La mostra «Donatella Izzo – Not Here To Be Seen» alla Black Light Gallery di Padova e il progetto PostEden
La fotografia immagina un territorio di riconciliazione: la natura non elimina l’uomo ma assimila l’artificio generando un nuovo ecosistema
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La mostra «Donatella Izzo – Not Here To Be Seen» alla Black Light Gallery di Padova e il progetto PostEden
di Barbara CodognoLa fotografia immagina un territorio di riconciliazione: la natura non elimina l’uomo ma assimila l’artificio generando un nuovo ecosistema
«Silent Time», tra le opere più significative della serie «No-Portraits» di Donatella Izzo (Milano, 1979), mostra il ritratto di una giovane donna quasi interamente inglobato da una pittura nera che ne lascia emergere solo una porzione: parte della fronte, un orecchio e un occhio. L’immagine, segnata da fratture e sbrecciature, è ricomposta come un collage dopo essere stata strappata e ridipinta. Le cicatrici luminose che attraversano il volto testimoniano un gesto iconoclasta seguito da una rigenerazione, trasformando la distruzione in possibilità narrativa.
Identità, materia, memoria
La mostra «Donatella Izzo – Not Here To Be Seen», alla Black Light Gallery di Padova (28 febbraio – 5 aprile 2026), rappresenta un momento di sintesi della sua ricerca. Non è una celebrazione formale, ma un approfondimento sul rapporto tra identità, materia, memoria e visione. L’esposizione introduce anche il progetto PostEden, dove la fotografia immagina un territorio di riconciliazione: la natura non elimina l’uomo, ma assimila l’artificio generando un nuovo ecosistema.
La serie “No-Portraits”, sviluppata nell’ultimo decennio, nasce dal rifiuto del ritratto come semplice somiglianza e della rappresentazione levigata imposta dalla cultura visiva dei social. Qui lo sguardo non è dominio, ma soglia. Il volto diventa luogo fragile, superficie attraversata da tensioni interiori e tracce di vissuto sottratte alla catalogazione. Imperfezioni e fratture restituiscono una soggettività in trasformazione.
Le collaborazioni
Questo approccio dialoga idealmente con artisti come Nicola Samorì, che annichilisce e rigenera la figura attraverso strappi e abrasioni, e Markus Schinwald, noto per manipolare il ritratto con protesi e alterazioni. Come loro, Izzo mette in crisi l’identità come forma compiuta, proponendo un soggetto instabile e non riconciliato con le convenzioni visive. In questa genealogia dell’anti-ritratto, il volto non serve a riconoscere ma a sentire: è corpo di memoria, presenza e sottrazione.
Un registro diverso emerge in “The Blue Condition”, dove il corpo femminile si inserisce in una trama cromatica vibrante. Le atmosfere evocano suggestioni poetiche vicine a Marc Chagall e alla luminosità di Pierre-Auguste Renoir. Qui il colore diventa materia viva e la figura assume un valore simbolico legato a fiaba, memoria e folklore.
La tecnica dell’artista è stratificata: una fotografia stampata viene sottoposta a interventi fisici – tagli, abrasioni, sovrapposizioni di colore, gessi e inchiostri – che ne alterano la superficie. Quando l’equilibrio raggiunge una rivelazione, l’opera viene nuovamente fotografata. Non resta la rappresentazione di un volto, ma la traccia di un gesto.
La riflessione sulla bellezza
Al centro della ricerca vi è una riflessione sulla bellezza come esperienza soggettiva e non standardizzabile. L’imperfezione diventa valore identitario e atto di resistenza contro l’omologazione estetica. Come osserva il curatore Fabio Cosentino, la pratica di Izzo evita tanto l’idealizzazione quanto la spettacolarizzazione: il volto è un evento relazionale che non possiede, ma rende percepibile l’inafferrabilità dell’altro.
Cancellare o distorcere i lineamenti non è violenza, bensì liberazione. In un’epoca segnata dalla sovraesposizione del sé, l’artista rivendica il diritto al segreto come spazio di libertà. Izzo si conferma così un’eretica della fotografia, capace di partire dal mezzo tecnologico per tradirlo attraverso l’intervento manuale, negando la superficie convenzionale dell’immagine per restituirne l’essenza più vulnerabile e autentica.
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18 febbraio 2026 ( modifica il 18 febbraio 2026 | 19:58)
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