Eugenio Monti, la leggenda del «Rosso volante»: le Olimpiadi del '56, il bullone regalato agli avversari, l'impresa di Grenoble. «Non ha mai saputo accettare di vivere solo in parte»
Corriere della Sera - Cultura

Eugenio Monti, la leggenda del «Rosso volante»: le Olimpiadi del '56, il bullone regalato agli avversari, l'impresa di Grenoble. «Non ha mai saputo accettare di vivere solo in parte»

Sabato 14 febbraio 2026
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La Rai dedica uno sceneggiato all'incredibile storia di Eugenio Monti. La sua vita nelle pagine di «Rosso volante» di Stefano Rotta

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Eugenio Monti, la leggenda del «Rosso volante»: le Olimpiadi del '56, il bullone regalato agli avversari, l'impresa di Grenoble. «Non ha mai saputo accettare di vivere solo in parte»

di Francesco Chiamulera

La Rai dedica uno sceneggiato all'incredibile storia di Eugenio Monti. La sua vita nelle pagine di «Rosso volante» di Stefano Rotta

Nei riquadri foto da archivio Corriere

Si vorrebbe scrivere come Stefano Rotta. Per esempio quando racconta la storia incredibile di Eugenio Monti, il «Rosso Volante» cortinese del quale tra qualche giorno vedremo lo sceneggiato Rai (ma decisamente, è un consiglio dal cuore, è preferibile leggere il libro). Il libro di Rotta è quello di un giornalista che ha vissuto lontano dalla Dobbiaco dove Monti era nato nel 1928, lontano dalla Ampezzo dove Monti aveva iniziato a sciare, si era fatto male, si era convertito alla nuova religione del bob, aveva avuto i primi successi e anche i primi fallimenti (alle Olimpiadi del 1956), in attesa di regalare un bullone agli avversari Nash e Dixon a Innsbruck nel 1964, grande gesto di nobiltà sportiva, e poi di conquistare l'oro a Grenoble. 

Chi è Eugenio Monti?

Rotta è di Lodi, dove di neve e di ghiaccio ce ne sono ben pochi, però è un giornalista curioso, con una penna fantastica. Soprattutto, ha lo stesso culto per le cose nuove e l’entusiasmo novecentesco che attraversavano anche la vita di Monti, che era un montanaro con le sue ombre (che si portò dietro fino alla fine) ma era anche un uomo della modernità. Il suo libro, «Rosso volante» (Solferino), è originariamente del 2009, ma è stato rieditato e ripubblicato poche settimane fa. Si vorrebbe saper scrivere una pagina così: «Chi è Eugenio Monti? È un uomo che non ha mai saputo accettare di vivere solo in parte. È un uomo sincero, che ha amato cose sincere. È un uomo bello, nel senso di puro, assaltato da un morbo venuto da lontano; è finito vecchio, stanco, scavato dentro. È un uomo dato per morto a ventidue anni con i legamenti rotti sugli sci, risorto come l’araba fenice dalle sue stesse ceneri. È un uomo che è riuscito a ripartire, a trovare altri punti di appoggio per sollevare il mondo. Un uomo senza limiti di natura, colpito, arginato da un destino invidioso e timoroso di cose grandissime. Sugli sci sarebbe stato un gigante senza età, avrebbe scritto pagine memorabili di storia per gli sport invernali. Ma la sua storia, nella realtà, è avvenuta nel bob. In lui le donne hanno visto l’uomo semplice, naturale; il successo senza tranciare le radici, il gesto da gentleman e l’occhio del montanaro. Ne ha conquistate molte. Eugenio è stato così: pulito. Non un santo. Si è «accontentato» di essere buono». 

Ecco, queste cose, nel film, cioè dette così bene, non le sentirete.

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14 febbraio 2026

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