Il Teatro Sannazaro bruciato a Napoli nato a metà '800 sui resti di un convento. Sul suo palco Scarpetta e i De Filippo, Luisa Conte ne è stata l'anima
Corriere della Sera - Cultura

Il Teatro Sannazaro bruciato a Napoli nato a metà '800 sui resti di un convento. Sul suo palco Scarpetta e i De Filippo, Luisa Conte ne è stata l'anima

Martedì 17 febbraio 2026
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Durante una rappresentazione di Scarpetta la struttura di via Chiaia si illuminò per la prima volta con la luce elettrica. Ultimo teatro autenticamente popolare della tradizione partenopea, è gestito dalla nipote di Luisa Conte

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Il Teatro Sannazaro bruciato a Napoli nato a metà '800 sui resti di un convento. Sul suo palco Scarpetta e i De Filippo, Luisa Conte ne è stata l'anima

di Mirella Armiero

Durante una rappresentazione di Scarpetta la struttura di via Chiaia si illuminò per la prima volta con la luce elettrica. Ultimo teatro autenticamente popolare della tradizione partenopea, è gestito dalla nipote di Luisa Conte

Il Teatro Sannazaro  di Napoli -  coinvolto all'alba di oggi da un incendio divampato a Chiaia - è l’ultimo teatro autenticamente popolare della tradizione partenopea e Luisa Conte ne è stata la grande anima. Dopo la sua scomparsa il testimone è stato raccolto dalla nipote Lara Sansone, proprio come è sempre accaduto nelle grandi famiglie di teatranti napoletani. E negli ultimi anni la radice popolare si è intersecata sempre di più con una vena innovativa, per esempio nello spettacolo cult di Natale, quel Cafè Chantant a metà tra canzoni sciantose e musical di Broadway, tutto piume, lustrini e balli scatenati.

Una storia in due capitoli, quella del piccolo gioiello incastonato nel cuore di Chiaia. Nato a metà Ottocento su quel che restava di un convento cinquecentesco, inaugurato il 26 dicembre del 1847 grazie al cospicuo investimento del duca di Marigliano, si aggiungeva ad altre importanti sale come il Mercadante, il Politeama, il Nuovo, che facevano di Napoli una capitale assoluta dell’arte scenica. Erano i tempi in cui Pulcinella iniziava a fare i conti con il teatro borghese in ascesa, la maschera avrebbe lasciato il posto a Felice Sciosciammocca per dare corpo a una nuova, moderna mitografia. I cronisti dell’epoca parlano, a proposito del Sannazaro, di un jolie bouquet, tutto bianco e oro, soffitti affrescati, forma circolare, quattro ordini di palchi. 

Sul suo palcoscenico passarono, tra i tanti, Eleonora Duse, Sarah Bernhardt, Ermete Novelli. E naturalmente Eduardo Scarpetta: la sua commedia “La Santarella” andò in scena per cento repliche e lo rese ancor più ricco, tanto che dai ricavi dello spettacolo acquistò la bella villa del Vomero e vi fece apporre l’eloquente scritta “Qui rido io”. E durante una rappresentazione di Scarpetta il teatro si illuminò per la prima volta con la luce elettrica, innovazione assoluta. I fratelli De Filippo, ancora semi sconosciuti, calcarono le tavole del Sannazaro a partire dagli anni Trenta. Eduardo presentò qui “Ditegli sempre di sì” e “Uomo e galantuomo”, tanto per citare due titoli della sua ampia drammaturgia. E proprio al Sannazaro avvenne un incontro mitico, tra De Filippo e Pirandello. Un periodo di splendore, insomma, ma dopo la guerra la decadenza: il Sannazaro diventa un cinema degradato e poco frequentato.

Il “nuovo corso” avviene con l’arrivo di Nino Veglia e Luisa Conte,
marito e moglie, determinati e talentuosi. Negli anni Sessanta rilevano il teatro e lo inaugurano nel novembre 1971 con Annella di Portacapuana nella riduzione di Michele Prisco: in scena la Compagnia Stabile Napoletana, nella quale sono cresciuti tanti talenti veraci, accompagnati dal “poeta di scena” Gaetano Di Maio. È davvero un unicum il caso del Sannazaro nella gestione di Luisa Conte, che prende le redini da sola dopo la morte di Veglia nel 1982: vivace e genuina, attrice impetuosa e donna di polso, ha determinato il successo di un teatro che riusciva a portare avanti a volte una intera stagione con una sola commedia, replicata anche due volte al giorno, e registrando il tutto esaurito, fino alla sua scomparsa nel 1994. La ricetta? Quella un po’ consolatoria della commedia popolare, che però è anche portatrice di un’umanità profonda e coglie spesso dietro una risata il senso autentico della vita e della sua bellezza effimera. Proprio come un teatro ridotto in cenere in una notte di febbraio.  

Luisa Conte del suo Teatro Sannazaro

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17 febbraio 2026 ( modifica il 17 febbraio 2026 | 09:49)

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