Susanna Egri compie 100 anni: «Il mio segreto? Peperone crudo a colazione, lezioni di danza dopo pranzo, la sera a letto alle nove (se non esco per uno spettacolo)»
Corriere della Sera - Cultura

Susanna Egri compie 100 anni: «Il mio segreto? Peperone crudo a colazione, lezioni di danza dopo pranzo, la sera a letto alle nove (se non esco per uno spettacolo)»

Lunedì 16 febbraio 2026
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Susanna Egri racconta un secolo di vita e arte: «Io non ho scelto la danza, è lei che ha scelto me. La mamma insegnante mi ha trasmesso i primi passi da quando ho iniziato a camminare. Il consiglio di mio padre? Non farmi bastare il talento»

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Susanna Egri compie 100 anni: «Il mio segreto? Peperone crudo a colazione, lezioni di danza dopo pranzo, la sera a letto alle nove (se non esco per uno spettacolo)»

di Chiara Castellazzi

Susanna Egri racconta un secolo di vita e arte: «Io non ho scelto la danza, è lei che ha scelto me. La mamma insegnante mi ha trasmesso i primi passi da quando ho iniziato a camminare. Il consiglio di mio padre? Non farmi bastare il talento»

Susanna Egri nella foto di Simone Vittonetto

Ironica, elegante, piena di verve, lucidissima, bella. Chi non la conosce di persona l’ha potuta vedere così in televisione l’altra settimana a Splendida Cornice su Rai 3, mentre duettava con Geppi Cucciari sul suo stesso tono arguto. Nessuno le poteva attribuire i cento anni che invece Susanna Egri compirà mercoledì 18 febbraio. E sarà festa: verrà celebrata in una serata del Centenario, fra memoria e visione, omaggio e creazione, al Teatro Il Maggiore di Verbania dove la Compagnia EgriBiancoDanza gestisce la programmazione tersicorea. La quasi totalità dei suoi cento anni li ha dedicati alla danza nelle sue plurime sfaccettature di tecniche e di scuole, un tempo incompatibili le une con le altre e ora in continuo dialogo grazie a pioniere come lei. Né è da tralasciare che quando le trasmissioni Tv furono inaugurate il 3 gennaio 1954 lei era lì come coreografa e interprete di un suo passo a due.

Cominciamo con una domanda spontanea: come fa? Ci dia una piccola ricetta, qualche suggerimento per diventare centenari smaglianti come lei.
«Rinunciateci (ride) perché nessuno ha fatto tanta danza quanto me! E poi io ho attraversato i più tremendi totalitarismi del XX secolo… Nei momenti peggiori mi dicevo: “Se riuscirò a sopravvivere, che grande esperienza sarà stata!”».

Quindi danza, determinazione e positività.
«Danza o almeno avere cognizione del proprio corpo, che contiene tutta la storia della specie e contiene la mente e lo spirito. Cercate di capire voi stessi e aprite spazi davanti a voi. Mai adagiarsi sugli allori: studiare sempre e comprendere che non si è mai arrivati».

Lei è ancora molto attiva, ci racconta una sua giornata tipo? È vero che mangia peperone crudo tutte le mattine? Forse è il segreto.
«Mi sveglio e faccio subito qualche esercizio sul letto dicendomi: “Sono viva. Grazie”. Allora metto i piedi per terra e mi preparo colazione, in effetti peperone crudo con paprica e cumino, thè e un cucchiaio di marmellata. Poi controllo l’agenda e procedo. A pranzo mangio poco perché subito dopo dò una lezione alle mie giovani allieve, che sono quelle che più necessitano di essere inquadrate, e la sera, se non esco per spettacoli della compagnia e di altri artisti che mi interessano, vado a dormire alle nove».

Quanto di come è lei ora lo deve a suo padre?
«Gran parte: Erno Egri Erbstein era un uomo luminoso, insegnava con l’esempio. Un solo consiglio verbale mi diede: di fare cose difficili e sfidanti proprio per non farsi bastare il talento. Inoltre devo dire che il parlare in casa allo stesso modo italiano e magiaro mi ha fatto subito capire che ogni cosa può avere nomi diversi. E anche questo ti dà un orizzonte più ampio».

Lei avrebbe mai potuto fare un altro lavoro?
«Penso di no. Io non ho scelto la danza, è lei che ha scelto me. La mamma insegnante mi ha trasmesso i primi passi da quando ho iniziato a camminare e poi è stato naturale per me iniziare a studiare professionalmente. D’altronde nella danza ci sta tutto, senza contare che è l’arte del presente».

Lei ha iniziato a lavorare per la televisione italiana già dalla sua fase sperimentale nel 1949…
«Sì è quello che mi ha salvata dallo sconforto in cui mi sono trovata dopo aver perso mio padre nello schianto di Superga. Ballavo per esercitare la telecamera e, quando nel ’49 venne a Torino il presidente Einaudi a inaugurare il primo studio televisivo, mi incaricarono di preparare il programma per lui».

Delle tante personalità che ha incontrato in quell’ambito quale ricorda più volentieri?
«Conobbi Piero Angela come pianista jazz, sono io che gli feci conoscere la mia allieva Riri Pastore che è diventata sua moglie. Persone splendide, sono ancora molto amica di tutta la famiglia. Poi il dirigente Rai Sergio Pugliese che capì quanto fosse importante la danza per la televisione. La danza con un pensiero. Fu lui a commissionarmi i tre balletti che io trassi, attualizzandole, dalle opere Bohème, Turandot e Cavalleria Rusticana, con cui vinsi anche il Prix Italia. Don Lurio poi lo aiutai quando a Torino non sapeva dove trovare una sala prove e io lo invitai nella mia scuola. Il suo dramma era la statura, in America lo scartavano sempre, qui seppe reinventarsi facendo il piccoletto fra le due stangone Kessler».

Da Petrassi a Vasil’ev, da Chagall a Gassman, sarebbe lungo l’elenco delle personalità con le quali ha lavorato, quale l’ha più colpita?
«Alberto Savinio, il modello dell’umanista, un uomo completo. Mi notò in un recital di danze e mi volle ne L’Amphiparnaso dove coreografai per il Balletto dell’Opera di Roma, con regista Mario Soldati che mi lasciò carta bianca. Con Alberto diventammo grandi amici».

Lei è sempre stata anticonformista e femminista senza tanti proclami.
«Sì penso di essere stata spesso controcorrente. E nei miei balletti ho presentato donne che mettono in primo piano i propri obiettivi personali».

Quale è stato il momento più bello della sua carriera se deve sceglierne uno solo?
«Ricordo quando ho creato alla Fenice di Venezia Il combattimento di Tancredi e Clorinda che ho io coreografato e ho interpretato con Alberto Testa. Si è aperto il sipario su quello splendido teatro e io mi sono davvero sentita come una guerriera pronta a conquistare la platea».

Cosa significherà per lei la serata del Centenario il 18 febbraio al Teatro Il Maggiore di Verbania?
«È tutto molto emozionante per me. Intanto rifare il mio balletto Istantanee del 1953 che era all’avanguardia, per la sua struttura, le scene, i costumi, la musica di Paul Arma che conobbi a Parigi alla tv francese. E poi per il tributo che mi renderà Raphaël Bianco con il nuovo titolo sulla musica di Bartók di cui non ho visto le prove perché rimanesse una sorpresa».

Cosa si augura per il domani?
«Io guardo sempre un tantino al di là. Non mi aspetto niente da nessuno. Sono sicura di aver seminato abbastanza, soprattutto in chi mi sta veramente a cuore. C’è Raphaël che ha assorbito tutto quello che potevo passargli e a questo ha aggiunto le sue capacità personali e la sua personalità. Quindi mi vedo molto ben equipaggiata: quello che ho seminato penso che darà dei germogli perché quelli che sono con me sanno che senza radici non c’è vita e le mie radici sono molto salde. Tutto andrà avanti come è in natura dove, per quanti disastri possano esserci, se c’è un piccolo seme che è rimasto intatto, da quel seme germoglierà qualcosa». E nel suo caso sarà qualcosa di bello.

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