Arte in Alto Adige, dal museo di scienze naturali a quello di Eccel Kreuzer: ecco i nuovi sguardi sulla contemporaneità
A inaugurare la stagione, lo scorso fine settimana, è stato il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige a Bolzano con l’esposizione «Funga, a hidden world»: aperta fino a febbraio 2027
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Arte in Alto Adige, dal museo di scienze naturali a quello di Eccel Kreuzer: ecco i nuovi sguardi sulla contemporaneità
di Silvia M.C.SenetteA inaugurare la stagione, lo scorso fine settimana, è stato il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige a Bolzano con l’esposizione «Funga, a hidden world»: aperta fino a febbraio 2027
Il 2026 dei musei provinciali altoatesinidelinea un percorso che unisce il rigore della ricerca alla capacità di interrogare la contemporaneità. A metà febbraio la programmazione si rivela già densa, segnata da riaperture e celebrazioni che trasformano il patrimonio storico in materia di riflessione.
L'inaugurazione della stagione
A inaugurare la stagione, lo scorso fine settimana, è stato il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, in via Bottai a Bolzano, con l’esposizione «Funga, a hidden world»: aperta fino a febbraio 2027, la mostra indaga l’universo dei miceti come fenomeno biologico e infrastruttura vitale degli ecosistemi. Il percorso è integrato da attività di ricerca e linguaggi fotografici che dialogano con la divulgazione scientifica del Planetarium Alto Adige di San Valentino in Campo, impegnato in un costante intreccio tra astronomia, narrazione sonora e studio dell’inquinamento luminoso.
La restituzione alla collettività del Museo Eccel Kreuzer
Uno degli eventi centrali della primavera sarà la restituzione alla collettività del Museo Eccel Kreuzer. Dopo una complessa ristrutturazione, l’edificio tra i Portici di Bolzano e via Argentieri ha rivelato scoperte inedite: affreschi del XVII secolo sulla facciata e cicli decorativi interni emersi durante i lavori. La collezione, oltre 1.500 opere di 300 artisti tra cui nomi che hanno plasmato il Novecento regionale, torna a essere il fulcro della narrazione pittorica locale onorando il lascito del giudice Josef Kreuzer.
In estate, invece, il Museo Provinciale degli usi e costumi di Teodonetaglierà il traguardo dei cinquant’anni: il 28 agosto è prevista la cerimonia ufficiale, mentre l’offerta espositiva si distinguerà per un’indagine sulla cultura del tempo libero. Una mostra estiva dedicata alla genesi delle sale da ballo e delle discoteche analizzerà l’evoluzione del divertimento collettivo, sottraendo l’etnografia alla dimensione rurale per portarla nelle dinamiche del costume moderno. In parallelo prosegue la ricerca scientifica sugli edifici con tetto in paglia, preziosa testimonianza di un’architettura vernacolare in via di sparizione.
Il museo provinciale miniere
Il paesaggio minerario di Ridanna diventa lo scenario per un approfondimento sulla figura di Michael Gaismair con l’esposizione temporanea del Museo provinciale miniere che mette in relazione le rivendicazioni del leader contadino con l’industria estrattiva, offrendo una chiave di lettura politica e sociale a un territorio segnato dal lavoro in galleria. Parallelamente il Forte di Fortezza inaugurerà la seconda edizione della «Fort Biennale», consolidando la vocazione della struttura a spazio di sperimentazione per l’arte contemporanea internazionale capace di dialogare con le ferite architettoniche del complesso asburgico. Il Museum Ladin sposta il baricentro cronologico al Mesolitico: la succursale di San Cassiano presenterà una nuova sezione dedicata ai reperti di corna di alce rinvenuti al Passo Campolongo e risalenti a quasi ottomila anni fa. Un innesto che arricchisce la proposta del museo, tra la Trienala Ladina e il Premio Richard Agreiter.
La riflessione sul turismo
La riflessione sul turismo prosegue al Touriseum con due percorsi distinti: il rapporto tra l’uomo e l’arte del giardino, in sinergia con Castel Trauttmansdorff, e un’analisi dell’architettura della Belle Époque capace di illuminare le radici storiche dell’ospitalità alpina. Anche il Museo del Vino e il Museo della Caccia e della Pesca declinano la propria missione in chiave culturale: il primo attraverso laboratori che intrecciano gusto e atmosfera, il secondo esplorando la storia del legame tra l’uomo e il cane da caccia, inteso come compagno di un rito antico. In questo quadro il Centro di Storia Regionale mantiene saldo il ruolo di coscienza critica dell’istituzione; progetti come la ricerca sulla toponomastica legata alle ideologie del Novecento o il convegno per gli ottant’anni del Trattato di Parigi confermano i musei provinciali come presidi di democrazia. Con oltre 600.000 ingressi registrati nel 2025, la sfida del nuovo anno è mantenere la qualità di una proposta che rifiuta la staticità dei reperti per farsi spazio di indagine sui cambiamenti della società.
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13 febbraio 2026 ( modifica il 13 febbraio 2026 | 18:31)
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