Il dibattito sulla spesa sanitaria in Italia
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Il dibattito sulla spesa sanitaria in Italia

Giovedì 19 febbraio 2026
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Devono essere conciliati il diritto alla salute di tutti i cittadini, alla vita di ogni cittadino ammalato, alle cure migliori per quelli affetti da importanti patologie con la sostenibilità del sistema

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Il dibattito sulla spesa sanitaria in Italia

Francesco Cognetti* | 19 febbraio 2026

Devono essere conciliati il diritto alla salute di tutti i cittadini, alla vita di ogni cittadino ammalato, alle cure migliori per quelli affetti da importanti patologie con la sostenibilità del sistema

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Da qualche giorno è vivo il dibattito sulla questione relativa alla crescente spesa farmaceutica nel nostro Paese che è stata valutata nei primi nove mesi dell’anno 2025 di un totale di 18,42 miliardi di euro, in eccesso di 2,85 miliardi di euro rispetto al tetto programmato.
A promuovere l’attenzione su questo argomento è stata una nota a cura del Prof. Orazio Schillaci Ministro della Salute inviata ai vertici AIFA ma anche ampiamente diffusa a mezzo stampa. Nella lettera il Ministro fa riferimento esplicito a criticità significative a questo riguardo e impone una riflessione approfondita sulle dinamiche gestionali e sulle metodologie di monitoraggio adottate da AIFA. Richiede, inoltre, con urgenza tutta la documentazione necessaria alla valutazione dell’intera materia, includente un cronoprogramma di intervento con le misure correttive applicabili con azioni concrete e misurabili per una riduzione sensibile della stessa spesa. A seguito di questa lettera anche il Sottosegretario alla Salute on. Marcello Gemmato con una 
sua nota anch’essa diffusa a mezzo stampa rincara la dose, dichiarando la necessità di aprire un confronto con l’Agenzia e richiede l’assunzione di iniziative formali per una valutazione obiettiva della performance dell’attuale governance dell’Agenzia e della sostenibilità dell’intero sistema del Governo della spesa farmaceutica.

Proprio ieri il Presidente di AIFA Robert Nisticò ha rimesso al Ministro una puntuale nota sottolineando la necessità, nel caso in questione, di dover considerare il diritto alla salute di tutti i cittadini, il diritto alla vita di ogni cittadino ammalato, il diritto alle cure migliori per quelli affetti da importanti patologie e, al tempo stesso, la sostenibilità del sistema. Nisticò sottolinea anche come negli ultimi anni si sia verificata una fortissima accelerazione delle ricerche innovative e siano stati prodotti farmaci dotati di meccanismi di azione in grado di avere un impatto determinante sul decorso di molte malattie e addirittura lo sviluppo di terapie avanzate come le terapie geniche che sono in grado di incidere sulla favorevole evoluzione della vita anche in età pediatrica.
Noi professionisti delle discipline mediche ed esponenti delle più importanti Società Scientifiche non possiamo che essere d’accordo su questa visione.

D’altra parte, il fatto che la spesa farmaceutica sia in crescita ormai da alcuni anni in tutti i Paesi sviluppati e quindi anche in Italia, con gli effetti favorevoli che sono evidenti sulla popolazione, deve rappresentare semmai uno stimolo a rispettare sempre di più il diritto alla salute e all’accesso universale ai farmaci, cui soprattutto il Ministro della Salute è chiamato a vigilare.
Del resto, proprio in forza dell’ampia disponibilità dei farmaci più importanti, il nostro Paese è ancora agli ultimi posti nel mondo per mortalità da malattie prevenibili e da malattie considerate curabili. Questi dati giustificano però anche il grosso incremento nel nostro Paese delle patologie croniche che devono quindi essere seguite e trattate opportunamente. Nel 2024 la spesa farmaceutica totale è stata in Italia di 37,2 miliardi di euro già con un aumento di 2,8% rispetto al 2023. Di questa spesa il 72% è stato rimborsato dal Servizio sanitario nazionale (SSN), mentre il restante 28% è stato a carico dei cittadini e attualmente il prezzo dei farmaci in Italia è già inferiore rispetto a numerosi Paesi europei. A questo riguardo è da osservare che i prezzi complessivi dei farmaci sono anche influenzati in misura consistente dalla presenza dei tetti di spesa e del sistema pay-back.

Vorrei anche fare alcune analisi e osservazioni di maggiore dettaglio sulla spesa farmaceutica in Italia e sulle possibilità di accesso degli ammalati italiani alle nuove cure, che sono a carico del SSN. I dati EFPIA (Federazione Europea dell’Industrie ed Associazioni Farmaceutiche) diffusi da IQVIA nel maggio 2025 dimostrano in effetti che negli anni 2020-2023 il nostro Paese (con 143 farmaci resi disponibili sui 173 approvati da EMA) ha occupato la seconda posizione in Europa per numero di farmaci complessivamente approvati. Purtroppo non altrettanto lusinghieri sono i dati riguardanti i tempi dei processi di approvazione e quindi di effettiva disponibilità dei nuovi farmaci per i pazienti; nel 2020-2023 l’Italia si colloca in undicesima posizione tra tutti i Paesi europei per tutti i farmaci (439 gg, ovvero 14,6 mesi, dall’approvazione EMA alla solo pubblicazione del decreto di rimborso in GU, senza considerare poi i mesi aggiuntivi necessari per i processi regionali di inserimento nei Prontuari Regionali e, per i farmaci ospedalieri, per la preparazione ed aggiudicazione delle gare di acquisto) e addirittura in quattordicesima posizione per quel che riguarda i nuovi farmaci oncologici. 

Questa grave problematica purtroppo non è migliorata con la riorganizzazione dell’AIFA, operativa dell’inizio del 2024 e con l’istituzione di una Direzione Tecnico-Scientifica: da nostre rielaborazioni relative ai farmaci approvati dal CDA dell’Agenzia dal giugno 2024 al dicembre 2025 risulta che sono stati valutati dalla CSE (Commissione Scientifica Economica) n. 70 nuovi farmaci e il tempo medio dalla presentazione della domanda delle Aziende ad AIFA (che avviene in media 60 gg – 2 mesi – dopo l’approvazione dell’EMA) alla pubblicazione al GU è stato di 493 gg (16,4 mesi). A questi, per la reale e diffusa disponibilità dei nuovi farmaci ai pazienti vanno aggiunti i tempi medi di accesso ai Prontuari Regionali (tra i 90 e i 150 gg) ed i successivi tempi di preparazione ed aggiudicazione delle gare ospedaliere (mancano dati su questo, essendo molto diversi da Regione a Regione).
Quindi possono occorrere anche più di due anni dall’approvazione di EMA alla messa a disposizione in Italia delle terapie a base dei nuovi farmaci, frutto della più avanzata e moderna ricerca scientifica ai pazienti che ne hanno bisogno e che ne possono trarre beneficio. E questo può essere quindi anche un sistema che porta a un consistente risparmio della spesa farmaceutica.

A livello internazionale si è intanto aperto un ampio dibattito conseguente ad un’iniziativa del Presidente Trump che rischia di generare uno tsunami nei Sistemi Sanitari Europei, incluso quello italiano. Si tratta del meccanismo del Must-Favored-Nation (come riportato da Federico Fubini nel suo ampio e completo articolo qualche giorno fa sul Corriere della Sera) e si basa infatti sui listini praticati in un gruppo di Paesi di riferimento tra cui l’Italia, Germania, Francia e Regno Unito.
Quindi l’Italia al momento paga per i farmaci un valore decisamente inferiore rispetto non solo agli USA ma anche alla maggior parte dei Paesi europei.
In tutto questo Trump ha appunto annunciato di voler adeguare i prezzi vigenti in USA a quelli più favorevoli tra i Paesi europei. Le Aziende farmaceutiche quindi, private dei margini di profitto degli USA, potrebbero cercare compensazioni in Europa, determinando un aumento generalizzato dei prezzi fino a decidere di rinunciare ad un mercato europeo a basso margine come il nostro piuttosto che vedere quel prezzo basso diventare il riferimento per l’enorme mercato americano. È recente infatti l’affermazione del CEO mondiale di un’importantissima Azienda farmaceutica americana: «Il sistema ci costringerà a non poter accettare i prezzi più bassi, questo è quanto riporta CNBC, chiarendo che gli accordi aiuteranno le Aziende a far pressione sui Paesi europei affinché aumentino i prezzi dei farmaci, non escludendo che si possano interrompere le forniture».

Occorre quindi prestare molto attenzione alla questione posta da Trump che non è solo una questione tecnica di gestione dei prezzi dei farmaci, come sembra essere considerata attualmente dai nostri politici, ma richiede soprattutto una importante strategica visione politica di attrazione di investimenti e sviluppo futuro. Senza questa visione si rischia, cosa di non poca rilevanza, di impedire l’accesso ai pazienti italiani dei nuovi farmaci, risultato della ricerca più avanzata. La riduzione del fondo dei farmaci innovativi di 140 milioni di euro nella recente Finanziaria rappresenta un pessimo esempio di questa politica del tutto miope ed errata (insieme alla revisione in senso più restrittivo dei criteri per la valutazione dei nuovi farmaci innovativi operata da AIFA a metà del 2025).
È chiaro che la questione a questo punto non è tecnica ma politica e sorprende appunto che i politici italiani che si occupano di Sanità, auspicando ulteriori tagli della spesa farmaceutica, continuino ad ignorarla anzi propongano di ulteriormente ridurre i costi rispetto alle esigenze degli ammalati ed alla strategicità del settore.

* Coordinatore delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri ed Universitari Italiani

19 febbraio 2026

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