I 4 Gianni, il calcio, i romanzi e la simulazione di Bastoni
I 4 Gianni, il calcio, i romanzi e la simulazione di Bastoni
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
ma se il calcio è il vero «romanzo popolare» degli italiani perché scandalizzarsi di quanto avvenuto nella partita Inter/Juventus? In fondo anche la disonestà caratterizza i romanzi, antisportiva o meno che sia. Ed è forse per questo che ho smesso di seguirlo, nazionale a parte!Mario Taliani
Caro Mario,
Sono d’accordo con lei: lo sport, in particolare il calcio e il ciclismo, sono il vero romanzo popolare degli italiani, un popolo che non ha avuto Balzac e Hugo, Tolstoj e Dostoevskij, Steinbeck e Hemingway (ha avuto Manzoni e Svevo, certo, che però sono un’altra cosa); ma ha avuto Coppi e Bartali, Mazzola e Rivera, Consolini e Tosi, Simeoni e Mennea, e ora Goggia e Brignone. E ha avuto «I 4 Gianni», come li definisce Giuseppe Smorto in un libro delizioso, appena pubblicato da Minerva: Gianni Brera, Gianni Clerici, Gianni Minà, Gianni Mura. Quattro grandi firme di Repubblica; ma il libro è dedicato a Mario Sconcerti, che dopo aver diretto lo sport del quotidiano concorrente divenne la prima firma del Corriere. Scrive Smorto che Clerici ha sempre sofferto che non gli venisse riconosciuta la qualità letteraria, e un po’ anche Brera: quando Eco lo definì «un Gadda spiegato al popolo» anziché inorgoglirsi si offese. A Mura e a Minà invece importava poco. In ogni caso, conclude l’autore, oggi i «4 Gianni» se li ricordano tutti, mentre molti premi Strega sono stati dimenticati. Scrisse Mura in morte di Brera: «Fu giornalista oppure fu scrittore/ in prestito allo sport? Ma che c’importa/ la verità è più semplice, più corta/ era sostanzialmente un narratore/ E io son convinto mentre scrivo/ che in chiunque fa bene il suo mestiere/ non solo per i soldi o per dovere/ son convinto che Brera è sempre vivo». Per quanto riguarda l’argomento da lei proposto, gentile signor Taliani, certo che la disonestà, per quanto non commendevole, fa parte dello sport. Un giorno Brera accettò un confronto in Campidoglio con Carmelo Bene, innamorato della zona e del bel gioco tanto quanto il Giuan teneva al catenaccio e al contropiede. Arbitrava l’assessore alla Cultura Renato Nicolini, che aprì il duello con una dotta citazione di Musil sul carattere letterario del calcio. «Ma quale letteratura, il calcio è una barcaccia oscena, buono solo per i plebei come me» sbottò Brera. Il fascino del calcio è anche nel suo aspetto torbido. Comprare e vendere, no. Simulare neppure. Non si fa. Ma se Kalulu non avesse allungato il braccio, avrebbe tolto a Bastoni la possibilità di simulare. Il grande Sandro Mazzola mi ha raccontato di aver accettato, a Messico 1970, la proposta del capitano dell’Uruguay di organizzare quel pareggio — «hombre, hoy nosotros empatamos» — che avrebbe consentito a entrambe le squadre di passare il turno. Lo stesso Mazzola fu incaricato — invano — di ammorbidire la Polonia che ci eliminò dai Mondiali «azzurro tenebra» (Arpino) di Germania 1974. Giuseppe Smorto è convinto che Oliviero Beha avesse torto, quando sosteneva che il pareggio con il Camerun fosse stato aggiustato. Io non ne sono così sicuro.
18 febbraio 2026
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