti armati, al punto che la Cina è stata quasi sempre in pace dalla fine del conflitto mondiale. Gli Stati Uniti hanno iniziato decine di guerre in questo periodo, come aggressori, non come aggrediti. Europa e Cina considerano la libera circolazione delle merci un vantaggio per tutti. Gli Stati Uniti aumentano dazi e cercano di disaccoppiare le economie. Europa e Cina giudicano opportuno sottoporre l’AI (intelligenza artificiale) a controllo pubblico, e chiederne trasparenza. Gli Stati Uniti considerano il controllo pubblico coercitivo, e lasciano il potenziale potere dell’AI in mano ai privati: potrebbe diventare come lasciare in mano a privati bombe atomiche. Chat-Gpt, americano, è closed-source, cioè segreto; DeepSeek, cinese, è open-source, cioè trasparente, copiabile da chiunque. Questi sono fatti, e credo che la leadership politica europea e italiana dovrebbe tenere più conto.

La seconda considerazione è storica. La Cina è governata da un Partito comunista che tiene saldamente in mano il Paese. L’idea diffusa anni fa che il progresso economico avrebbe portato verso una democrazia liberale, si è rivelata errata. Il grande successo economico e il (conseguente) grande consenso interno hanno rafforzato, non indebolito, il Partito. Il comunismo cinese è diverso da quello sovietico. Con il passaggio da Mao a Deng, è un nuovo esperimento globale, in cui libera iniziativa, concorrenza, accumulo di capitale, arricchimento personale, rinascita delle classi sociali, sono promosse da un Partito che mantiene tuttavia un forte controllo, capace di orientare l’economia, prendere decisioni lungimiranti, ridistribuire ricchezza, eliminare povertà, aumentare educazione e sanità. Questo avvicina a una socialdemocrazia all’europea, ma la differenza è maggiore: il Partito comunista rivendica legittimità sulla base del consenso, ma giudica elezioni e stampa privata facile preda di una oligarchia economica, e quindi mantiene un controllo leninista sulla società. L’ideologia cinese vuole che questo favorisca il bene comune più che libere elezioni e libera stampa. Ora, l’esito della guerra fredda aveva mostrato il comunismo essere storicamente fallimentare, per debolezza economica e perdita di cruciale consenso interno. La novità storica è che il successo del comunismo cinese proprio in questi due criteri (benessere e consenso) riapre la questione storica dell’efficacia del comunismo. Più in generale, dell’efficacia di privilegiare il bene comune sull’interesse individuale.

La terza considerazione riguarda le vistose differenze ideologiche fra Europa e Cina. La più marcata è il peso di valori liberali come libertà di parola e stampa, e democrazia elettorale. Sono differenze maggiori. Vi è tuttavia una grande confusione in merito. La discussione è spesso formulata come alternativa fra le possibilità che la Cina diventi una democrazia liberale o l’Occidente diventi comunista. Nessuna delle due ipotesi è plausibile. Avere paura che il comunismo cinese prevalga da noi, come sospetto temano un po’ le nostre classi dominanti, mi sembra una sciocchezza. La questione concreta non è se qualcuno prevalga: è come vivere insieme nel pianeta, fra grandi popoli che seguono ciascuno la propria strada nell’esplorazione storica di sistemi di governo. A mio umilissimo giudizio personale, il sistema cinese ha da imparare dal liberalismo (utilità della critica, della discussione nello spazio pubblico, non pericolosità della parola libera per il potere, come insegna Marcuse); ma anche le democrazie liberali hanno qualcosa da imparare dalla lungimiranza che permette il sistema cinese, da noi bloccata dai tempi brevi dei cicli elettorali. Queste sono opinioni, evolveranno nel tempo, e certo con la storia. La questione concreta di oggi non è chi debba prevalere. La questione oggi è come navigare la diversità, come si è sempre dovuto fare nella storia.

Gli Stati Uniti hanno ora dichiarato di rinunciare a farsi carico della stabilità mondiale, arrogandosi però il diritto di «America First», cioè agire nel mondo intero per i propri interessi. Meno ipocrisia. Delle due componenti di cui Gramsci insegnava sia fatta l’egemonia, consenso e coercizione, diminuisce la prima rispetto alla seconda. La dottrina Monroe sul dominio sull’emisfero occidentale, rispolverata, è già stata messa in pratica in Venezuela e nelle intenzioni sulla Groenlandia. Il discorso proposto è stabilire chi sia più forte. Il messaggio ufficiale che la Cina sta insistentemente trasmettendo al mondo, all’Europa in primo luogo, è un invito alla collaborazione nella diversità. Questo risuona con ideali europei. L’ideale democratico non è né uniformità ideologica, né conflitto: è collaborazione nella diversità. L’ordine mondiale da difendere non è quello della cosiddetta «rule-based economy», garantita da ottocento basi militari americane in ogni angolo del mondo e controllata da istituzioni finanziarie le cui «regole» perpetuano sbilanciamenti. È l’ordine della legalità internazionale, delle Nazioni Unite e dei suoi tanti organi, la cui debolezza attuale deve spingerci a rafforzarle, non a svuotarle, come apertamente chiedono gli Stati Uniti, che hanno ora dichiarato di non volerle più finanziare.

Nel pianeta crescono belligeranza, disaccoppiamento delle economie, investimenti militari, guerra, legittimazione dell’arroganza del più forte, diminuzione degli scambi. Cresce, anche nell’Europa peggiore, l’ideologia che la guerra è bella, lo sforzo per disaccoppiare le filiere di approvvigionamento, aumentare gli armamenti, diventare «più forti». Tutte direzioni palesemente contrarie ai nostri interessi. Cina e l’Europa migliore, come del resto grande parte del pianeta, sono interessate a un mondo diverso: meno guerra, più legalità, impegno per la crisi climatica, circolazione delle merci, collaborazione prima che competizione, vantaggio comune, non «noi first».

Spero che le leadership europee siano abbastanza lungimiranti da rendersene conto. L’Europa è oggi spersa, non sa più chi è. Abbiamo giovato a lungo del dominio americano sul pianeta. Le cose sono cambiate perché il resto del mondo è cresciuto, gli Stati Uniti riconoscono che non hanno più risorse sufficienti per controllarlo, e, per noi, perché è diventato palese che sia l’orientamento ideologico sia gli interessi degli Stati Uniti divergono sempre più dai nostri.

Penso che l’Europa possa diventare adulta, ma non come un adolescente spaventato che per sentirsi adulto va a comprarsi una pistola. Non armandosi. Bensì tornando ai suoi ideali: legalità, collaborazione, diversità; costruire sui (tanti) valori condivisi; non litigare sui (pochi) che ci differenziano. Risolvere problemi discutendo, non vincendo guerre, rovesciando governi, soffocando la crescita altrui. L’unica soluzione storica al problema dei nemici è trasformarli in amici.

Gli accordi economici recenti con India e Sud America mi sembrano nella direzione giusta. L’esitazione nell’accordo sulle auto elettriche con la Cina, meno. Il sistema politico cinese ne rende l’economia prevedibile e trasparente, perché i piani quinquennali, per ora sempre rispettati, rendono leggibili direzioni e aspetti dello sviluppo. In politica estera la Cina è una voce di moderazione e di invito al dialogo. Anche sulla guerra in Ucraina, contrariamente a un racconto propagandato, è in dialogo e commercia con entrambe le parti e ha proposto ipotesi di accordo più tardi risultate vicine a quanto chiesto dall’Ucraina. Nonostante le differenze ideologiche, la Cina è allineata all’Europa sulla maggior parte dei nostri valori e interessi, e con lei lo sono tanti altri Paesi. L’Europa, anche se frantumata, è globalmente un insieme di voci rilevanti, e un’economia maggiore. Deve imparare, ritengo, ad avere il coraggio di essere se stessa, credere nelle idee in cui ha sempre dichiarato di credere. Deve uscire dall’ideologia della guerra fredda, in cui era tutto un «noi» contro «loro». Questa ideologia aveva forse senso quando eravamo sotto l’ala americana: serviva come giustificazione per il nostro tornaconto di stare con il più forte. Oggi l’Europa, io credo, deve diventare adulta rendendosi conto che con il mondo intero, e con il suo Paese più grande, la Cina, si può collaborare da adulti, rispettandosi, e liberamente.

19 febbraio 2026 (modifica il 19 febbraio 2026 | 12:34)

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