Anna Maria Chiuri: «La lirica è dominata dal marketing, I registi vogliono le cantanti come modelle»
La soprano altoatesina, star contesa dai teatri di tutto il mondo: «La musica è casa, il palco è verità. Ma la bellezza, oggi, rischia di soffocare il talento»
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Anna Maria Chiuri: «La lirica è dominata dal marketing, I registi vogliono le cantanti come modelle»
di Silvia M. C. SenetteLa soprano altoatesina, star contesa dai teatri di tutto il mondo: «La musica è casa, il palco è verità. Ma la bellezza, oggi, rischia di soffocare il talento»
«La musica è casa, il palco è verità. Ma la bellezza, oggi, rischia di soffocare il talento». Anna Maria Chiuri altoatesina di San Candido è la mezzosoprano contesa dai palcoscenici più prestigiosi del mondo. Perfezionata nello studio con il leggendario Franco Corelli, oggi dalla Scala al Bolshoi, da Salisburgo a Shanghai, Chiuri conquista le platee con il suo timbro drammatico e la presenza scenica magnetica. Tra Wagner e Verdi, rivendica le radici altoatesine, la passione per le moto e la voglia di esprimersi senza ipocrisie.
Anna Maria Chiuri, in Alto Adige la seguono con affetto. Si sente più apprezzata altrove?
«A San Candido mi sento amata: c’è attenzione anche verso la persona, non solo l’artista, questo mi gratifica. Forse il territorio non riconosce sempre i suoi talenti, ma il mio paese c’è. Mi considero orgogliosamente altoatesina, anche se i miei genitori erano pugliesi. Mia madre, a 93 anni, vive ancora a San Candido e ha una tempra tenace più tirolese della mia».
Lei vive le Dolomiti da sempre. Che effetto fa vederle trasformate in un set da overtourism?
«È un’invasione, la mercificazione della bellezza. Insegno a ragazze e ragazzi che vengono da Cina e Corea: conoscono le Dolomiti grazie a una pubblicità globale che promette un’esperienza esclusiva a migliaia di persone contemporaneamente. Sembra che tutti possano avere tutto senza dosare, senza il buon senso del limite. E se dici che bisognerebbe moderarsi, passi per una persona di ridotte vedute».
Questa «mercificazione» riguarda anche il mondo della lirica?
«Sì, anche nella lirica tutto è condizionato dal marketing. Una volta la “chiara fama” nasceva dal valore artistico riconosciuto dal pubblico. Oggi l’immagine domina tutto: vedo colleghe e colleghi spendere cifre folli per agenti che costruiscono personaggi dal nulla, spesso senza talento, studio o gavetta. Si prende in giro il pubblico purché compri il biglietto o il profumo dell’artista di turno. È una catena di montaggio che spreme: impegni che si accavallano, concerti la sera e all’alba su un aereo per un’altra prova. A 40 anni molti non hanno più voce».
L’estetica è diventata un vincolo?
«Si pretende che la cantante d’opera sia una modella. Se sei in carne, è perché mangi nei momenti sbagliati dopo lo spettacolo: è un fatto di vita, non di cassa toracica. Ma oggi i registi, che comandano tutto, mutuano i canoni dal cinema e dalla tv senza verificare chi hanno davanti. Vogliono corpi femminili uniformati, quasi maschili, togliendo femminilità. Io mi salvo perché interpreto spesso la cattiva, la strega, l’antagonista. Ho lavorato con geni come Pizzi e De Ana che, pur amando il bello, rispettano l’artista. Molti giovani artisti delle agenzie, invece, annullano la sostanza per l’apparenza».
Cosa pensa del caso Beatrice Venezi e delle polemiche sulla sua nomina a direttrice musicale del Teatro La Fenice?
«Penso sia una questione politica. Forse non è il genio della direzione, ma è preparata. Palesando la sua vicinanza al governo Meloni si è attirata antipatie. Sono state usate parole pesanti: se era un uomo sarebbe successo? C’è omertà e ipocrisia».
Il suo 2026 parla di Verdi a Verona, Wagner a Shanghai e di jazz.
«A Busseto sono rimasta folgorata da Alessandro Bertozzi, sassofonista che faceva jazz su La forza del destino di Giuseppe Verdi. Ne è nato The Verdi Sessions, un disco e uno spettacolo sulla modernità di un Verdi uomo libero, anticlericale e coraggioso. È un salto nel vuoto che piace moltissimo perché restituisce l’umanità dietro il monumento».
Tra il pianoforte in chiesa da bambina, la facoltà di Chimica e tecnologie farmaceutiche, il conservatorio e i successi mondiali, chi è oggi Anna Maria Chiuri?
«Un contenitore che finché ha spazio si riempie. Ho toccato il fondo, ho vissuto tradimenti e rinascite. Tutto mi è servito per arrivare qui. Adesso ho un nuovo obiettivo: non voglio più essere la “zavorrina” sulla moto di mio marito. Voglio la patente e una moto da strada».
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16 febbraio 2026 ( modifica il 16 febbraio 2026 | 19:22)
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