In assenza di vergogna c’è sempre la gogna
Corriere della Sera - Cultura

In assenza di vergogna c’è sempre la gogna

Lunedì 16 febbraio 2026
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Se potessi cassare una parola dal vocabolario, eliminerei la «gogna», anzi la «gogna mediatica»

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In assenza di vergogna c’è sempre la gogna

Paolo Di Stefano | 16 febbraio 2026

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Se fossi l’artista-cancellatore Emilio Isgrò e potessi cassare una parola dal vocabolario, eliminerei la «gogna», anzi la «gogna mediatica». La stessa espressione usata da Beppe Marotta, presidente dell’Inter, in riferimento alle vicende che hanno coinvolto Bastoni dopo la partita con la Juventus. «Certamente il giocatore ha commesso un errore», ha detto Marotta, «ma chi non ha fatto errori...». E va bene, mettiamoci tutto il passato di simulazioni impunite e di ingiustizie indecorose che abbiamo visto nel calcio. 

Ma bisogna pur riconoscere (anche da interisti) che l’errore più grave di Bastoni è stato non tanto l’aver finto di essere stato abbattuto dall’avversario, quanto l’aver gioito vistosamente dopo l’espulsione. Inaugurata da Berlusconi nel 2007 che così battezzava, ritenendosene vittima, l’«esposizione al pubblico disprezzo (...) per via di reati soltanto ipotizzati eccetera» (vedi Treccani), da allora la «gogna mediatica» ha invaso l’etere. Tutti massacrati dalla gogna mediatica. E se si pensa che in origine la gogna propriamente detta era niente meno che un «collare di ferro che si stringeva intorno alla gola dei condannati alla berlina» (Zingarelli), non si può che considerare il penoso scivolamento nel ridicolo del linguaggio pubblico. La «gogna mediatica» è l’Ur-metafora del neo-vittimismo «underdog», luogo comune diventato arma contundente dell’arroganza al potere. La gogna in assenza di vergogna.

16 febbraio 2026

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