Alexander Langer, a 80 anni dalla nascita dell'ambientalista una pièce per ricordarlo: voci e testimonianze
Corriere della Sera - Cultura

Alexander Langer, a 80 anni dalla nascita dell'ambientalista una pièce per ricordarlo: voci e testimonianze

Giovedì 19 febbraio 2026
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Vipiteno, un lavoro di ricerca firmato Zambaldi, Argnani, Langer (nipote) porta a teatro il pensiero dell’intellettuale: «Ancora oggi è attualissimo»

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Alexander Langer, a 80 anni dalla nascita dell'ambientalista una pièce per ricordarlo: voci e testimonianze

di Silvia M.C. Senette

Vipiteno, un lavoro di ricerca firmato Zambaldi, Argnani, Langer (nipote) porta a teatro il pensiero dell’intellettuale: «Ancora oggi è attualissimo»

«Fare memoria è soprattutto fare coscienza». Nazario Zambaldi, artista, produttore e pedagogista di Bolzano, chiarisce: celebrare Alexander Langer a ottant’anni dalla nascita non è retorica, ma un’azione necessaria. Domenica 22 febbraio, giorno in cui Langer, politico, giornalista, ambientalista e pacifista altoatesino avrebbe compiuto 80 anni, debutta al Teatro Comunale di Vipiteno Forum Langer: eco di un viaggiatore leggero, (ore 18), una produzione Teatro Pratiko e Albe/Ravenna Teatro, che trasforma il palco in un parlamento di voci e testimonianze. 

«Per molti è un'icona»

La pièce nasce da una ricerca che ha coinvolto studentesse e studenti di Merano, Roma e Reggio Emilia. «Per molti Langer è un’icona da citare nei convegni, un santo laico del territorio - osserva Zambaldi, ideatore del progetto con il regista Alessandro Argnani e Sabina Langer, nipote di Alexander -. L’idea era restituire un Langer che è bene comune, vivo in quello che ha scritto e agito, senza le mistificazioni o il facile appropriarsi delle sue parole per portare acqua ai propri mulini politici o identitari». Il titolo evoca il Verona Forum per la pace in ex-Jugoslavia. In scena, i testi di Langer risuonano nella voce dell’attrice Alice Cottifogli, mentre i video di Alessandro Penta raccolgono le voci delle generazioni silenziose in interviste ispirate ai Comizi d’amore di Pasolini. «Il teatro è un luogo della memoria che si fa viva, in cui le domande e le contraddizioni si aprono». Zambaldi rifiuta la didattica del consenso. «La preoccupazione di dare risposte è la prima a cui rinunciare per aprire invece la coscienza. Il grande imbroglio attuale è che la risposta sia una sola, anche la scuola spesso dà questo contributo, ma le domande sono la vita». 

La città natale e Sarajevo

Il legame tra Vipiteno, città natale di Langer, e Sarajevo è il filo rosso che attraversa l’opera. «Riportare le voci della Bosnia in un teatro di confine è una provocazione che viene da lontano». Il rischio denunciato da Langer è ancora attuale. «C’è il pericolo della “balcanizzazione” o della “gazificazione” del mondo. Questa dimensione di pulizia etnica Langer la descriveva con lucidità come l’alternativa all’unica modalità possibile: cercare la convivenza». Il teatro di Zambaldi, nutrito dalle esperienze in ambito psichiatrico a Casa Basaglia, è uno strumento di inclusione della marginalità.

La polis di relazioni

«Il teatro è sempre straniero, le arti sono cose che vengono dall’altrove, altrimenti sono semplice propaganda o retorica». Questa «polis di relazioni» deve oggi fare i conti con un sistema locale spesso frammentato. «Manca la dimensione di comunità. Quello che è un dato strutturale della società rende le persone passive: consumatori e consumatrici. Bisogna reinterpretare questo, offrendo una partecipazione che sia elemento fondante di qualità». Coinvolgere le giovani e i giovani significa ribaltare la prospettiva pedagogica. «Più che portare ragazze e ragazzi a teatro, bisogna portare il teatro a loro. La scuola, come altre realtà, oggi ha come priorità il controllo, il silenzio e l’educazione intesa come contenimento, anestesia. L’alternativa è il “si può fare”, ciò che cerchiamo di dimostrare. Il fare è ciò che rende vivi».

Abbattere i muri

La sfida culturale per l’Alto Adige resta quella di abbattere i muri tra rurale e civile, tra alto e basso. «A un certo livello elevato, accademico, la dimensione di confine si sbandiera come patrimonio, ma verso il basso si mantiene come forma di divisione. Langer è ancora da mettere in pratica. La cultura è sempre “culture”, altrimenti si torna a un’antropologia eurocentrica che è il grande limite dei programmi scolastici attuali». Se la cultura locale saprà declinarsi al plurale, conclude Zambaldi, potrà finalmente generare benessere. «L’intelligenza non è relativizzazione né chiusura, ma apertura sui punti di vista e specificazione della realtà. Questa è la strada affinché le risposte non siano soltanto narrazioni, ma sviluppo socio-culturale concreto».

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