Piero Gobetti l'universitario: la bocciatura (10/30) in Medicina Legale, il 30 e lode in Filosofia, la laurea in Giurisprudenza con una tesi su Vittorio Alfieri
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Piero Gobetti l'universitario: la bocciatura (10/30) in Medicina Legale, il 30 e lode in Filosofia, la laurea in Giurisprudenza con una tesi su Vittorio Alfieri

Martedì 17 febbraio 2026
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Sono vicende, quelle raccontate tra gli scaffali degli archivi universitari di Torino, che testimoniano un pezzo importante della vita del giovane Gobetti

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Piero Gobetti l'universitario: la bocciatura (10/30) in Medicina Legale, il 30 e lode in Filosofia, la laurea in Giurisprudenza con una tesi su Vittorio Alfieri

di Mattia Aimola

Sono vicende, quelle raccontate tra gli scaffali degli archivi universitari di Torino, che testimoniano un pezzo importante della vita del giovane Gobetti

Il 2 luglio del 1921 il giovane ventenne Piero Gobetti varcava le soglie dell’Università di Torino. Occhiali, capelli arruffati: era il giorno della prova di Medicina Legale. I registri della sua carriera universitaria, conservati nell’archivio di Unito, lo riportano come uno degli esami «complementari», scelti dallo studente. Andò male, una sonora bocciatura, 10/30. Passano alcuni mesi e ci riprova: a ottobre del 1921 supera l’esame con 20/30, non un risultato eccezionale, evidente segno che Medicina Legale non era il suo forte.
 
Una piccola caduta, quasi invisibile, nella carriera accademica del futuro intellettuale. È un episodio marginale, eppure ritrae un giovane alle prime armi, immerso tra le aule dell’Università di Torino, dove il 2 novembre 1918 si era immatricolato in Giurisprudenza e da cui uscirà laureato con 110 e lode e dignità di stampa il 14 luglio 1922, con una tesi dal titolo «La filosofia politica di Vittorio Alfieri», sotto la supervisione del professor Gioele Solari. La vicenda, raccontata tra gli scaffali degli archivi universitari, testimonia un pezzo importante della vita del giovane Gobetti. Tra i suoi docenti in Giurisprudenza vi furono Luigi Einaudi, Luigi Farinelli, Gaetano Mosca, Giuseppe Prato e Francesco Ruffini.

Dopo la laurea in Giurisprudenza, Gobetti decise di proseguire con un secondo titolo e il 27 novembre 1922 si immatricolò a Filosofia, corso che però non completò: sostenne tre esami, ottenendo 27 in Storia Moderna, 30 e lode in Filosofia morale e 30 in Letteratura italiana. Dopo la tragica morte del 1926, il registro della carriera universitaria fu aggiornato con la dicitura «defunto», un segno silenzioso di quanto la sua vita e il suo percorso fossero stati stroncati troppo presto.

Paolo Soddu, direttore culturale della Fondazione Einaudi e studioso del filosofo torinese, racconta il legame tra quell’esperienza e la Torino di oggi: «Gobetti credeva che una società veramente liberale dovesse far fiorire tutte le sue potenzialità. Sosteneva un liberalismo completo, che valorizzasse la partecipazione e il rispetto reciproco. Torino, allora come oggi, era e resta un laboratorio culturale». Soddu, professore di Storia dei partiti e dei movimenti politici a Unito, sottolinea anche l’interesse degli studenti: «Molti giovani ancora lo leggono, cercano nelle sue parole un esempio di dialogo e apertura». E aggiunge un riferimento alla città contemporanea: «Torino offre spazi per il pensiero liberale, sia nelle università sia nel Comune, con figure come il sindaco Stefano Lo Russo che hanno saputo conciliare apertura e rispetto delle regole. Penso al caso Askatasuna: dialogo con tutti, in pieno stile liberale, ma sempre entro i confini della legge». Il collegamento con la politica odierna emerge naturale: Gobetti può offrire spunti anche per interpretare l’esecutivo guidato dalla premier Giorgia Meloni. «Il governo attuale non proviene da una tradizione liberale consolidata», osserva Soddu, «ma ci sono componenti che arrivano da quel mondo in Forza Italia». Oggi però la politica va verso modelli illiberali. «Spesso - prosegue il docente - si cerca più ordine e meno pluralismo. Eppure il pensatore torinese ci ricorda che la libertà si costruisce coltivando il confronto tra diverse idee».

Quelle dell’intellettuale torinese restano ancora un riferimento per chi vuole coniugare libertà individuale e organizzazione dello Stato. «Il liberalismo non è solo ideologia», continua Soddu, «ma pratica del rispetto, apertura al dialogo, capacità di riconoscere l’altro. Torino, città che Gobetti attraversò, conserva queste radici: tra le aule universitarie, le iniziative culturali e gli spazi civici, il suo spirito continua a soffiare. La sua eredità si misura nella capacità di influenzare la cultura politica e civile di una città e di un Paese».

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