La (mancata) proroga degli esami online per le università telematiche e lo scontro tra studenti. «Servono per chi lavora», «E' una norma salva-furbetti»
Nel Milleproroghe ammessa l'eccezione solo per gli studenti di paesi in guerra. Al ministero una commissione per regolare il settore. Gli accreditamenti per Medicina
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La (mancata) proroga degli esami online per le università telematiche e lo scontro tra studenti. «Servono per chi lavora», «E' una norma salva-furbetti»
di Redazione UniversitàNel Milleproroghe ammessa l'eccezione solo per gli studenti di paesi in guerra. Al ministero una commissione per regolare il settore. Gli accreditamenti per Medicina
Nervi tesi sulla questione delle università telematiche. Nei giorni in cui si vota il Milleproroghe che contiene una (molto ridimensionata) proroga degli esami online per gli studenti delle università a distanza, si riaccende la polemica. Quando nacquero le prime telematiche all'inizio degli Anni Duemila una delle pochissime regole che impose il governo Berlusconi fu proprio quella dell'obbligo degli esami in presenza. Sono passati più di vent'anni, c'è stato il Covid che ha costretto tutti a ricorrere al digitale, la tecnologia ha fatto grandi passi. Ma il ritorno all'obbligo degli esami in presenza sembra diventato un passaggio molto più complicato di quello che il buonsenso farebbe immaginare. La legge lo prevede: è scritto nel decreto ministeriale Bernini (2024), che però aveva concesso un anno di proroga per permettere alle telematiche di adeguarsi. Dal prossimo (2026-2027) si tornerà alle prove in sede, a meno di altri colpi di scena. Perché nel Milleproroghe era stato presentato dall'onorevole Deborah Bergamini (Forza Italia) un emendamento per un ulteriore rinvio. In commissione il testo è stato stoppato e riformulato. Ora ammette gli esami a distanza soltanto per gli studenti dei Paesi del Piano Mattei o che sono bloccati in Paesi in guerra. «Dopo la nostra denuncia, la maggioranza è stata costretta a fare marcia indietro sull’emendamento “salva-telematiche”», rivendica il grillino Antonio Caso, capogruppo in commissione Istruzione.
La voce degli studenti
Ma il caso non sembra chiuso. A insospettire, a parte una sequela di interventi sul tema che poteva parere una campagna organizzata, è stata soprattutto la lettera appello delle rappresentanze studentesche di tre atenei telematici - Mercatorum, UniPegaso e San Raffaele - che hanno scritto sia al ministro Bernini che al presidente dell'Anvur (l'ente che controlla e certifica la qualità degli atenei) Antonio Uricchio. La novità sta nella motivazione della loro richiesta di rinviare il ritorno agli esami tradizionali in sede: «Chiediamo di non comprimere il diritto allo studio di lavoratori, caregiver e fuori sede per i quali l'unica via possibile è l'online». Argomento delicato, quello del diritto allo studio, che rischia di mettere in difficoltà coloro che sono scettici sul ruolo delle telematiche. Ma, evidentemente non gli studenti delle università tradizionali. Sul tema ha fatto un sondaggio il sito Skuola.net: nella scelta «tra il diritto allo studio e il rigore accademico» gli studenti pensano in maggioranza - 65 per cento - che il ritorno agli esami in presenza costituisca una norma anti-furbetti e non una limitazione di un diritto e che comunque «tutti i laureati debbano sottoporsi alla stessa modalità di verifica del profitto». Anche perché, nel nostro Paese, esiste il valore legale del titolo di studio e nel pubblico e per i concorsi il vale il voto di laurea e non l'ateneo in cui si è preso il diploma.
Atenei e diplomi
«Purtroppo è in corso un tentativo molto forte di lasciare aperti varchi agli esami facili fatti da casa - denuncia Alfredo D'Attorre, responsabile università del Pd - ci sono università che si preparano ad aggirare il divieto, proponendo test a casa e la convalida in presenza. E' un vero e proprio Far-west, che si perpetua nell'inerzia anche dell'Anvur: ci sono regole che si possono eludere facilmente, se non c'è un controllo capillare». Il riaprirsi del dibattito su come fare gli esami secondo la segretaria generale della Flc Cgil Gianna Fracassi non è «casuale» e una eventuale «legittimazione degli esami online sarebbe il punto di non ritorno nel degrado del sistema universitario» perché tra l'altro rischierebbe di trasformare «una parte dell’università in un esamificio, un segmento squalificato che ne minerebbe la qualità complessiva, destrutturando così il valore legale del titolo di laurea». «Noi rispettiamo gli studenti lavoratori, ma la soluzione non sta in un abbassamento della qualità del sistema universitario, ma in nuovi investimenti per il sistema universitario: assistiamo al nascere di veri e propri diplomifici che seguono le logiche del profitto e dove si prende un'abilitazione in soli tre mesi: altro che studenti lavoratori, per fare tutti i crediti formativi richiesti gli studenti dovrebbero studiare tutti i giorni anche di notte!», aggiunge Pino Di Lullo (Cgil). La questione non è chiusa e anzi continuerà: al ministero dell'Università si riunisce da qualche mese una commissione di lavoro per discutere un nuovo provvedimento per regolamentare le università telematiche. Senza contare che sul tavolo c'è anche la questione dei loro accreditamenti per la facoltà di Medicina.
17 febbraio 2026
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