Umberto Eco, dieci anni dopo. Roberto Grandi: «Un altro Eco è impossibile. Erudito, ironico, eclettico: nessuno come lui»
Corriere della Sera - Cultura

Umberto Eco, dieci anni dopo. Roberto Grandi: «Un altro Eco è impossibile. Erudito, ironico, eclettico: nessuno come lui»

Mercoledì 18 febbraio 2026
3 visualizzazioni

Dalle 12 la maratona globale di 24 ore dedicata al professore. E in Salaborsa a Bologna alle 17 una lettura dal vivo

Olimpiadi, come il grande affare si è mangiato gli ideali

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Umberto Eco, dieci anni dopo. Roberto Grandi: «Un altro Eco è impossibile. Erudito, ironico, eclettico: nessuno come lui»

di Piero Di Domenico

Dalle 12 la maratona globale di 24 ore dedicata al professore. E in Salaborsa a Bologna alle 17 una lettura dal vivo

Una maratona di 24 ore in streaming, sui canali YouTube di Fondazione Umberto Eco e Fondazione Bottega Finzioni. Dedicata a partire da Bologna al Professore e al suo pensiero, che ha parlato ogni lingua. Dalle Fiji andata e ritorno, dalle 12 di oggi 17 febbraio (le 24 in Oceania) a mezzogiorno di domani18 febbraio un cerchio da Oriente a occidente mettendo insieme personaggi noti come Eshkol Nevo, Maziar Bahari, Milo Manara, Igort, Carlo Ossola, Lina Bolzoni, Stefano Bartezzaghi, Moni Ovadia, Jeffrey Schnapp e Paolo Fresu con testimonianze di lettori, studenti e curiosi che hanno risposto a una call. «Eco Eco Eco - A World-Wide Talk for Umberto» comprenderà anche interventi di Roberto Saviano, Beppe Severgnini, Michele Serra, Elisabetta Sgarbi, Mario Andreose, Luciano Canfora, Gherardo Colombo, Ferruccio de Bortoli, Aldo Grasso. Un’iniziativa nata da un’idea del massmediologo Roberto Grandi, collega e amico di Eco, con l’ex allievo Michele Cogo, autore del libro Fenomenologia di Umberto Eco, Riccardo Fedriga, direttore scientifico della Fondazione Eco, e Francesca Tancini, project manager per l’allestimento della prossima Biblioteca Eco in piazza Puntoni. In presenza invece, oggi in Salaborsa dalle 17 alle 19, una lettura dal vivo di brani del Professore.

Professor Roberto Grandi, Eco sarebbe stato contento di questa maratona?
«Ne sono certo perché lui aveva fatto lo scherzo a tutti di domandare dieci anni di silenzio. Quindi gli abbiamo restituito lo scherzo, togliendo il tappo a livello mondiale. Sicuramente sarebbe stato al gioco. Insieme alla famiglia abbiamo individuato persone che gli sono state vicine, dai traduttori a vari colleghi e a lettori particolari, avvalendoci dell’aiuto degli Istituti italiani di Cultura».

Qual è il focus principale?
«È una maratona su Eco come persona mentre, a partire dal convegno che farà l’Università di Bologna, in tutto il mondo ci saranno approfondimenti di carattere più accademico su Eco semiotico. Noi invece avremo quelli che erano suoi studenti, e racconteranno il rapporto con il docente, e quelli che l’hanno conosciuto invece come narratore».

A dieci anni dalla scomparsa si può fare un punto su cosa resti della sua eredità intellettuale?
«Quello che rimane è qualcosa di difficilmente replicabile. La sua figura, oltre che essere determinata dall’erudizione che aveva e dall’essere un grande docente con senso dell’ironia, era quella di un intellettuale che faceva opinione. Però le condizioni che hanno determinato il ruolo di Eco non ci sono più».

In che senso?
«Intellettuali come Eco erano legati alla centralità della parola scritta e dei luoghi lenti in cui poteva essere veicolata, soprattutto mezzi cartacei. I media non erano dominati dagli algoritmi e l’autorevolezza era fondata su un sapere eclettico, mentre adesso è verticale, sempre più specializzato. La velocità dei media digitali elimina alcune di queste condizioni, anche se oggi il lavoro intellettuale non è scomparso».

Dove lo si può ritrovare?
«Gli intellettuali sono più frammentati perché non abbiamo più quei media che facevano opinione, abbiamo però tanti blog di carattere culturale. Ma proprio perché così distribuiti non riescono a fare opinione».

Qual è stato il rapporto tra Eco e Bologna?

«Un rapporto di fedeltà alla nostra università e anche a Bologna. Quand’ero assessore alla Cultura, Eco era fra i tre consulenti per “Bologna 2000” e aveva pensato il “portico telematico” per la città. Con la sua visionarietà aveva immaginato per Salaborsa un momento in cui tutte le innovazioni su libro, lettura e narrazione digitale potessero essere approfondite».

Eco aveva abbattuto le pareti delle aule universitarie.
«Sin da quando abbiamo iniziato al Dams, perché quando finiva la lezione c’era la coda degli studenti che si portava dietro al bar, dove si continuava a dibattere. Ma soprattutto applicava le sue categorie di interpretazione dei testi all’interpretazione di ciò che avveniva nel mondo. Così metteva le mani nella pasta che si faceva nel mondo con il suo acume, la sua ironia, la sua capacità di narrare. Tutte queste caratteristiche sono difficili da trovare nella stessa persona. Le cose che ha detto sono ancora importanti, ma soprattutto ricordiamo una figura difficilmente replicabile».

Oggi Eco potrebbe fare l’influencer?
«No, Umberto era una cosa diversa».

Vai a tutte le notizie di Bologna

Iscriviti alla newsletter del Corriere di Bologna

18 febbraio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

«Mai più Cpr in Emilia-Romagna», il video della protesta in Regione mentre parla de Pascale. gli attivisti: «Fascisti, mandateci i vostri figli»

Il blitz degli attivisti con cori e cartelli. I consiglieri di centrodestra escono dall'aula. Interrotti i lavori dell'Assemblea legislativa

L'informazione nella tua mail

Corriere di Bologna

Le news principali su Bologna
Ogni giorno alle 18, a cura della redazione

IscrivitiLA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo