Olimpiadi, donne che cambiano le regole del gioco
Per decenni alle donne è stato chiesto di mimetizzarsi per essere prese sul serio. Di abbassare il tono, di coprire il corpo, di nascondere l’ambizione. Oggi non funziona più così. Per fortuna
Olimpiadi, donne che cambiano le regole del gioco
Giovanni Viafora | 18 febbraio 2026Per decenni alle donne è stato chiesto di mimetizzarsi per essere prese sul serio. Di abbassare il tono, di coprire il corpo, di nascondere l’ambizione. Oggi non funziona più così. Per fortuna
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Arriva a Milano in jet privato, posa come una star, poi scende sul ghiaccio e vince l’oro. E dopo, su Instagram, ride mentre prova a insegnare al compagno pugile Jake Paul a stare in piedi sui pattini. Jutta Leerdam, olandese, 27 anni, non sente il bisogno di scegliere tra atleta e diva. Abita entrambi i territori. E basta. Non è esibizionismo. È un cambio di paradigma.
Queste Olimpiadi raccontano una generazione di giovani donne che non teme di mostrare la propria complessità. Né teme —
si preoccupa — di non essere compresa. Eileen Gu, 22 anni, vince nel freestyle, studia a Stanford, sfila per Louis Vuitton (e disegna lei stessa i suoi abiti di gara, bellissimi tra l’altro). È l’atleta più ricca dei Giochi, con 25 milioni di introiti all’anno: un primato che fino a poco tempo fa sarebbe stato quasi esclusivamente maschile. Janine Flock ha 36 anni, una carriera lunga, un oro olimpico nello skeleton: su Playboy gioca apertamente con la propria immagine. Senza complessi. Sophia Kirkby, 24 anni, dal villaggio olimpico lancia un appello per San Valentino e racconta sui social la serata con leggerezza. Solo una generazione fa sarebbe stata archiviata con un’etichetta. Intanto Federica Brignone, dopo l’oro, non parla di fortuna. Dice: «Ho trovato la pista facile». E appare più fiera che sbalordita. Anche questo è un segno.
Per decenni alle donne è stato chiesto di mimetizzarsi per essere prese sul serio. Di abbassare il tono, di coprire il corpo, di nascondere l’ambizione. Non funziona più così. Per fortuna. È una libertà adulta, sono altri schemi. E mentre scorrono queste immagini di donne del mondo che vincono (e vivono) senza chiedere scusa, altrove la libertà femminile resta una battaglia di sopravvivenza. Forse è anche per questo che ciò che accade — ed è accaduto — in queste Olimpiadi non è solo sport. È un avvento.
18 febbraio 2026
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