Consumi culturali: niente cinema o teatro per gli studenti. Ma non è colpa dei social
Il confronto tra le scelte dei ragazzi nel 2000 e oggi. A picco i biglietti, ma anche le visite in biblioteca. Scaparro: è cambiato il mondo. Buzzi: c'è anche un fattore economico
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Consumi culturali: niente cinema o teatro per gli studenti. Ma non è colpa dei social
di Maurizio Tucci*Il confronto tra le scelte dei ragazzi nel 2000 e oggi. A picco i biglietti, ma anche le visite in biblioteca. Scaparro: è cambiato il mondo. Buzzi: c'è anche un fattore economico
* Direttore Laboratorio Adolescenza Milano
Come sono cambiati i consumi culturali degli adolescenti in 25 anni? Lo possiamo vedere attraverso il confronto tra i risultati emersi nell’edizione 2025 dell’Indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti in Italia, realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca Iard, e quelli relativi al quinto rapporto Iard sulla condizione giovanile in Italia, realizzato nel 2000. In entrambi i rapporti si chiedeva al campione di adolescenti, tra i 14 e i 17 anni, se nei tre mesi precedenti avessero praticato, almeno una volta, l’attività indicata.
Come cambiano?
Il confronto 2025-2000 evidenzia un crollo su tutti i fronti: dall’andare al cinema (31,6% vs 78,8%) all’andare ad un concerto di musica moderna (7,5% vs 23,5%) o a teatro (23,4% vs 28,7%) o ad una manifestazione sportiva (19,4% vs 55,7%) Dal visitare una mostra o un museo (31% vs 48,9%) all’andare in una biblioteca non scolastica per prendere o leggere un libro (15,1% vs 48,9%) o a frequentare manifestazioni locali (fiere, sagre, mercatini…) (27,5% vs 51,7%). In forte calo anche il praticare un hobby (27,3% vs 39,1%) o il suonare uno strumento musicale (16.8% vs 31,6%).
Cosa ci dicono questi dati?
Ma come leggere questi dati? Un’ulteriore e semplicistica «conferma» di una adolescenza sempre più disinteressata a tutto e monopolizzata dai social?
Non è d’accordo Fulvio Scaparro, psicologo e psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza: «La prima cosa a cui dobbiamo pensare, leggendo questi dati, non è tanto a quello che fanno o non fanno gli adolescenti, ma a come sia cambiato il contesto in cui vivono. Possiamo ritenere che i consumi culturali degli attuali genitori, altrettanto incollati ai social, siano gli stessi dei genitori degli adolescenti di venticinque anni fa? Troppo facile il tiro al piccione nei confronti di una adolescenza che – dobbiamo convincercene – è inevitabilmente lo specchio di una società che noi adulti abbiamo costruito, dove la cultura è già tanto che non sia considerata un disvalore».
Il crollo di cinema e teatro
Per confermare le parole di Scaparro basta guardarsi un po’ intorno. Il cinema, tanto per fare un esempio: nei primi anni 2000, l'Italia staccava regolarmente tra i 100 e i 110 milioni di biglietti all'anno. La situazione nel 2024 (ultimi dati disponibili) parla di 70 milioni di biglietti venduti. Un calo che si aggira attorno al -30% / -35% sebbene i dati post-pandemia abbiano mostrato qualche segnale di ripresa. Non va tanto meglio per il teatro. Secondo una ricerca della Fondazione Rosselli nella stagione teatrale 2000-2001 il 26,4 % della popolazione italiana aveva assistito ad almeno uno spettacolo teatrale, mentre secondo i più recenti dati Istat ad essere andato almeno una volta a teatro nel 2023 (quindi già fuori dalla pandemia) è stato il 19,8 % degli italiani.
Il fattore economico
Che la causa di questo netto calo nei consumi culturali degli adolescenti non sia il tempo sottratto da social e dintorni è convinto anche Carlo Buzzi, Direttore scientifico dell’indagine Laboratorio Adolescenza - Iard e autore (con Antonio de Lillo e Alessandro Cavalli) dei Rapporti quadriennali Iard sulla condizione giovanile in Italia: «I cambiamenti sociali intervenuti in questi 25 anni sono stati enormemente maggiori di quelli che normalmente si verificavano in un quarto di secolo. Internet certamente ha avuto una grande rilevanza nel produrli, sia nel bene che nel male, ma non ha senso attribuire la contrazione dei consumi culturali da parte dei giovani, che abbiamo registrato nella nostra indagine, al tempo passato sui social. Ci sono molti altri fattori di cui dobbiamo tener conto. Innanzi tutto il fattore economico: pensiamo al costo dei biglietti di concerti e manifestazioni sportive, ma anche, banalmente, a quanto costino le lezioni per imparare a suonare uno strumento. Poi sì, c’è Internet, ma non solo in versione ludica. La facilità di accesso alle informazioni in rete rende molto meno necessario, per le esigenze di un adolescente, l’accesso ad una biblioteca. Così come l’offerta sempre crescente di film sulle piattaforme penalizza l’andare al cinema, il che certamente riduce il “fascino”, ma non impedisce la visione di un film ad un pubblico giovanile probabilmente anche molto più ampio che in passato».
I giovani viaggiano di più
Tornando al presente c’è anche da sottolineare (nella domanda sui consumi culturali del 2000 non si faceva accenno alla cosa) che oggi i giovani viaggiano molto di più che in passato, il che rappresenta un grande valore per l’apertura mentale e la crescita. Viaggi per turismo, ma anche viaggi studio. «L’aumento del numero di ragazze e ragazzi che decidono di trascorrere un periodo di studio all’estero rispetto al 2000 è considerevole – ci dice Andrea Franzoi, Segretario generale di Intercultura - parliamo di un + 200% già rispetto al 2008, anno in cui la Fondazione Intercultura ha avviato l’Osservatorio sull'internazionalizzazione delle scuole, e stiamo anche recuperando l’inevitabile calo che c’è stato durante gli anni del Covid. Unico dato in controtendenza il forte calo, negli ultimi due anni, di richiesta di andare negli Stati Uniti, che è tradizionalmente stata la meta più ambita dagli studenti». Effetto Trump anche questo?
La questione di genere
Anche riguardo ai consumi culturali si rileva una consistente differenza di genere, con le ragazze molto più propense a seguire eventi di ogni tipo, ma anche a dedicarsi ad attività extrascolastiche (unica eccezione la partecipazione ad eventi sportivi che attirano molto di più i maschi). Ed anche per quanto riguarda i viaggi-studio la percentuale di partenze delle ragazze rispetto ai maschi – ci dice ancora Franzoi – è due terzi/un terzo. Una maggiore curiosità intellettuale femminile che poi si traduce in un rendimento scolastico mediamente migliore e un abbandono scolastico e universitario minore. Una differenza che si riscontrava anche ad inizio millennio? «Nel 2000 – riferisce Carlo Buzzi – si cominciava già ad osservare questo fenomeno, ma per l’epoca era una novità. Infatti negli anni ottanta, quando abbiamo avviato le indagini IARD sulla condizione giovanile, erano i maschi ad avere più consumi culturali». Il mondo cambia.
18 febbraio 2026
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