Il viaggio di Circo Zoé, acrobazie contemporanee al Teatro Donizetti: «Ci esibiamo in Italia come in Cina»
Per la sezione Altri Percorsi. Chiara Sicoli: uno spettacolo che travalica le età e il linguaggio
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Il viaggio di Circo Zoé, acrobazie contemporanee al Teatro Donizetti: «Ci esibiamo in Italia come in Cina»
di Federico FumagalliPer la sezione Altri Percorsi. Chiara Sicoli: uno spettacolo che travalica le età e il linguaggio
Non è necessario che il lessico sia famigliare. Il circo, a dispetto di una tradizione certificata dai cognomi d’arte (Casartelli, Orfei, Togni per limitarci ad alcune grandi dinastie italiane), si può imparare. «Nessuno di noi fondatori proviene da una famiglia circense. Ci siamo appropriati della materia, frequentando le scuole». Dunque, senza il rischio di prendere a calci un bagaglio zeppo di eredità, è possibile proporre «un circo che sia contemporaneo, capace di interrogarsi su ciò che succede» e di «destrutturare, per poi ricostruire» un linguaggio consolidato.
Le parole di Chiara Sicoli definiscono l’essenza di Circo Zoé. La compagnia italofrancese, di triplice genitorialità (oltre alla torinese Sicoli, gli altri fondatori sono i bergamaschi Simone Benedetti e Diego Zanoli), porta al Teatro Donizetti lo spettacolo «Deserance» (domani alle 20.30, unica rappresentazione, per la sezione Altri Percorsi). «È il teatro perfetto per ospitare il nostro spettacolo — osserva Sicoli —. “Deserance” richiede visibilità e dimensioni adeguate. Il Donizetti le garantisce».
Fondazione Teatro Donizetti affronterà ad aprile (dall’11 al 19) il classico «Lungo viaggio verso la notte» di O’Neill, con Gabriele Lavia. Quello intrapreso da Circo Zoé appare tutt’altro. Comunque, di viaggio si tratta. «Affrontiamo il tema del viaggiare avvalendoci di letture differenti — continua la coautrice e interprete —. Le esperienze di ciascun personaggio vengono raccontate per mezzo delle discipline circensi, oltre che della musica».
«Ci rivolgiamo a un pubblico che ricerca la semplicità del linguaggio — spiega ancora Sicoli —. Il nostro modo di esprimerci è semplice, appunto, ma non semplificato. Possono venirci a vedere i bambini come gli adulti. Circo Zoé travalica le età e il linguaggio. Ci esibiamo in Italia, allo stesso modo che in Cina». È il grande privilegio di un teatro «di poche parole», con una forte componente fisica. «La nostra formazione fisica — afferma Sicoli — è quella degli atleti. La finalità però non sta nella competizione, ma nell’essere in grado di comunicare».
Nei sodali Benedetti e Zanoli, Sicoli ravvisa «l’orgoglio di esibirsi nella loro città, dopo una lunga fase di riconoscimento». Il mondo teatrale istituzionale finalmente riconosce, forse, l’arte circense. Per la Fondazione Donizetti invece — dopo il successo, nelle scorse stagioni, di ricercati titoli di genere come «Otello Circus» e «Titizé» — il circo diventa un affare di famiglia.
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18 febbraio 2026
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