La giubba color caffè dei garibaldini: «L'unico esemplare rimasto è custodito a Bologna, dopo vestirono di rosso»
Al contrario di quel che si può credere non tutte le divise dei garibaldini erano di colore rosso. Alcune, infatti, erano color caffè. Come quella, unica al mondo, appartenuta a Primo Baroni, esposta al Museo del Risorgimento di Bologna in una mostra iniziata il 14 febbraio e che terminerà il 22 marzo
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La giubba color caffè dei garibaldini: «L'unico esemplare rimasto è custodito a Bologna, dopo vestirono di rosso»
di Federico IezziAl contrario di quel che si può credere non tutte le divise dei garibaldini erano di colore rosso. Alcune, infatti, erano color caffè. Come quella, unica al mondo, appartenuta a Primo Baroni, esposta al Museo del Risorgimento di Bologna in una mostra iniziata il 14 febbraio e che terminerà il 22 marzo
Non tutte le divise dei garibaldini erano di colore rosso. Alcune, infatti, erano color caffè. Come quella, unica al mondo, esposta al Museo del Risorgimento di Bologna in una mostra iniziata il 14 febbraio e che terminerà il 22 marzo.
La storia di questa divisa, così particolare, merita di essere raccontata. «Si tratta del solo esemplare rimasto. Apparteneva al garibaldino Primo Baroni, nato a Modena e morto a Bologna nel 1918», spiega Otello Sangiorgi, il curatore della mostra e direttore del museo. Primo Baroni si unì ai garibaldini quando la campagna contro i Borboni, in Sicilia, era già iniziata da tempo. Sangiorgi racconta: «Nel corso della campagna partirono numerose spedizioni composte da volontari che volevano unirsi ai Mille e aiutare Garibaldi. Baroni faceva parte di una di queste, quella guidata da Clemente Corte». Il gruppo di Corte faceva parte della più ampia spedizione guidata da Giacomo Medici. I volontari di Corte, però, impiegarono più tempo per arrivare in Sicilia, dato che in un primo tempo vennero fermati dalla marina borbonica. «Giunti a Palermo, praticamente nemmeno fecero in tempo a sbarcare che furono subito spediti a combattere nella battaglia di Milazzo. C’era bisogno di uomini e questo gruppo era composto da centinaia di persone. Baroni e gli altri volontari, però, erano senza uniformi ed equipaggiamento. Per armarli e vestirli si attinse ai magazzini del reggimento Malenchini, un’altra spedizione di aiuto a Garibaldi giunta tempo prima in Sicilia. Le divise color caffè, in realtà, erano del reggimento Malenchini».
Ed è lo stesso Baroni a raccontare nel suo diario che, nel breve tempo in cui rimasero fermi nel porto di Palermo, «ci furono consegnati vestiario ed armi: una blouse di cotonata mista, filettata in rosso, calzoni di tela crociata, coperta, saccapane e berretto da guardia nazionale. L’armamento consisteva in cinturino e giberna, fucile e baionetta». La guerra di Primo Baroni fu breve. Nella violenta battaglia di Milazzo, combattuta il 20 luglio 1860 e vinta alla fine dai garibaldini, Baroni fu ferito dopo appena due ore sotto il fuoco. «E fu una ferita seria dato che poi rimase due mesi in ospedale», dice Sangiorgi. Ma fu grazie alla ferita che la giubba color caffè si salvò: «Baroni, infatti, se la tenne come una reliquia. Fu l’unico a tenerla. Tutti quelli che indossavano questa uniforme, in seguito, ricevettero la famosa divisa rossa. E quelle di questo colore andarono perse o distrutte».
La divisa arrivò al Museo del Risorgimento nel 1888. Baroni, infatti, si era trasferito a Bologna otto anni prima. Egli donò la preziosa giubba assieme alle sue memorie che costituiscono, probabilmente, il resoconto più dettagliato della spedizione di Corte. Baroni morì nel 1918 ed è oggi sepolto nel cimitero della Certosa. Rimangono alcune domande sulla giubba. Perché il color caffè? Da dove venivano queste particolari uniformi? «Non lo sappiamo», dice Sangiorgi. «Dai memoriali dei membri del reparto di Malenchini sappiamo che furono prese in Sardegna. Ma dove siano state prodotte e da chi non ci è dato sapere e i memoriali non lo dicono». Su una cosa, però, il curatore della mostra e coloro che hanno studiato la giubba di Baroni sono certi: «Erano di pessima qualità. La qualità del tessuto è veramente cattiva, si rovinavano rapidamente. Questo spiega anche perché vennero subito sostituite».
«La mostra è nata dagli studi che abbiamo fatto su questa divisa, con degli esperti, e dal restauro della stessa. Abbiamo quindi deciso di mostrarla al pubblico dato che è l’unica esistente. E perché Baroni, pur essendo un personaggio minore, è emblematico di quella generazione», conclude il curatore.
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17 febbraio 2026 ( modifica il 17 febbraio 2026 | 17:40)
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