Carnevale a Salorno, il mito di Perkeo: il sovrano più amato e «sbronzo». La leggenda del giullare custode della botte di vino
Il legame tra Salorno e il suo giullare è talmente viscerale che persino i fratelli Grimm e Victor Hugo si lasciarono ispirare dalle leggende che oggi danno vita a un corteo composto da oltre 400 figuranti
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Carnevale a Salorno, il mito di Perkeo: il sovrano più amato e «sbronzo». La leggenda del giullare custode della botte di vino
di Silvia M. C. SenetteIl legame tra Salorno e il suo giullare è talmente viscerale che persino i fratelli Grimm e Victor Hugo si lasciarono ispirare dalle leggende che oggi danno vita a un corteo composto da oltre 400 figuranti
Martedì grasso, il giorno in cui il fragore carnevalesco sfuma nel rintocco malinconico delle ceneri, a Salorno si consuma l’ultimo atto di una piccola rivoluzione: il nano Perkeo, il sovrano più amato e «sbronzo» della Bassa Atesina, restituisce ufficialmente le chiavi del borgo al sindaco. Si chiude così quel periodo di allegra sospensione in cui il borgo più a sud della provincia di Bolzano smette i panni della quotidianità per sprofondare in un rito che mescola storia, leggenda e un pizzico di sana follia collettiva. Ma chi si nasconde dietro questa maschera che, ogni due anni, trascina con sé un corteo di quattrocento figuranti?
L'origine del nome
La storia restituisce all’attualità le origini di un certo Giovanni Clementi, o forse Clemens Pankert, o ancora Clementel, a seconda di quale registro parrocchiale si consulti: un fabbricante di bottoni nato proprio qui, nella frazione di Pochi, in quella che nel 1702 era l’Austria asburgica. Era un nano, un uomo cresciuto all’ombra del castello di Haderburg, in quella conca che i latini chiamavano Solis Urna (la tomba del sole) perché d’inverno la luce è un lusso, svanisce troppo presto. Il suo destino cambiò drasticamente nel 1720, quando il principe elettore Carlo Filippo III del Palatinato, di passaggio in Alto Adige, rimase folgorato dalla sua arguzia e dalla sua figura, decidendo di portarlo con sé come giullare alla corte di Heidelberg. Ma in Germania il piccolo Giovanni, diciottenne, non rimase un semplice intrattenitore del palazzo; scalò le gerarchie fino a diventare il custode della «Grosses Fass», all’epoca la botte più grande del mondo. Un colosso costruito con 130 tronchi di quercia, lungo otto metri e mezzo e capace di contenere oltre 220 mila litri di vino, sulla cui sommità era stata persino allestita una pista da ballo. Il suo soprannome nacque da una storpiatura linguistica divenuta leggenda: a chi gli offriva un calice di vino, rispondeva sempre con un entusiasta «perché no?», espressione che nelle orecchie dei cortigiani tedeschi divenne l’esotico e impronunciabile «Perkeo».
Il racconto di Victor Hugo
Dietro i campanelli del costume da giullare si nasconde però una realtà quasi tragica, che persino Victor Hugo, dopo una visita al castello nel 1840, volle raccontare con toni malinconici. Perkeo non beveva solo per allegria o per dovere di ufficio: era affetto da diabete insipido, una rara patologia metabolica che condanna a una sete insaziabile, costringendo il corpo a espellere e reintegrare quantità enormi di liquidi. Era, di fatto, un malato scambiato per un prodigio della resistenza alcolica, un uomo che la corte faceva bere anche per scherno, deridendolo mentre mandava giù dai venti ai trenta litri di Schiava o Vernatsch al giorno. La sua morte, avvenuta nel 1735 a soli 33 anni, ha il sapore di una beffa atroce: pare che un medico, preoccupato per la sua salute, lo avesse convinto a bere il suo primo bicchiere d’acqua che gli fu fatale. Il corpo, ormai bio-chimicamente dipendente dal vino, non resse alla purezza del liquido trasparente e Perkeo spirò all’istante.
La tradizione
Ben prima, narra la leggenda, un Perkeo stanco della vita cortigiana e vinto dalla nostalgia per il suo paese natio e per i vitigni salornesi, fece le valigie e si mise in viaggio per l’Alto Adige, arrivando giusto in tempo per il periodo di carnevale. E così, giovedì grasso, il giullare in miniatura fa ingresso a Salorno, assume il potere della località e vi regna per una settimana. Fino al martedì grasso, quando abdica e restituisce le chiavi della città al primo cittadino: la maschera torna a essere volto e il potere passa dalle mani di un giullare a quelle della burocrazia. Un rituale chiamato «Perkeos Maschggra» da cui, verosimilmente, la «maschera»; non a caso, «Maschgra giahn» significa in dialetto mascherarsi per festeggiare il Carnevale.
Rievocazione
Ai giorni nostri il nano bevitore ha un seguito che sembra uscito da un film storico. Il corteo attuale, composto da donne e uomini, è governato dal ferreo «Kodex de Perkeo», un regolamento associativo quasi militaresco che impone l’assoluto divieto di elementi moderni: niente plastica, niente scarpe da ginnastica e occhiali da sole, niente musica registrata. Solo strumenti acustici, costumi noleggiati dal deposito locale e attori che devono «vivere» il personaggio: il sarto deve cucire davvero, le lavandaie devono lavare i panni. In questo microcosmo, figure come il dottor Morbus Diabetes o Sior Insipidus camminano accanto a nobili e contadine, ignorando le barriere linguistiche tra italiano e tedesco che, nella vita «reale», dividono la provincia.
Il legame tra Salorno e il suo giullare è talmente viscerale che persino i fratelli Grimm si lasciarono ispirare dalle leggende del castello di Haderburg, narrando di cantine fantasma e botti inesauribili che appaiono e scompaiono tra le rovine. Perkeo, scendendo dal trono e tornando a essere un cittadino comune, lascia l’eredità di un uomo di confine che ha trasformato la marginalità in potere. Salorno torna al suo silenzio invernale, consapevole che nel regno di Perkeo la risposta alla vita resta sempre la stessa, coraggiosa e un po’ incosciente: «perché no?».
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17 febbraio 2026 ( modifica il 17 febbraio 2026 | 10:26)
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